Accordo Ue-Turchia sui migranti: i tre nodi dell'intesa

Serbatoio di 72 mila posti. Altri 3 miliardi di euro chiesti da Ankara. La questione legale del ''Paese sicuro''. Le cose da sapere sulle trattative a Bruxelles.

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17 Marzo 2016

da Bruxelles

Il premier turco Davutoğlu (a sinistra) al summit Ue sui migranti vicino alla cancelliera tedesca Merkel.

(© Getty Images) Il premier turco Davutoğlu (a sinistra) al summit Ue sui migranti vicino alla cancelliera tedesca Merkel.


È stata la stessa Angela Merkel, colei che più di tutti si è battuta per fare un accordo con la Turchia sull'emergenza migranti, a mostrarsi meno convinta del solito: «Sono cautamente ottimista che possiamo trovare una posizione comune», aveva detto entrando al summit dell'Unione europea iniziato il pomeriggio del 17 marzo, che si dovrebbe concludere venerdì 18 con una firma dei 28 Stati membri e del premier turco Ahmet Davutoglu.
POSIZIONE COMUNE. In serata, i 28 hanno trovato una posizione comune sui termini generali del negoziato con la Turchia nella crisi dei migranti - anche se non l'hanno formalizzata - ed hanno dato il mandato al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk a trattare con Davutoglu, tracciando il perimetro di manovra. Al termine della prima giornata la cancelliera tedesca aveva sottolineato che venerdì le trattative saranno «tutto tranne che facili».
Ma che non sarà un vertice dall'esito scontato l'aveva sottolineato anche lo stesso Tusk: «Sono più cauto che ottimista», aveva detto dopo aver trascorso gli ultimi giorni a negoziare un'intesa attraverso una serie di incontri bilaterali a Cipro e Ankara.
Il 'conclave' tra il premier turco ed i responsabili europei (il presidente del Consiglio Tusk, il presidente della Commissione Jean Claude Juncker ed il premier olandese Mark Rutte, detentore della presidenza di turno) è ripreso venerdì mattina. Seguendo uno schema già visto un mese fa nel summit dedicato alla Brexit, gli altri 27 leader europei attendono l'esito della trattativa prima di tornare a riunirsi in sessione formale.
DIVERSI STATI UE SCETTICI. Le frasi di speranza dei vertici Ue non rispecchiano lo stato d'animo di numerosi Stati Ue: negli ultimi giorni sono state avanzate riserve e perplessità sull'accordo prospettato da più parti, incluse la Francia, la Spagna e specialmente Cipro.
Ma al di là della responsabilità politica di ogni singolo leader, sono una serie di problemi tecnici quelli che fanno temere una impossibilità di rendere «praticabile» l'intesa, questo è il termine usato dagli sherpa che hanno lavorato per limare le divergenze.
Ma quali sono i punti fondamentali sul tavolo dei leader e le criticità che rischiano di far saltare tutto?
I DUE FOCUS DELL'UE. Gli obiettivi che spingono l'Unione europea a guardare alla Turchia sono due: uno di breve periodo e riguarda l'intento di arginare subito i flussi dei richiedenti asilo in arrivo in Europa.
L'altro è di medio e lungo termine e concerne una serie di azioni che vanno dalla creazione di una guardia costiera e di frontiera europea a un nuovo schema su base volontaria di redistribuzione dei rifugiati in Turchia.


