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Politica 

POLITICA

Amministrative, partiti in cerca di lifting

Perché dopo il voto il Pd sposa sempre più la foto di Vasto e il Pdl chiede aiuto al Cav.

di Alessandro Fanfoni

editoriale

Le amministrative 2012 sono passate e hanno lasciato il segno. Niente sarà più come prima. Il voto ha certificato la fine del centrodestra, come l’abbiamo conosciuto finora, e lo spostamento del baricentro del centrosinistra verso posizioni più radicali.
Nel mezzo, la roboante novità del civismo d’assalto del Movimento 5 stelle. Tuttavia, il verdetto delle urne dovrebbe essere guardato in controluce. Il dato ineludibile, come ha sottolineato il politologo Nicola Pasini, è che «metà dell’elettorato è senza rappresentanza politica, soprattutto al Nord».
LA SFIDUCIA NELLA POLITICA. Il successo di Beppe Grillo e l’astensionismo sono due facce della stessa medaglia, due sintomi dello stesso malessere: il crollo della fiducia nella politica e soprattutto nella classe dirigente che l’ha incarnata nell’ultimo ventennio.
Sono due facce antitetiche, però. La prima costituisce una reazione positiva, costruens, del cittadino-elettore che rompe gli indugi, passa dalla protesta alla proposta e decide di fare politica in prima persona, accorciando così la catena di controllo della delega a governare e a essere rappresentato.
Tanto più facile, ovviamente, quando si tratta di elezioni amministrative, voto di prossimità per definizione. La seconda, invece, non è una rinuncia, ma un mettersi alla finestra. È una reazione passiva che mira alla distruzione dell’esistente. È la risposta di chi decide di non decidere, sapendo bene che questa opzione negativa lancia messaggi nell’agone politico e incide nei processi di trasformazione dell’offerta politica.

Al Pd non resta che sposare fino in fondo la foto di Vasto

Che cosa accadrà adesso? La grande confusione tattica e strategica dei partiti chiusi, ma al tempo stesso protetti, nella gabbia del governo anomalo di Mario Monti, sembra dipanarsi dopo il voto. Temporeggiare non ha più senso, così come non ha senso pensare di avere ancora tutti gli assi nella manica e che tutte le opzioni siano aperte.
Anzi, le carte a disposizione sono ben poche e con una scadenza inferiore ai 12 mesi, prima delle prossime elezioni del 2013.
Il Partito democratico (Pd) bersaniano, infatti, dovrà mettere in soffitta ogni velleità da centro-sinistra, abbandonando i tic e i risibili appostamenti davanti alla porta di Casini&Co.
Al Pd non resta che sposare fino in fondo la foto di Vasto. E Vasto vuol dire anche Porcellum, perché la legge elettorale vigente è congeniale a una triplice alleanza.
ISPIRAZIONE SOCIALDEMOCRATICA. Del resto, sembra la scelta più logica e affine alla stessa natura della sua classe dirigente e alla sua vera ispirazione che, nonostante le pallide e sporadiche albe riformiste, resta socialdemocratica.
Con buona pace dei conviventi ex-margheritini che decisamente non hanno fatto un buon matrimonio. Sarà da vedere come maneggiare il pericolosissimo (per il Pd) strumento delle primarie, che finora ha sempre punito il partito che lo ha importato in Italia dal mondo anglosassone.
Il Terzo polo ha avuto la dimostrazione che nella terra di mezzo si finisce per perdere la propria identità e si rischia l’irrilevanza. Specialmente quando una ‘non scelta di campo’ non è supportata dai contenuti, cioè da un’offerta politica che sia alternativa nella sostanza rispetto alle due sponde.

Il Pdl aspetta il colpo di teatro del Cav

Il Popolo della libertà (Pdl) non esiste più, ma il suo elettorato esiste eccome (e a Parma ha votato 5 stelle). Il crollo elettorale non è una sorpresa, certifica la fine di un brand politico, fine di cui Silvio Berlusconi era consapevole da un pezzo.
PARTITO SENZA PROGETTO. Nel centrodestra è l’offerta politica a essersi azzerata: il Pdl, privato di un Berlusconi in prima linea, è un partito senza progetto e senza carisma. Dal canto suo, la Lega - tradendo la sua missione storica e i suoi ideali - ha dissipato un capitale politico immenso.
Tanto che neppure il suo celebre radicamento nel territorio ha retto all’onda d’urto della disillusione (ha perso sette ballottaggi su sette). In breve, il Carroccio non è più credibile: nato per scardinare il sistema, ha finito per perpetuarne i peggiori vizi.
Nelle prossime settimane, le novità più rilevanti proverranno proprio dal campo che ha subito i danni maggiori. Non tanto dalla Lega che continuerà nella sua mistica da autodafé e con la retorica della pulizia, ma non potrà fare di più che esprimere un nuovo segretario, verosimilmente Roberto Maroni.
Invece è ancora da Berlusconi che il centrodestra si aspetta molto. È proprio dall’uomo con le trovate sensazionali (Forza Italia, il contratto con gli italiani, la rivoluzione del predellino) che hanno dominato per 20 anni la scena politica italiana che ancora ci si aspetta il colpo di teatro che possa rovesciare una situazione disperata.
CENTRODESTRA FRASTORNATO. Ancora una volta è al Cavaliere che si affida un centrodestra frastornato, che ha cominciato questa legislatura nel 2008 da grande vincitore per finire in un angolo, dopo aver perso un pezzo dietro l’altro: la rottura di Gianfranco Fini, l’abbandono di Berlusconi, lo scandalo di Umberto Bossi.
Che cosa si inventerà il Cavaliere per ridare ai moderati una casa credibile? Che cosa potrà fare per evitare che la consunzione del Pdl non inneschi una dispersione del suo elettorato?
OLTRE IL MARKETING POLITICO. La soluzione dovrà andare oltre il marketing politico per avvicinarsi, il più possibile, a una vera e propria ri-fondazione. Come nel 1994, Berlusconi dovrà chiamare a raccolta tutte le forze moderate per impedire che la sinistra torni al governo del Paese.
Non potrà spendersi come front-runner, ma una sua lista personale raccoglierebbe il voto di quei fan che, sebbene delusi, ancora provano affetto per lui.
Certo non basta. Bisognerà unire tutte le forze. Vuol dire riportare Pier Ferdinando Casini nell’alveo da cui proviene. Ridefinire l’attuale Pdl, cambiandone anche il segretario. Per poi sferrare il colpo senza il quale tutti gli sforzi non porterebbero a nulla. Perché la politica si nutre avidamente di novità. E in molti pensano che questa novità sarà Luca Cordero di Montezemolo.

Martedì, 22 Maggio 2012


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Commenti (1)

rramella 23/mag/2012 | 10:05

MARONI ?
ma se è stato per 20 anni il servo sciocco di Bossi e di Berlusconi, che novità è?
piuttosto in Veneto ci sono leghisti non compromessi con ndrangheta Tanzania e bossismi vari

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