Arabia Saudita-Iran, la crisi in 5 punti

L'esecuzione di al Nimr. Le conseguenze sulla regione. Le origini della rivalità che infiamma il Medio Oriente. Riad sospende i voli con Teheran.

04 Gennaio 2016

Manifestanti iraniani bruciano immagini di un membro della famiglia reale di Riad fuori dall'ambasciata saudita a Teheran.

(© Getty Images) Manifestanti iraniani bruciano immagini di un membro della famiglia reale di Riad fuori dall'ambasciata saudita a Teheran.

I già difficili rapporti tra Arabia Saudita e Iran rischiano di incrinarsi del tutto, proprio nel momento in cui una piccola luce si iniziava a intravedere in fondo al tunnel della crisi siriana.
Il 3 gennaio Riad ha rotto le relazioni diplomatiche con Teheran (seguita il giorno dopo da Bahrain e Sudan), espellendo i funzionari iraniani e ritirando i propri dalla capitale persiana.
Il 4 gennaio l'Arabia Saudita ha sospeso tutti i voli da e verso l'Iran.
Le mosse arrivano dopo gli attacchi popolari all'ambasciata saudita e le dure dichiarazioni della guida suprema Ali Khamenei, seguite all'esecuzione di Nimr al Nimr, influente ed amato leader religioso sciita.
LA CRISI PIÙ GRAVE DAL 1987. La crisi che si profila rischia di essere la più grave da quella di fine anni '80, quando scontri tra le forze di sicurezza saudite e pellegrini sciiti alla Mecca portarono alla morte di almeno 400 persone.
«Sembra che l'Arabia Saudita leghi la sua sopravvivenza alla continuazione di tensioni e conflitti, e provi a risolvere i suoi problemi interni creandone nella regione» ha dichiarato il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Jaberi Ansari. «L'Iran», ha sottolineato Ansari, «ha adempiuto ai suoi compiti nel controllare i sentimenti anti-sauditi nel suo Paese, nel rispetto delle norme internazionali sulla protezione delle missioni diplomatiche».
«Tuttavia», ha aggiunto, «Riad ha usato la questione come pretesto per accrescere i conflitti».
Ecco cosa c'è da sapere sulle ultime tensioni e sulla rivalità tra le due principali potenze del Golfo.

Chi era Nimr al Nimr: il leader amato dal popolo

Nimr al Nimr, 57 anni, era un imam sciita originario della provincia orientale dell'Arabia Saudita, noto per le sue uscite anti-governative. Nei suoi sermoni criticava le autorità saudite e il loro atteggiamento discriminatorio verso la minoranza sciita nel Paese. Nel 2009 minacciò di condurre la minoranza sciita alla secessione, provocando una repressione da parte di Riad.
ARRESTATO NEL 2012. Molto amato dalla comunità sciita non solo in Arabia, ma in tutta la regione, è stato dichiarato martire dall'ayatollah Khamenei. Al Nimr fu arrestato nel 2012, un anno dopo le primavere arabe, e condannato a morte nel 2014. Nel 2012 al Nimr si dichiarò estremamente felice della morte di Nayef bin Abdulaziz, l'allora ministro degli interni saudita, che doveva «essere mangiato dai vermi e patire i tormenti dell'inferno».
Il figlio di questi, Mohammed bin Nayef, gli è succeduto alla guida degli interni, e ha dato il via libera all'esecuzione dell'imam.
Vista l'importanza di al Nimr, si pensava che la condanna a morte sarebbe stata rimandata “sine die”, ma le autorità saudite non si sono fatte frenare dalla diplomazia.

