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Politica 

Alla Giustizia Cancellieri, 40 anni al servizio dello Stato

Dalle prefetture al delicato ministero, passando per il Viminale.

NUOVO GOVERNO

Civil servant da 40 anni al servizio dello Stato, capace di ascoltare e soprattutto di decidere, in corsa per diventare la prima donna presidente Repubblica: Anna Maria Cancellieri arriva al ministero della Giustizia dopo esser stata l'unica donna dal 1861, assieme a Rosa Russo Jervolino, a guidare il Viminale. Chiamata da Mario Monti a far parte del governo tecnico nel novembre 2011, il neo ministro della Giustizia è laureata in Scienze politiche e si trova davanti un incarico tutt'altro che semplice, in un ministero sarà uno degli snodi cruciali per il governo delle larghe intese.
Nata a Roma nel 1943, madre di due figli e nonna, Cancellieri ha avuto il suo primo incarico nello Stato 41 anni fa quando, nel 1972, fu nominata capo ufficio stampa della Prefettura di Milano. Nel capoluogo lombardo rimane vent'anni fino a quando, nel luglio del 1993, viene nominata prefetto e torna a Roma alla Direzione generale per l'Amministrazione e gli affari del personale.
GIRO DELLE PREFETTURE ITALIANE. Poi altri 16 anni in giro per le prefetture d'Italia: prima a Parma come commissario del Comune; poi come prefetto a Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania e Genova. Quando nel 2009 va in pensione, Cancellieri resta meno di un anno a fare la nonna: a novembre viene nominata commissario del Teatro Bellini di Catania e nel febbraio 2010 il suo predecessore al Viminale Maroni la chiama a guidare, sempre come commissario, il Comune di Bologna, in seguito alle dimissioni del sindaco Delbono, travolto dal Cinzia-gate. Apprezzata da tutti, fu chiamata da una lista civica in appoggio al centrodestra che le propose di fare il sindaco. Lei ci pensò su e poi rifiutò: «sono indisponibile ad essere espressione di qualsiasi schieramento politico nazionale o locale». Nel 2011 la chiamata al governo, con Monti che voleva quote rosa per il suo governo.
ABOLIREBBE L'8 MARZO. Anche su questo aspetto la Cancellieri ha sempre avuto le idee chiare: «Io l'8 marzo l'abolirei, la donna non deve sentirsi razza a parte perché siamo molto meglio degli uomini». Al Viminale il ministro ha dato una forte accelerazione all'aggressione dei patrimoni mafiosi e, prima volta nella storia, ha sciolto per mafia un comune capoluogo di provincia, Reggio Calabria. Un atto che non è mai piaciuto al Pdl.
DALLA DIAZ AL CASO ALDROVANDI. Ma al ministero Cancellieri ha dovuto affrontare anche alcune delle pagine più buie della polizia. Su tutte, le condanne definitive per il massacro della Diaz a Genova. «La sentenza della Cassazione - disse in quell'occasione - mette fine ad una vicenda dolorosa che ha segnato tante vite umane. Ma questo non significa che si debba dimenticare, anzi. Il caso Diaz deve restare nella memoria». Altra tegola per il ministro è stata la fine della vicenda di Federico Aldrovandi, il ragazzo ucciso di botte durante un controllo di polizia, per il quale sono stati condannati quattro poliziotti. Uno di loro scrisse frasi contro la madre del giovane, Patrizia Moretti, e il ministro non esitò a definirle vergognose e gravemente offensive, disponendo immediatamente un procedimento disciplinare. «Alla mamma di Federico - ha ribadito più volte - voglio dire che le siamo vicini, comprendiamo il suo dolore e ha tutto il nostro affetto. Dobbiamo punire i poliziotti che sbagliano, le mele marce devono andare via. Ma la polizia è un corpo sano».

Sabato, 27 Aprile 2013 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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