Super par condicio Rai

Il Pdl: doppia conduzione e niente intercettazioni.

di Fabio Chiusi

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19 Gennaio 2011

Programmi di approfondimento giornalistico con in studio due conduttori «di diversa estrazione culturale». Niente ripetizioni dello stesso tema politico, di cronaca o di attualità, in più di una trasmissione, anche se di diverse reti, per otto giorni. Contraddittorio per «giornalisti, conduttori, opinionisti e ospiti». E non solo per i format d'informazione, ma anche per quelli «apparentemente di satira o di varietà».
È la Rai ipotizzata dal senatore del Pdl Alessio Butti in un atto di indirizzo nei confronti della società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, attualmente in discussione alla commissione di Vigilanza Rai.

Spazi televisivi in proporzione al peso elettorale

Il senatore del Pdl Alessio Butti.

Il senatore del Pdl Alessio Butti.

Per Butti, tutelare gli elementari principi di completezza, obiettività e pluralismo dell'informazione significa garantire il «rispetto delle proporzioni democratiche», cioè considerare «gli orientamenti della maggioranza dei cittadini espressi attraverso la sovranità popolare». Ciò, si legge nel testo proposto alla discussione e in possesso di Lettera43.it, oggi non avviene, perché il palinsesto Rai «rivela un forte squilibrio» e alcuni partiti sono «oggetto di ostentato ostracismo da parte del servizio pubblico».
VOCE A TUTTI I PARTITI. Al contrario, scrive Butti, «tutti i partiti presenti in Parlamento devono trovare, in proporzione al proprio consenso, opportuni spazi nelle trasmissioni di approfondimento giornalistico e il rispetto di tale disposizione viene affidato al buon senso dei conduttori e dei direttori di rete o testata». Perché «il mancato rispetto dell'assegnazione proporzionale degli spazi televisivi costituisce violazione del principio democratico». Insomma, «il servizio pubblico radiotelevisivo deve rappresentare il Paese reale, non le élite culturali né i cosiddetti poteri forti». Pluralismo sì, dunque, ma in ragione del proprio successo alle urne.

Programmi con due conduttori, uno per parte

L'offerta dei canali Rai.

L'offerta dei canali Rai.

Alle dichiarazioni di principio seguono indicazioni ben precise per conduttori, direttori di rete e di testata. Prima di tutto la Rai dovrebbe sperimentare «format di approfondimento giornalistico innovativi che prevedano anche la presenza in studio di due conduttori di diversa estrazione culturale». Una proposta su cui, affermano fonti parlamentari interpellate da Lettera43.it, il Pdl ha promesso di dare battaglia.
In ogni caso, anche rimanendo alla più tradizionale conduzione unica, «è indispensabile garantire, laddove il format della trasmissione preveda l'intervento di un opinionista a sostegno di una tesi, uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali». E ciò «è ancor più necessario per quelle trasmissioni che, apparentemente di satira o di varietà, diventano poi occasione per dibattere temi di attualità politica e sociale, senza quelle tutele previste per trasmissioni più propriamente giornalistiche».
NIENTE INTERCETTAZIONI RECITATE. Nuove regole per i programmi che si occupano di vicende giudiziarie, che devono rispettare il «fondamentale principio costituzionale della presunzione d'innocenza» e dare «giusto rilievo» alle conclusioni di un iter processuale, «anche quando siano assolutorie». Si evitino, in particolare, «le interpretazioni, a opera di attori professionisti, delle conversazioni telefoniche intercettate».
Limiti anche per i temi trattati: «Per garantire l'originalità dei palinsesti», infatti, «è opportuno che i temi prevalenti, di attualità, politica o cronaca, trattati da un programma non costituiscano oggetto di approfondimento di altri programmi, anche di altre reti, almeno nell'arco degli otto giorni successivi alla loro messa in onda». In sostanza, se lunedì Porta a Porta affrontasse lo scandalo Ruby, Annozero, che va in onda di giovedì, ne potrebbe parlare solo dopo dieci giorni.

Niente conduzione a chi ha avuto incarichi politici

Il conduttore di Annozero, Michele Santoro (foto Lapresse).

Il conduttore di Annozero, Michele Santoro (foto Lapresse).

Ma i paletti più rigidi che il Pdl suggerisce alla Rai riguardano la figura del conduttore. Che «è sempre responsabile dell'attendibilità e della qualità delle fonti e delle notizie, sollevando la Rai da responsabilità civili e/o penali». Non deve solamente essere imparziale, ma anche «apparire tale nella sostanza moderando la trasmissione in modo da garantire agli ospiti equità nella distribuzione dei tempi e l'assoluta imparzialità della linea editoriale del programma».
E ha l'obbligo di garantire «al più tardi nella prima puntata successiva l'esercizio del diritto di rettifica a beneficio di qualunque soggetto sia stato destinatario di informazioni contrarie alla verità o comunque lesive e che non abbia avuto alcuna possibilità di difendersi».
NORMA ANTI SANTORO. La conduzione, poi, non può essere affidata «a chiunque abbia interrotto la professione giornalistica per assumere ruoli politici». Ogni riferimento a Michele Santoro, ex europarlamentare dei Democratici di sinistra, appare puramente voluto. Come dimostrato dalla mozione presentata da diversi senatori del Pdl, tra cui lo stesso Butti, a inizio novembre 2010. In cui del conduttore di Annozero si diceva che «va a inscenare un processo mediatico che partendo da una tesi precostituita, non di rado diffamatoria, punta a dimostrare le sue manipolazioni».

Un testo (difficilmente) emendabile

Il senatore Idv Pancho Pardi (foto Lapresse).

Il senatore Idv Pancho Pardi (foto Lapresse).

La proposta di Butti «è emendabile per sua stessa ammissione», afferma il senatore dell'Italia dei Valori Pancho Pardi, «ma resta tuto da vedere se la sua apertura sarà effettiva». Insieme alla proposta del Pdl, infatti, ne è stata presentata in commissione una dell'opposizione, a firma di Fabrizio Morri del Pd. I due testi sono stati immaginati con lo sforzo di integrarsi e pervenire a un atto di indirizzo condiviso.
Possibile? Butti è perplesso: «L'operazione si preannuncia difficile». Anche se dal dibattito, che «proseguirà martedì prossimo», sono pervenute «critiche ma anche apprezzamento su entrambi gli atti di indirizzo».
Pardi è ancora meno fiducioso: «Penso si finirà per votare due testi separati, quello di Butti è pieno zeppo di cose insoddisfacenti».
«UN TERZO CONDUTTORE?». A partire dalla proposta sulla doppia conduzione, a cui il senatore Idv risponde con una battuta: «Ci sarà un terzo conduttore per fare da mediatore tra gli altri due?». Quella sugli otto giorni tra una trasmissione e l'altra che trattino lo stesso tema, poi, per Pardi è «la negazione del pluralismo».
Giudizio negativo anche sulle previsioni «contra personam» per Santoro e sull'idea che il conduttore debba non solo essere ma apparire imparziale: «Il paradigma può essere ribaltato», ironizza ancora Pardi, «per esempio c'è Bruno Vespa che non è ma appare imparziale».
Il cammino dell'atto di indirizzo è appena iniziato, dunque, ma appare fin da ora in salita.

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