Politica
storia tedesca
I dolori del giovane Walter
Il figlio del cancelliere Kohl ha scritto un libro di memorie sul padre.
di Pierluigi Mennitti
da Berlino
Grandi padri, poveri figli. Difficile la vita all’ombra di un genitore ingombrante, proiettato ogni giorno sulla scena pubblica, aspirato in un gorgo senza pause di conferenze, incontri, riunioni, vertici, palcoscenici, telecamere. Vale per un grande attore, un cantante famoso, un artista sulla cresta dell’onda. La strada verso la notorietà, il potere o la presunta immortalità è cosparsa di cadaveri, quasi tutti costituiti da incolpevoli familiari. È dunque vero che si può avere successo pubblico solo a patto di fallire nella vita privata?
LE MEMORIE DI WALTER. Su questa sorta di isola dei famosi, approdano spesso anche i politici. E così, come ha rivelato il , presto i lettori tedeschi potranno leggere i dolori del giovane Walter, all’anagrafe Walter Kohl, figlio di Helmut, il cancelliere più longevo della storia tedesca, il padre della riunificazione. Leben oder gelebt werden è il titolo della raccolta di memorie familiari cui il 47enne figlio del cancelliere ha affidato la propria esperienza, rivela il Tagesspiegel (vai all'articolo) .
UN VELO CHE SI SOLLEVA. Si tratta di una forzatura anche nella lingua tedesca, tradotto fa più o meno «vivere o venire vissuto». Ma dà il senso di quel che ci si può trovare dentro. Da quando il settimanale Focus ha avviato la pubblicazione in anteprima di alcuni stralci, il velo sulla vita privata di Helmut Kohl ha cominciato a sollevarsi e quel che sta venendo alla luce è un quadro molto più doloroso di quel che si poteva finora immaginare, osservando la scena dall’esterno.
Un padre assente ma ingombrante
«L’autore racconta di aver più volte pensato al suicidio, rivisita i dissidi con il padre, sempre più violenti man mano che il rapporto fra i genitori si andava deteriorando: “Il giorno in cui gli chiesi se voleva separarsi da mia madre, mi rispose con un secco e semplice sì”», ha scritto il . Un padre freddo, spesso indifferente a quanto accadeva fra le mura di casa, sebbene nei rari momenti pubblici in cui si accompagnava con la moglie Hannelore, i due apparivano solidali e sorridenti. Lo imponeva la morale pubblica, soprattutto per un uomo politico cattolico.
MOMENTI TRIONFALI. Alla storia sono consegnate le istantanee della coppia Kohl nei momenti trionfali della riunificazione tedesca, entrambi allegri sotto i fuochi di artificio che illuminarono il primo Capodanno dopo la caduta del Muro sotto la Porta di Brandeburgo e poi, dieci mesi dopo, la facciata del Reichstag, nelle celebrazioni per la riunificazione. Ma, dietro le quinte, la realtà era diversa.
LA FAMIGLIA CDU. «La sua vera famiglia è stata la Cdu, il partito è stato per tutta la vita la fonte più importante e durevole del suo agire. Noi scorrevamo sulla sua ribalta politica come una parte della coreografia, senza alcun ruolo rilevante», ha scritto il figlio Walter.
Un’infanzia segnata da una figura paterna allo stesso tempo troppo ingombrante e troppo assente, gli anni della scuola vissuti nella stagione più tragica del terrorismo, isolato dai suoi compagni per motivi di sicurezza, solo, senza nessuno con cui sfogarsi.
Lo fece con uno sconosciuto, incontrato per caso nell’anticamera di casa mentre era in attesa di essere ricevuto dal padre. Parlarono dei terroristi e della paura di vivere di fatto segregati.
L’uomo mostrò comprensione, per la vita particolare del giovane Walter e per le preoccupazioni paterne. Erano tempi duri. Qualche giorno dopo lo riconobbe dalle immagini televisive: era Martin Schleyer, il presidente degli industriali tedeschi che era stato rapito e ucciso da un commando della Rote Armee Fraktion.
Il dilemma tra politica e famiglia
Il momento della rottura definitiva avvenne con il suicidio della madre. «La notizia gli venne comunicata in forma burocratica e impersonale dalla segretaria del cancelliere così come le successive nozze del padre, ormai fuori dalla scena politica, con l’ex segretaria: i due figli di Helmut ricevettero un telegramma che li informava della novità. Il cancelliere dell’unità era, di fatto, un produttore di disarmonia familiare», ha proseguito il quotidiano berlinese.
L'ETERNO BINOMIO. Malte Lehming, che è invece l’autore dell’articolo, gioca con l’eterno dilemma alla fine del suo pezzo: per avere successo è necessario fallire nella vita privata? «C’è sempre una scusa plausibile un luogo comune che associa il genio al caos e all’anarchia: si dice, sì, è stato un poco di buono ma, insomma, ha fatto un capolavoro», si legge sulla testata.
Il capolavoro politico di Kohl è stato quello della riunificazione e Lehming si chiede se la storia sarebbe stata la stessa nel caso in cui il cancelliere fosse stato un buon padre di famiglia: «Il suo giudizio come politico non verrà pregiudicato dalle manchevolezze nella vita privata, ma genialità e potere non giustificano mai l’amoralità. Essere una buon padre di famiglia e realizzare qualcosa di grosso è, in fondo, la vera arte», ha concluso il Tagesspiegel.
Mercoledì, 26 Gennaio 2011

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