Politica
Media
Milleproroghe
Al voto pure la norma che toglie il divieto di incroci tivù-stampa.
di Silvia Zingaropoli
Milleproroghe, ovvero, di tutto un po’. Già, perché il decreto legge, da poco rispedito al mittente (vai all'approfondimento) dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e subito ripresentato sottoforma di maxiemendamento, è come il vaso di Pandora.
E i suoi imperscrutabili confini, si perdono all’orizzonte. Dall’allargamento della giunta capitolina, all’ennesima «raccogliticcia manovra economica» (Rutelli dixit). Dall’anatocismo bancario (vai alla notizia), «un clamoroso regalo alle banche e un danno per i consumatori» secondo l’Idv, alla sanatoria per le multe sui manifesti abusivi di partito. Dalle regole sulla proprietà di giornali-tivù al condono per gli abusivi campani. Tutto questo (e molto altro) è il Milleproroghe.
IL MAXIEMENDAMENTO. Dopo essere stato “bocciato” dal Quirinale, il decreto è stato prontamente sostituito da un maxiemendamento (vai alla notizia) nuovo di zecca, che azzera tutte le modifiche apportate al Senato. Tanto «per non perdere tempo» (è questa la giustificazione del ministro Elio Vito), il governo ha pensato di porre la fiducia (vai alla notizia) in fretta e furia per il 25 febbraio, che ha già incassato l'ok alla Camera. E se l’opposizione tuona, accusando la maggioranza di «offendere» il Capo dello Stato, il governo replica: «Le modifiche richieste sono state apportate».
Questo è vero. Ma solo parzialmente. A parte lo stop alle demolizioni delle costruzioni abusive in Campania (abrogato) con questo maxiemendamento, a prendere la porta in faccia, è soprattutto Gianni Alemanno. Nulla da fare infatti per il sindaco di Roma che non potrà avere quei tre assessori in più per la sua giunta, tanto invocati per placare i malumori degli “illustri esclusi” dal Campidoglio.
La norma della discordia: lo stop al divieto incroci tivù e stampa
Alemanno a parte, tra le varie norme racchiuse nel maxiemendamento, ce n’è una davvero interessante. Un dettaglio, secondo alcuni, un blitz secondo altri.
Parliamo dello “stop al divieto di incroci tivù-stampa”, secondo cui dal prossimo primo aprile, chi possiede una televisione potrà acquistare anche un giornale. Inoltre, in base a questo articolo, scompare anche la regola secondo cui, fino a oggi, il divieto di acquisto di quotidiani scattava al superamento di un certo tetto. E il pensiero, chissà perché, corre subito a Silvio Berlusconi e alla solita questione sul conflitto d’interessi.
IL CONFLITTO DI AUTHORITY. Al momento l’Agcom preferisce non commentare la notizia. E allora dal Pd c’è chi chiama in causa Antitrust. «L'Autorità garante della concorrenza e del mercato valuti il provvedimento contenuto nel Milleproroghe», ha dichiarato il democratico Roberto Giachetti, annunciando una lettera all'authority. Tutto molto bello. Se non fosse che proprio dall’Antitrust, interpellata da Lettera43.it, fanno sapere che la competenza di tale, spinosa, questione spetta dell’autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Perché, spiegano, «l'antitrust entra in gioco sulle singole concentrazioni: se per esempio Murdoch compra Repubblica, bisogna andare a vedere la posizione congiunta sul mercato della raccolta pubblicitaria. O se Mediaset compra il Corriere... Ma, appunto, noi interveniamo sulle concentrazioni. Poi c'è il tema del conflitto di interessi che è di competenza antitrust. Ricordiamoci però che per esserci conflitto ci deve essere un impatto 'specifico e preferenziale' sul soggetto titolare della carica di governo. Se cade il divieto di incroci a occhio non si avvantaggia solo Mediaset, ma qualsiasi altro editore».
L'emendamento Pd: spostare lo stop al divieto al 2015
Tutto chiaro dunque. O quasi. In realtà «l’impatto 'specifico e preferenziale' sul soggetto titolare della carica di governo» di cui parlano all’antitrust sembrerebbe lampante. Ma Vincenzo Vita, responsabile del settore comunicazione del Pd, “bacchetta” il suo collega di partito e, al contempo, risolve i dubbi: «Ma quale antitrust!? Giachetti sbaglia. Semmai noi del Pd stiamo pensando di mandare una lettera all’Agcom», dichiara un Vita un po’ contrariato nei confronti del povero Giachetti. Il solito qui pro quo tutto interno al centrosinistra, verrebbe da aggiungere.
L'ACCUSA DI VITA. Ma il problema ora è un altro: «Berlusconi adesso potrà comprarsi anche il Corriere della Sera, se lo vuole», aggiunge il democratico a Lettera43.it. Fantascienza? «No, purtroppo non è fantascienza: era tutto ampiamente prevedibile. Presenteremo un emendamento per spostare lo stop al divieto al 2015. Ma il nostro sarà un gesto puramente simbolico». Ormai non c’è più niente da fare, dunque. «Mi permetto un appunto», conclude il senatore prima di congedarsi, «anche il mondo dell’informazione in questa battaglia non ci ha dato una grossa mano».
Venerdì, 25 Febbraio 2011

Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati





3 foto