1. La gestione dei migranti alla base dell'intesa: serbatoio di 72 mila posti

Il presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

(© GettyImages) Il presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

Per il meccanismo di 'scambio uno a uno' contenuto nell'accordo quadro Ue-Turchia che prevede l'accoglienza in Ue di un profugo siriano dalla Turchia per ogni siriano che viene rinviato dopo aver raggiunto l'Unione in modo illegale, nella Comunicazione della Commissione Ue si propone di utilizzare i 18 mila posti dei reinsediamenti decisi a luglio, ancora disponibili (ne sono stati fatti appena 4.555 su 22 mila decisi dopo l'accordo con Unhcr).
Se l'intesa di base sarà confermata, la Turchia si impegna quindi a riprendere ogni migrante irregolare arrivato sulle isole greche dalle sue coste: ma per ciascuno che torni indietro, l'Ue si fa carico di un rifugiato presente nei campi profughi turchi.
È a questo punto che, a detta di Timmermans, si può fare riferimento al sistema pro quota: sui 22.504 migranti complessivi da reinsediare secondo lo schema originario, restano tuttora da sistemarne appunto i 18 mila.
RICOLLOCAMENTI: 54 MILA POSTI. Una volta esauriti, si considererà la possibilità di andare avanti con i 54 mila posti dei ricollocamenti di cui mesi fa Budapest non aveva voluto beneficiare, procedendo secondo un sistema di compensazione: chi farà i reinsediamenti non sarà obbligato a ricollocare l'equivalente.
SI SPERA NELL'EFFETTO DETERRENTE. Una scommessa, un deterrente per far capire ai migranti che è molto meglio stare in Turchia nei campi e non cercare di scappare in Grecia.
Un siriano che arriva in Turchia, è il ragionamento, sarà incentivato a chiedere la protezione internazionale in loco, anziché attraversare l'Egeo, perché, una volta arrivato nelle isole greche, verrà comunque rimandato indietro e andrà in fondo alla coda dei richiedenti asilo in Europa. Quindi gli converrà restare in Turchia.
Tuttavia, i numeri sono risicati, poiché si basano sugli impegni esistenti. Così  alcuni Stati membri si sono chiesti che succede «se ''uno a uno'' diventa ''un milione contro un milione''?».
IL PRESUPPOSTO: MENO ARRIVI. Per ora però il 'serbatoio' disponibile per i reinsediamenti è costituito dai circa 18 mila posti ancora non utilizzati nel programma di reinsediamenti del 2015 (ne sono stati realizzati 4.555 su 22mila e rotti), più l'eventuale utilizzo dei 54 mila riallocazioni dall'Ungheria, non utilizzate da Budapest.
In tutto circa 72 mila posti. Questo è un punto debole dell'accordo in fieri, perché tutto si basa, appunto, sul presupposto che i numeri degli arrivi diminuiscano in modo significativo. Ma secondo questa intesa si parla di 'sistemare' appena 72 mila persone, una goccia nell'oceano rispetto alle migliaia di migranti che ogni giorno arrivano sulle coste greche.
MISURA TEMPORANEA. Davanti alle obiezioni sul fatto che i numeri dell'intesa sono così risicati, Timmermans ha chiarito: sia chiaro, «questa è una misura temporanea e straordinaria», ha detto riferendosi ai meccanismi sui rimpatri e a quello dello scambio uno a uno previsti dall'accordo quadro.
«In ogni caso, qual è oggi l'alternativa?», ha proseguito Timmermans. «La chiusura delle frontiere interne e il peggioramento della situazione già difficile, che stiamo vedendo in Grecia».
SCHEMA OBBLIGATORIO TEMPORANEO. L'idea europea è di istituire uno schema obbligatorio temporaneo, la cui durata al momento non è ancora definita. Si parla di 'mesi', ma non è chiaro quanto. «Una volta in piedi», questo il ragionamento di Bruxelles, «si fermeranno i trafficanti di migranti, e lo schema potrà essere attivato su base volontaria».
GLI STATI PARTECIPERANNO? Non è chiaro se e quanto parteciperanno a quel punto di governi dell'Ue, e la presidenza di turno del Consiglio Ue, di concerto con la Commissione europea, lavora a 'incentivi' per garantirsi la partecipazione degli Stati. Questo perchè «non si ritiene che si possa trasformare lo schema 'uno a uno' da volontario ad obbligatorio» una volta terminata la fase pilota.

2. Le richieste turche: altri tre miliardi oltre a quelli per i siriani

Il premier turco Ahmet Davutoğlu con il presidente Recep Tayyip Erdoğan.

(© Getty Images) Il premier turco Ahmet Davutoğlu con il presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Un'intesa Ue-Turchia per fermare il flusso dei migranti in cambio di concessioni ad Ankara non significa offrire «una corsa gratis», alla Turchia, ha detto Timmermans.
Di fatto però è uno scambio di favori e benefici quello che i leader stanno discutendo
VISTI DA LIBERALIZZARE. In cambio l'Europa ha accettato di andare incontro alle richieste turche, la prima riguarda la liberalizzazione dei visti entro fine giugno.
Una data definita «realistica», ha detto il vicepresidente della Commissioen europea Frans Timmermans, ma «dipende tutto dalla Turchia», ha sottolineato, e dalla capacità di soddisfare gli standard europei.
Per quanto riguarda la richiesta di accelerare la liberalizzazione dei visti, la Turchia dovrà fare in modo di rispettare in tempo tutti i 72 benchmark fissati nella procedura: una forzatura sul punto rischia di non passare nei parlamenti nazionali, «quello francese boccerà di sicuro la proposta», spiega una fonte Ue a Lettera43.it, «e per ora anche quello europeo».
RISCHIO VETI SUI NEGOZIATI. Stessa obiezione ci sarebbe per i negoziati sull'adesione all'Ue, su cui Cipro è il primo Stato membro a mettere il veto (si parla di aprire cinque nuovi capitoli, ma «senza pregiudicare le posizioni degli Stati membri e il quadro dei negoziati»).
ALTRI TRE MILIARDI. E sul tavolo c'è poi la questione economica: i tre miliardi aggiuntivi chiesti da Ankara in aggiunta ai tre già messi a disposizione è oggetto di discussione, per ora i negoziatori hanno garantito solo la disponibilità di riaffrontare la questione monetaria se ce ne sarà bisogno, ma nessuna cifra è stata fatta sinora.
La posizione europea è: prima si vedrà come verranno spesi i tre miliardi di euro destinati ai siriani, poi, nel 2018, si discuterà di fondi aggiuntivi.

