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Politica 

politica tedesca

La difesa di zu Guttenberg

Il ministro rigetta le accuse di plagio. E non si dimette.

di Pierluigi Mennitti

Articolo completo

Da Berlino

Il feuilleton di Karl-Theodor zu Guttenberg si è arricchito di un nuovo capitolo, quello delle accuse di plagio per aver copiato, senza citare le fonti, ampi brani di altri autori per la sua tesi di dottorato (leggi la notizia). Il nuovo capitolo, rischia tuttavia di trascinarsi per le lunghe e di portare via con sé anche la carriera del ministro. La polemica divampa e l’astro nascente della politica tedesca non ha potuto far altro che interrompere all’improvviso un appuntamento elettorale, correre da Angela Merkel per un confronto a quattr’occhi e cominciare a dare qualche spiegazione in giro.
LA DIFESA DI ZU GUTTENBERG. Ma che lo stato d’animo non sia sereno, lo dimostra il modo in cui zu Guttenberg ha deciso di uscire allo scoperto. Lo ha raccontato in dettaglio il sito online della Zeit, uno dei settimanali più importanti del Paese, che lo ha gratificato di un commento corrosivo dal titolo Maestro di bluff: «Mentre tutti i giornalisti tedeschi ed esteri attendevano nell’apposita sala conferenze le dichiarazioni dei portavoce di governo e Difesa sul caso del plagio, il ministro invitava un gruppo selezionato di altri giornalisti, per offrirgli direttamente la sua versione dei fatti».
Secondo il giornale, «la trovata gli ha consentito di non ricevere alcuna domanda scomoda e di poter svolgere, in tutta tranquillità, il suo bel discorso di pentimento che avrebbe dominato le prime pagine dei giornali del giorno dopo. Il ministro ha così potuto esternare, davanti a un ristretto gruppo di quasi-fedeli, il suo dispiacere per gli indubbi errori contenuti nella sua tesi di dottorato».
CARRIERA A RISCHIO. Una procedura che, invece di calmare le acque in attesa che la commissione dell’Università di Bayreuth completi le proprie verifiche, le ha ulteriormente agitate. È ormai chiaro a tutti, ministro compreso, che in gioco non c’è più tanto il titolo di “dottore” acquisito con gli studi post-laurea, ma il futuro politico dell’esponente più amato dagli elettori tedeschi: una carriera che rischia di interrompersi quando il bello doveva ancora arrivare.

La strategia del bluff e dell'autodifesa

Le conseguenze della scelta di zu Guttenberg di crearsi un piccolo auditorio personale sono state disastrose: «I giornalisti presenti nella sala stampa della Bundespressekonferenz hanno cominciato a rumoreggiare, quando hanno saputo che, nello stesso momento, il ministro faceva le sue dichiarazioni a un gruppo ristretto di loro colleghi, qualcuno gli ha dato ad alta voce del vigliacco, tutti hanno abbandonato la sala».
L'AMMISSIONE DEGLI ERRORI. È passata così in secondo piano la strategia di difesa di zu Guttenberg, ha proseguito la Zeit, che «nei suoi 90 secondi di discorso ha rigettato le accuse di plagio, ha ammesso alcuni errori nella compilazione della tesi, giustificandoli con il fatto di aver lavorato sotto pressione, tra gli impegni parlamentari e quelli di padre di famiglia e si è detto dispiaciuto se, fra le 1300 note a piè di pagina che corredavano le 475 pagine del suo lavoro, qualcuno poteva essersi sentito ferito da citazioni sbagliate o mancate».
IL RUOLO DEI MEDIA. Il ministro, insomma, ritiene che il caso sia soprattutto un gran polverone mediatico, che la misura degli errori commessi sia stata ingigantita ad arte. Ma la Zeit lo ha incalzato ancora, con stile ironico e irriverente: «Per giunta, quel furbacchione di zu Guttenberg si inventa anche un nuovo grado accademico e lascia riposare il titolo di dottore fino a quando le accuse non verranno chiarite, come fa il presidente della Repubblica, che rinuncia alla sua militanza di partito una volta assunto l’incarico. Nel mondo accademico sono inusuali titoli di dottori dormienti, ma il messaggio è lanciato: zu Guttenberg non ha avuto bisogno di imbellettarsi con contributi altrui».
UN EQUILIBRIO PRECARIO. Che questa strategia sia la più appropriata per far fronte al presunto scandalo, è tutto da vedere. La cancelliera, per il momento, gli ha coperto le spalle, ma il ministro sta camminando su un filo molto sottile e non è detto che riuscirà a mantenere l’equilibrio. «Tutto questo è perfettamente in linea con zu Guttenberg», ha concluso la Zeit, «il nostro ministro più amato: ammette qualche errore superficiale e ne assume in maniera dimostrativa la responsabilità. Non ne trae però alcuna conseguenza. Scuse? Non è roba sua. È un maestro del bluff e dell’autodifesa».

Sabato, 19 Febbraio 2011


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