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Amburgo, casa dell'Spd
Handelsblatt: l'elezione di Scholz non cambia gli equilibri nazionali.
di Pierluigi Mennitti
Da Berlino
Il risultato elettorale di Amburgo (leggi la notizia) può apparire
clamoroso a coloro che seguono distrattamente le vicende
tedesche. E può far trarre conclusioni a livello nazionale, che
sarebbe invece opportuno evitare.
La straordinaria vittoria dei socialdemocratici, che sfiorando il
50% possono governare da soli la città-regione, era in realtà
ampiamente prevista, e negli ultimi giorni i sondaggi non
lasciavano dubbi sulla portata del successo.
Allo stesso tempo, anche la dèbacle cristiano-sociale era attesa
in tutta la sua drammaticità. Nessuna sorpresa, dunque, se non
la conferma che dopo due anni di difficile e innaturale
coabitazione fra conservatori e verdi, Amburgo ha scelto un
governo stabile, addirittura monocolore.
La vittoria di Scholz conferma Amburgo come città politicamente controcorrente
«Votare rosso e viaggiare su una Jaguar rossa è il motto che
descrive perfettamente le abitudini elettorali degli
amburghesi», ha scritto Daniel Goffart sul quotidiano economico
anseatico Handelsblatt, la bussola più utile per
misurare gli orientamenti della seconda città più popolosa di
Germania e la prima per ricchezza e dinamismo industriale e
commerciale. «Olaf Scholz, amburghese a 18 carati, ha non solo
riscosso chiaramente le maggiori simpatie fra gli elettori, ma è
stato anche considerato più competente nelle materie economiche
del suo antagonista cristiano-democratico Christoph Ahlhaus.
Così anche gli elettori della Cdu hanno contribuito al successo
socialdemocratico, o non recandosi alle urne o votando
direttamente per l’Spd».
FORTINO DELL'SPD. Insomma: basta con gli
esperimenti e i compromessi del governo nero-verde, meglio il
ritorno a un modello politico consolidato. Amburgo è sempre
stata un bastione socialdemocratico e qui l’Spd ha sempre
saputo confrontarsi con le esigenze dell’imprenditoria e del
commercio. In più, la candidatura di un politico riformista come
Scholz, esponente del centrismo pragmatico di Gerhard Schröder,
è stata la scelta vincente che ha convinto la ricca borghesia
mercantile anseatica.
«Il risultato è figlio di fattori troppo locali per poter
essere utilizzato come metro di misura per tendenze nazionali»,
ha ribadito con competenza l’Handelsblatt. Le cifre
uscite dalle urne, infatti, contraddicono gli scenari in
movimento sul piano federale, dove l’Spd resta impigliata al
minimo storico ed è strategicamente molto distante
dall’eredità riformista di Schröder.
DATI IN CONTRODENZA. La Cdu, sempre a livello
nazionale, conosce una leggera ripresa e i due partiti appaiono
in tutti i sondaggi distanti di 12-14 punti percentuali a favore
dei cristiano-democratici. I numeri degli altri partiti sono
ugualmente in controtendenza: i liberali, che ad Amburgo
festeggiano il ritorno in parlamento, combattono a livello
nazionale sulla soglia di sopravvivenza, quasi 10 punti
percentuali in meno rispetto al risultato delle politiche del
2009. E i verdi, che invece in Germania vivono il sogno di
consolidarsi come terzo grande partito tedesco, devono
accontentarsi ad Amburgo di una piccola crescita, penalizzati
proprio dalla recente partecipazione al fallito governo locale
con la Cdu. La Linke resta ferma al dato di due anni fa: può
essere contenta di aver confermato la propria presenza in
un’assemblea della zona occidentale della Germania, ma non fa
un passo né in avanti, né indietro.
Il successo Spd non mina il ruolo della Merkel a livello nazionale
«La campagna elettorale sull’Elba è stata dominata da temi
tutti locali», ha ripreso Goffart, «come la politica
scolastica, lo scavamento del letto del fiume Elba,
l’ampliamento del porto come fattore di sviluppo economico e
altre questioni regionali. L’unico effetto che questo voto
avrà sul piano nazionale è la perdita per la coalizione di
governo di tre seggi nella Camera delle regioni, il Bundesrat, ma
anche in questo caso la maggioranza per il governo centrale era
già venuta meno dopo la sconfitta in Nord-Reno Vestfalia».
Ovviamente, i leader dei partiti vincitori provano a sfruttare
l’eco del voto amburghese, sperando così anche di creare una
sorta di onda psicologica utile per affrontare le restanti sei
elezioni regionali di questo ricco 2011.
VITTORIA PARZIALE. «Ma l’imbarazzante
risultato della Cdu di Amburgo è difficilmente riconducibile
alle responsabilità dirette di Angela Merkel, così come il
successo di Scholz ha ben poco a che fare con il debole carisma
del leader dell’Spd, Sigmar Gabriel», ha proseguito il
quotidiano economico. Solo Westerwelle, in fondo, può tirare un
respiro di sollievo: se i liberali avessero mancato anche questa
volta l’ingresso nel Parlamento anseatico, l’opposizione
interna all’Fdp avrebbe avuto ancor più forza.
«Per potersi misurare con un risultato dal valore nazionale»,
ha concluso Goffart, «bisognerà attendere fra un mese le
elezioni nel Baden-Württemberg, le uniche tra le sette del 2011
ad avere un significato che supera i confini e le motivazioni
regionali. Nel Land di Stoccarda, tradizionale bastione di
cristiano-democratici e liberali, l’eventuale sconfitta del
governo uscente potrà ripercuotersi con effetti negativi anche
sulla cancelleria di Berlino».
Lunedì, 21 Febbraio 2011

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