3. Accettate tutte le condizioni, restano gli ostacoli legali

Il campo profughi di Suruc in Turchia, al confine con la Siria.

(© Getty Images) Il campo profughi di Suruc in Turchia, al confine con la Siria.

Saranno necessarie modifiche legali da entrambe le parti affinché siano realizzabili i rimpatri dei richiedenti asilo dalla Grecia alla Turchia, secondo quanto previsto dall'accordo quadro Ue-Turchia siglato il 7 marzo, e che durante il summit del 17 e 18 marzo i leader Ue devono 'risistemare'.
Prima di tutto Atene deve riconoscere la Turchia come 'Paese terzo sicuro', mentre Ankara dovrà garantire a tutti i profughi la stessa protezione che già offre ai siriani, ed equivalente a quella della convenzione di Ginevra. Così è scritto nella Comunicazione presentata dalla Commissione Ue il 16 marzo, in cui si delineano i passi necessari per attuare l'accordo definitivo.
Per essere considerata un Paese terzo sicuro, la Turchia dovrebbe introdurre nella propria legislazione misure che garantiscano la protezione internazionale necessaria.
SERVE PER RIMANDARLI INDIETRO. Tutti i nuovi migranti irregolari e richiedenti asilo che entreranno in Grecia e che saranno considerati non bisognosi di protezione internazionale saranno infatti rimandati in Turchia.
Le norme europee prevedono che una richiesta di asilo possa essere rifiutata se una persona sia già stata riconosciuta come rifugiato in un 'primo Paese di asilo', oppure se una persona deve venire nell'Ue provenendo da un 'Paese terzo sicuro', che possa garantire protezione, in questo caso la Turchia.
REGOLAMENTO DUBLINO E LA CORTE. A rendere possibile questa misura è il regolamento Dublino III, che «consente agli Stati membri di inviare un richiedente protezione internazionale in un paese terzo sicuro, indipendentemente dal fatto che si tratti dello Stato membro competente per l'esame della domanda o di un altro Stato membro», così ha stabilito il 17 marzo la Corte di giustizia Ue esaminando d'urgenza il caso di un migrante pakistano richiedente asilo fermato in Repubblica ceca e rimandato in Ungheria, Paese di primo ingresso in Ue, che a sua volta ha deciso di rimandarlo in Serbia da cui era arrivato.
RISPETTO DEI SINGOLI CASI. Per evitare stravolgimenti e ingiustizie, secondo la proposta della Commissione, per i rimpatri dei richiedenti asilo dalla Grecia in Turchia, ogni richiesta sarà trattata in modo individuale e saranno applicate una serie di salvaguardie, che prevedono registrazione, identificazione e un'intervista personale per capire se la domanda presentata ricade nella casistica di inammissibilità o se ci sono questioni particolari da prendere in considerazione.
In pratica una volta considerata la Turchia un Paese sicuro, la domanda «un Paese sicuro per chi?» resta.
Un curdo siriano non può certo considerarsi al sicuro in Turchia, la sua domanda dovrà dunque essere valutata rispettando la sua storia individuale.
APPELLO PER L'INAMISSIBILITÀ. Inoltre è previsto l'appello per i casi di inammissibilità. In particolare, la direttiva sulle procedure di asilo, prevede un iter più veloce se non occorre esaminare la domanda nella sostanza.
In questi casi le richieste di asilo possono essere considerate inammissibili, in particolare quando ci si può aspetta che un altro Paese (quindi la Turchia) porti avanti l'esame per garantire sufficiente protezione.
NO ESPULSIONI DI MASSA. Infine anche nel caso in cui il vertice Ue dei 28 arrivasse all'accordo con il governo di Ankara, rimarranno comunque escluse tanto le 'espulsioni di massa' verso la Turchia quanto i 'respingimenti' puri e semplici dei richiedenti asilo, perché violerebbero il diritto internazionale e anche quello comunitario.


Twitter @antodem

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