POLITICA

Berlino, l'Spd delude i manager

La svolta a sinistra di Steinbrück costa ai socialdemocratici la diffidenza degli imprenditori.

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19 Dicembre 2012

da Berlino

La svolta a sinistra, che ha permesso al candidato alla cancelleria dell'Spd, il partito socialdemocratico tedesco, Peer Steinbrück di riabbracciare i militanti del suo partito, gli è costata la diffidenza del mondo imprenditoriale.
INDUSTRIALI CON MERKEL. Proposte come una maggiore regolamentazione delle banche, l'aumento delle tasse per i redditi più alti e l'introduzione della patrimoniale hanno scaldato i cuori dei delegati al congresso straordinario di Hannover, ma hanno spinto gli industriali ancor più nelle braccia di Angela Merkel. In Germania non è ancora saltato fuori alcun Gérard Dépardieu pronto, bagaglio in mano, a varcare il confine con il Belgio.
Ma per il candidato socialdemocratico il campanello d'allarme è già suonato: senza la benevolenza degli imprenditori, in Germania è difficile vincere le elezioni.
«L'Spd ha tradizionalmente un rapporto difficile con il mondo industriale», ha notato lo Spiegel, «ma Steinbrück è sembrato, almeno fino al discorso di Hannover, tutto tranne che un socialdemocratico tradizionale».
La sua esperienza come ministro delle Finanze nel governo di Grosse Koalition guidato da Angela Merkel gli era valsa rispetto e considerazione da parte degli imprenditori e la scelta della troika dirigenziale dell'Spd di puntare su di lui per una campagna elettorale ai tempi della crisi economica europea era scaturita proprio da una convinzione: «Steinbrück avrebbe potuto fare breccia anche nell'altro lato della barricata».
STEINBRÜCK NON CONVINCE. Un nuovo rapporto con gli interessi imprenditoriali e la vicinanza personale con alcuni manager di aziende importanti erano stati d'altronde gli ingredienti del progetto di costruzione del Neue Mitte, il nuovo centro politico, con il quale Gerhard Schröder strappò nel 1998 la cancelleria a Helmut Kohl e caratterizzò i sette anni di governo rosso-verde.
«Ma quasi nessun manager è rimasto favorevolmente impressionato dalla svolta socialdemocratica impressa da Steinbrück alla sua campagna elettorale», ha proseguito lo Spiegel.
«È sembrato fare il pelo ai riflessi di invidia diffusi in alcuni strati della società», ha osservato Lencke Wischhusen, nuovo presidente dell'Associazione dei giovani industriali, «nel momento in cui ha messo in cima alla propria agenda la tassazione delle proprietà e degli imprenditori, dimenticando così che questa politica nemica della crescita toglie di fatto agli imprenditori la possibilità di reinvestire, di costruirsi un proprio capitale e, nel lungo periodo, di realizzare nuovi posti di lavoro e di preoccuparsi della stabilità anche in futuri periodi di crisi».

Su 500 top-manager, il 79% spera che Merkel continui a guidare la Germania

Critiche dello stesso tono sono arrivate da Heinrich Driftmann, presidente della potente Dihk, la Camera di commercio e industria tedesca: «In un'epoca in cui il prelievo fiscale ha già toccato livelli record, pensare a ulteriori aumenti delle tasse è completamente sbagliato. Queste misure costeranno crescita e posti di lavoro».
Lapidario è stato il commento di un altro pezzo grosso, Dieter Hundt, il capo della Confindustria tedesca: «I progetti dell'alleanza rosso-verde sono estremamente dannosi per l'economia».
SONDAGGI NEGATIVI. Un fuoco di fila che non promette nulla di buono per il candidato socialdemocratico che, nei sondaggi successivi all'incoronazione di Hannover, è scivolato ancora più in basso rispetto al gradimento della sua avversaria.
L'ultimo bollettino elettorale riportato pochi giorni fa dalla Bild ha segnalato un ulteriore distacco fra l'Spd e la Cdu, con il partito di Angela Merkel tornato a 10 punti di vantaggio, tanto da riportare il consenso per la coalizione attualmente al governo a ridosso di quello per l'accoppiata rosso-verde.
Con il dubbio legato al superamento della soglia di ingresso del 5% per i liberali (che sottovoce avrebbero chiesto un aiuto alla cancelliera), i numeri attuali confermano come unica soluzione praticabile una riedizione della Grosse Koalition guidata da Merkel. Ipotesi dalla quale Steinbrück si è già tirato pubblicamente fuori: «Non parteciperò ad alcun governo di Grosse Koalition». È dunque alto il rischio che il candidato socialdemocratico debba riporre a 61 anni le proprie ambizioni politiche in un cassetto.
DISTANZA INCOLMABILE. La distanza con il mondo imprenditoriale appare difficile da colmare. Un sondaggio condotto dal periodico Capital tra gli industriali ha lasciato pochi dubbi: «Su 500 top-manager interpellati, il 60% considera Steinbrück come il miglior candidato socialdemocratico possibile, ma solo il 18% si augura di vederlo alla cancelleria e il 79% spera che Merkel continui a guidare la Germania anche dopo il 2013. E questo, nonostante il grande disappunto mostrato dagli imprenditori per la svolta energetica e l'abbandono del nucleare. Alla cancelliera viene riconosciuto il ruolo di guida nella crisi economica europea, la capacità di imporre le proprie decisioni e una visione strategica di ampio respiro».
Non tutti i socialdemocratici sono convinti che uno scontro con il mondo economico sia un fattore negativo: «Avere fronti chiari può anche essere un aiuto», ha confidato ancora allo Spiegel uno dei collaboratori più stretti di Steinbrück, «e l'Spd può portare al centro della campagna elettorale la proposta di una maggiore giustizia sociale». Ma pare una speranza destinata a infrangersi contro la casistica e la storia elettorale della Germania.

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