Le conseguenze sull'Arabia: i rischi di una nuova opposizione

L'Arabia Saudita è uscita indenne dalle primavere arabe del 2011, eccezion fatta per le proteste della minoranza sciita che ha occasionalmente manifestato e si è scontrata con le forze di sicurezza saudite. La morte di al Nimr, amato dal popolo, ma non considerato una guida politica, potrebbe catalizzare il malcontento della minoranza sciita. La sua fine, e la sua proclamazione a martire, può diventare un simbolo per gli arabi sciiti per il quale lottare e intorno al quale riunire le forze.
LA VICINANZA AL PETROLIO. La minoranza, che rappresenta circa il 10-15% della popolazione complessiva, abita in gran parte nell'Est del Paese, dove sono concentrate alcune delle principali riserve petrolifere nazionali. Un sollevamento popolare in questa parte dell'Arabia rischia di danneggiare la produzione di greggio saudita.

Le conseguenze dell'esecuzione: l'inasprimento dei conflitti  

Proprio mentre a Vienna si stava facendo qualche piccolo passo per uscire dalla crisi siriana, la recente crisi diplomatica rischia di rovinare tutto e peggiorare ulteriormente gli scenari di guerra in Medio Oriente. La rivalità tra Arabia e Iran è una delle cause principali della guerra civile siriana, e un suo inasprimento non può che peggiorare le cose.
NON SOLO SIRIA: LO YEMEN E L'IRAQ. L'influenza delle due principali potenze del Golfo, però, non si manifesta solo in Siria. In Iraq la divisione settaria è uno dei principali problemi per la costruzione di un governo inclusivo, e in Yemen la minoranza degli Houti, bombardata da Riad, è appoggiata da Teheran.

La reazione iraniana: la divisione tra falchi e colombe

Manifestanti iraniani armati di pietre e molotov hanno preso d'assalto l'ambasciata saudita a Teheran, incendiando parte dell'edificio. Il giorno seguente, la guida suprema Ayatollah Khamenei ha dichiarato che la famiglia Saud «incontrerà la vendetta divina» per le sue azioni.
LA REAZIONE MODERATA DI ROHANI. Il presidente iraniano Hassan Rohani, nel frattempo, ha detto di non cercare l'escalation nel confronto con Riad. Dopo aver denunciato l'esecuzione, ha subito invitato la popolazione a rispettare la legge, dichiarando come ingiustificabili gli attacchi all'ambasciata. L'Iran è diviso tra una parte della leadership, che fa a capo a Khamenei, sempre aggressiva nelle relazioni con il resto del mondo, e un'altra moderata, Rohani in testa, più predisposta alle soluzioni pacifiche. L'incidente con Riad potrebbe anche portare a uno scontro interno tra queste due linee.

Il conflitto tra sciiti e sunniti: la politica dietro alla religione

Spesso si parla dei contrasti tra sciiti e sunniti come di uno scontro tra due correnti dell'Islam, divise fin dalla nascita della religione tra i seguaci di Ali, cugino e genero di Maometto (sciiti), e i sostenitori dei califfi, compagni di Maometto (sunniti).
Tuttavia la grande divisione attuale nel mondo musulmano riflette innanzitutto la rivalità tra i due regimi politici che esse incarnano, e non tra le due visioni della fede.
L'elemento religioso non è altro che un pretesto di chi sta al potere per richiamare più combattenti possibili alla lotta contro il nemico.
LA POLITICA DIETRO LA RIVALITÀ. L'origine dei contrasti tra l'Iran sciita e l'Arabia sunnita, così come li conosciamo oggi, è la rivoluzione iraniana del 1979.
La caduta dello Scià Reza Pahlavi, per mano del popolo guidato dall'Ayatollah Khomeini, spaventa la monarchia saudita per due motivi ben precisi: il popolo che solleva un re e la religione che prende il potere.
Entrambe sono ragioni di grande preoccupazione per i sovrani della dinastia degli al Saud, che vogliono assolutamente evitare la fine dello Scià Pahlavi. A questi timori si aggiungono le divergenze religiose, che vengono prontamente prese a pretesto per isolare l'Iran sciita nella galassia musulmana prevalentemente sunnita.

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