Politica
Dopo il voto in Bielorussia
Il destino di Sannikow
Il rivale di Lukashenko è ancora in galera per disordini elettorali.
di Pierluigi Mennitti
Un voto contestato nella sua regolarità, proteste e poi,
lentamente, giorno dopo giorno, il silenzio. La Bielorussia è
scivolata fuori dal cono di luce dei media internazionali,
sprofondata dietro una cortina di ferro che vige ancora quasi
solo lì, nel regno incontrastato di Lukashenko.
I RIFLETTORI SU SANNIKOW. A riportare
l'attenzione sul dopo voto e sulle conseguenze
dell'azione di repressione nei confronti dell'opposizione
lanciata dal governo è la
Süddeutsche Zeitung, che ha riacceso i
riflettori sulla condizione del candidato che aveva sfidato
Lukashenko, Andrej Sannikow, arrestato assieme alla moglie e
tuttora in galera. «È consuetudine dopo una campagna elettorale
che sui manifesti appaiano scritte di ringraziamento agli
elettori per la fiducia accordata a un uomo o a un partito. Su
quelli di Andrej Sannikow, misteriosi attacchini hanno affisso
una scritta drammatica: restituite al figlio i suoi
genitori», ha ironizzato il quotidiano bavarese.
L'accusa: disordini elettorali
A Minsk, tutti sanno a che cosa si riferisce questo appello.
Daniil Sannikow, tre anni, non ha più visto in faccia i propri
genitori dal 17 dicembre, giorno delle elezioni. L'ultima
immagine della famiglia Sannikow al completo è proprio quella
nella cabina elettorale, padre e figlio mano nella mano, il
piccolo Daniil infagottato in un caldo piumino, dall'altro
lato la madre Irina Chalip. Poi l'arresto della coppia,
accusata di aver organizzato i disordini post elettorali
attentando alla sicurezza del Paese e al suo ordine costituito.
La colpa: aver chiamato le forze di opposizione a una massiccia
protesta nella capitale Minsk contro le irregolarità nelle
operazioni di voto e di scrutinio, peraltro confermate dagli
osservatori internazionali chiamati a monitorare le elezioni
bielorusse.
IL FUTURO DI DANIIL. Sannikow rischia fino a 15
anni di reclusione, il figlio un triste futuro. «Tanto più che
le autorità minacciano di togliere ai genitori la tutela
giuridica del figlio Daniil, che per il momento viene ospitato a
casa dei nonni». I media russi e bielorussi hanno reso noto che
rappresentanti dello Stato si sarebbero informati sulle
condizioni del bambino, una circostanza che la nonna considera
una forma di minaccia. Lo stesso quotidiano bavarese ha ricordato
che «in un'intervista concessa pochi giorni prima del voto,
il candidato delle opposizioni alla presidenza appariva
intimorito e aveva denunciato intimidazioni e pressioni,
rivelando di aver smesso addirittura di andare a rispondere al
telefono», ha proseguito la Süddeutsche.
La speranza: un atto di diplomazia
Diversamente da molti osservatori occidentali, il 56enne Sannikow
aveva creduto che anche sotto il regime di Lukashenko fosse
possibile battersi per avviare un processo democratico in grado
di condurre la Bielorussia in Europa, come era accaduto agli
altri paesi dell'ex blocco orientale. Magari da presidente.
«Una volta resi noti i dati elettorali, il candidato sconfitto
ha chiesto a Bruxelles di non riconoscere la legittimità del
voto e di non dare alcun credito alla vecchia-nuova leadership
del Paese. Ma ora il suo obiettivo è più lontano che mai», ha
raccontato la Süddeutsche.
UN UOMO COLTO. Andrej Sannikow è un politico
con una buona esperienza internazionale, ha lavorato presso la
sede newyorkese delle Nazioni Unite, poi in Svizzera e ha
rappresentato per un periodo la Bielorussia come supplente del
ministro degli Esteri. Parla fluentemente inglese e francese, ma
si trova più a suo agio con il russo. Nel 1996 lasciò il
governo di cui faceva parte, in dissenso con il potere
dittatoriale esercitato da Alexander Lukashenko. È considerato
un uomo assai colto, moderato e dai modi eleganti, privo tuttavia
di carisma e della capacità di affascinare e mobilitare le
folle.
IN ATTESA DEL PROCESSO. «I margini di manovra
delle organizzazioni internazionali sono però stretti e a
Sannikow non resta che attendere il processo. L'unica notizia
che può consolarlo è che Mikhail Gorbaciov in persona si sta
adoperando almeno per il rilascio di sua moglie Irina, che lavora
per il quotidiano russo Nowaja Gaseta appartenente
all'ex capo del Cremlino», ha concluso la
Süddeutsche. Gorbaciov si è appellato a
motivazioni umanitarie. La speranza è che la diplomazia
sotterranea possa almeno parzialmente alleggerire la situazione
personale della famiglia Sannikow. Per la Bielorussia si
annunciano invece ancora tempi bui.
Mercoledì, 12 Gennaio 2011

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