Asli Aydintasbas: «Turchia e Ue sono ad armi pari»

L'analista turca Aydintasbas: «Ankara ha bisogno di Bruxelles in Medio Oriente. L'Europa può e deve negoziare». Merkel? «L'unica in grado di trovare la quadra». 

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09 Marzo 2016

da Bruxelles

 

Se qualcuno «è convinto che l'esodo dei profughi dalle coste turche a quelle europee si fermi entro questa estate, si dovrà ricredere».
Ad Asli Aydintasbas, analista e giornalista turca del think tank European council on foreign relations (Ecfr) non piace alimentare false illusioni.
Così, dopo il summit tra i 28 capi di Stato e di governo dell'Ue e il ministro turco Ahmet Davutoğlu, preferisce invitare alla prudenza, ma allo stesso tempo non essere pessimista.
Anche se i leader europei dovessero accettare la proposta turca, «l'afflusso di coloro che fuggono da zone di guerra e dalla povertà nel mondo musulmano probabilmente continuerà, seppure a goccia, per tutto il 2016», mette subito in chiaro l'analista turca con Lettera43.it.
«TRA UE E ANKARA RAPPORTO SIMBIOTICO». Ma nonostante la crisi migranti non si risolverà con un semplice accordo tra Ue e Turchia, e la proposta del presidente Recep Tayyip Erdoğan suoni nella capitale europea come una sorta di ricatto, Aydintasbas invita a non sottovalutare le potenzialità che questo comporterebbe «per entrambi le parti».
Da Istanbul, l'analista critica subito la vulgata europea secondo la quale il messaggio della Turchia verso l'Europa è inequivocabile: «Avete bisogno di noi più di quanto noi abbiamo bisogno di voi».
Si tratta infatti di un «rapporto simbiotico». Non bisogna dimenticare che «da gennaio 2016, la Turchia ospita circa 2,7 milioni di rifugiati, di cui poco più di 2,5 milioni sono siriani in fuga dalla guerra. Ankara ha bisogno dell'Europa».

 

  • Asli Aydintasbas, analista e giornalista turca del think tank European council on foreign relations (Ecfr).

 

DOMANDA. Accettare la proposta turca non sarebbe quindi segno della disperazione dell'Unione, e soprattutto della Germania, disposta a tutto pur di garantire un accordo per limitare il flusso di profughi?
RISPOSTA.
No, ricordiamoci che i turchi hanno detto sì alla riammissione anche degli stessi siriani, non solo degli immigrati illegali.
D. Non lo faranno certo gratis...
R.
È vero, stanno chiedendo altri soldi (in tutto 6 miliardi di euro, ndr), ma se la Turchia accetta di riprendersi tutti quelli che arrivano in Grecia si crea una situazione diversa. In pratica, l'idea che si trasmette è che si blocca completamente il flusso migratorio attraverso la Grecia. Quindi, anche se non subito, ci sarà un impatto psicologico.
D. Che fermerà i migranti?
R.
Non sono convinta che ci sarà uno stop totale, in questo anche i Paesi balcanici giocano un ruolo fondamentale.
D. Tanto rumore per nulla, allora. Però l'Europa, in cambio del blocco dei migranti, potrebbe chiudere gli occhi su quello che sta succedendo in Turchia.
R. L'accordo non è solo soldi in cambio di rifugiati, c'è anche una forte componente su come rivitalizzare il processo di integrazione della Turchia nell'Ue ed è su questo che l'Ue deve battersi di più.
D. Come?
R.
Chiedendo conto di quello che sta succedendo in Turchia, in termini di limitazione delle libertà, dei diritti. Del rischio autoritarismo. Non possono non mettere la questione sul tavolo e cogliere l'occasione per impedire una degenerazione ulteriore.
D. Ma all'Ue pare che interessi solo risolvere la sua crisi migranti...
R.
Io capisco che ci sia un problema esistenziale per Bruxelles, pratico, che riguarda proprio l'incapacità di gestire i migranti, ma l'Ue ne ha uno ben più importante che non può sacrificare o sottovalutare ed è il problema dell'esistenza, anzi della sopravvivenza dei suoi valori.
D. Quindi deve scegliere?
R.
No, l'Ue può ottenere tutte e due le cose. Può davvero fare un buon accordo con la Turchia sui rifugiati, e costruire una partnership mettendo sul tavolo anche la questione dei valori, dei diritti.
D. Per ora più che un negoziato, si parla di un ricatto.
R.
I negoziati sono difficili e duri, vero, ma l'Ue non deve dimenticare che anche la Turchia ha bisogno dell'Europa, a partire dalla situazione in Siria, non ha una politica chiara e non ha buone relazioni in Medio Oriente.
D. Proprio per questo alcuni critici sostengono che dare ad Ankara ciò che vuole, ora che Erdoğan sta trasformando la Turchia in quello che molti considerano una dittatura, farebbe un danno irreparabile alla credibilità dell'Ue.
R.
Il danno è già stato fatto quando a novembre due importanti giornalisti turchi sono stati arrestati e nessuno a Bruxelles ha menzionato il loro caso durante il summit Ue-Turchia. Dieci anni fa la Turchia stava davvero facendo bene in termini di riforme e democrazia, oggi che siamo in un periodo scuro, l'Ue accetta di riaprire il processo di integrazione.
D. Il fine giustifica i mezzi?
R.
Non so, c'è un grande paradosso storico in tutto questo, ma penso che si possa uscirne solo se si trova un giusto equilibrio.
D. E soprattutto un leader europeo capace di tenere testa al governo turco: forse il presidente del Consiglio Ue Tusk non è proprio il più adatto...
R.
Angela Merkel è l'unica che può trovare la quadra, ma è vero che l'Ue deve lottare in prima persona per i propri valori, anzichè sperare che qualcun altro lo faccia per lei. Deve scendere in campo e difendersi. Ci deve essere una mediazione tra i valori e gli interessi europei.
D. Negoziare e mediare davanti al ricatto di migliaia di profughi in arrivo non è facile...
R.
Sì, ora l'Europa è molto debole, ma deve reagire, deve fare un tentativo. Anche gli Stati Uniti oggi stanno negoziando con la Turchia, ma lo fanno meglio.
D. Perché?
R.
Sono semplicemente più forti e capaci di difendere e pretendere anche il rispetto di certi valori.

 

Twitter @antodem

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