Politica
POLITICA
Berlino, l'Spd delude i manager
La svolta a sinistra di Steinbrück costa ai socialdemocratici la diffidenza degli imprenditori.
di Pierluigi Mennitti
da Berlino
La svolta a sinistra, che ha permesso al candidato alla
cancelleria dell'Spd, il partito socialdemocratico tedesco,
Peer Steinbrück di riabbracciare i militanti del suo partito,
gli è costata la diffidenza del mondo imprenditoriale.
INDUSTRIALI CON MERKEL. Proposte come una
maggiore regolamentazione delle banche, l'aumento delle tasse
per i redditi più alti e l'introduzione della patrimoniale
hanno scaldato i cuori dei delegati al congresso straordinario di
Hannover, ma hanno spinto gli industriali ancor più nelle
braccia di Angela Merkel. In Germania non è ancora saltato fuori
alcun
Gérard Dépardieu pronto, bagaglio in mano, a varcare il
confine con il Belgio.
Ma per il candidato socialdemocratico il campanello d'allarme
è già suonato: senza la benevolenza degli imprenditori, in
Germania è difficile vincere le elezioni.
«L'Spd ha tradizionalmente un rapporto difficile con il
mondo industriale», ha notato lo
Spiegel, «ma Steinbrück è sembrato, almeno fino al
discorso di Hannover, tutto tranne che un socialdemocratico
tradizionale».
La sua esperienza come ministro delle Finanze nel governo di
Grosse Koalition guidato da Angela Merkel gli era valsa rispetto
e considerazione da parte degli imprenditori e la scelta della
troika dirigenziale dell'Spd di puntare su di lui per una
campagna elettorale ai tempi della crisi economica europea era
scaturita proprio da una convinzione: «Steinbrück avrebbe
potuto fare breccia anche nell'altro lato della
barricata».
STEINBRÜCK NON CONVINCE. Un nuovo rapporto con
gli interessi imprenditoriali e la vicinanza personale con alcuni
manager di aziende importanti erano stati d'altronde gli
ingredienti del progetto di costruzione del Neue Mitte, il nuovo
centro politico, con il quale Gerhard Schröder strappò nel 1998
la cancelleria a Helmut Kohl e caratterizzò i sette anni di
governo rosso-verde.
«Ma quasi nessun manager è rimasto favorevolmente impressionato
dalla svolta socialdemocratica impressa da Steinbrück alla sua
campagna elettorale», ha proseguito lo Spiegel.
«È sembrato fare il pelo ai riflessi di invidia diffusi in
alcuni strati della società», ha osservato Lencke Wischhusen,
nuovo presidente dell'Associazione dei giovani industriali,
«nel momento in cui ha messo in cima alla propria agenda la
tassazione delle proprietà e degli imprenditori, dimenticando
così che questa politica nemica della crescita toglie di fatto
agli imprenditori la possibilità di reinvestire, di costruirsi
un proprio capitale e, nel lungo periodo, di realizzare nuovi
posti di lavoro e di preoccuparsi della stabilità anche in
futuri periodi di crisi».
Su 500 top-manager, il 79% spera che Merkel continui a guidare la Germania
Critiche dello stesso tono sono arrivate da Heinrich Driftmann,
presidente della potente Dihk, la Camera di commercio e industria
tedesca: «In un'epoca in cui il prelievo fiscale ha già
toccato livelli record, pensare a ulteriori aumenti delle tasse
è completamente sbagliato. Queste misure costeranno crescita e
posti di lavoro».
Lapidario è stato il commento di un altro pezzo grosso, Dieter
Hundt, il capo della Confindustria tedesca: «I progetti
dell'alleanza rosso-verde sono estremamente dannosi per
l'economia».
SONDAGGI NEGATIVI. Un fuoco di fila che non
promette nulla di buono per il candidato socialdemocratico che,
nei sondaggi successivi all'incoronazione di Hannover, è
scivolato ancora più in basso rispetto al gradimento della sua
avversaria.
L'ultimo bollettino elettorale riportato pochi giorni fa
dalla Bild ha segnalato un ulteriore distacco fra
l'Spd e la Cdu, con il partito di Angela Merkel tornato a 10
punti di vantaggio, tanto da riportare il consenso per la
coalizione attualmente al governo a ridosso di quello per
l'accoppiata rosso-verde.
Con il dubbio legato al superamento della soglia di ingresso del
5% per i liberali (che sottovoce avrebbero chiesto un aiuto alla
cancelliera), i numeri attuali confermano come unica soluzione
praticabile una riedizione della Grosse Koalition guidata da
Merkel. Ipotesi dalla quale Steinbrück si è già tirato
pubblicamente fuori: «Non parteciperò ad alcun governo di
Grosse Koalition». È dunque alto il rischio che il candidato
socialdemocratico debba riporre a 61 anni le proprie ambizioni
politiche in un cassetto.
DISTANZA INCOLMABILE. La distanza con il mondo
imprenditoriale appare difficile da colmare. Un sondaggio
condotto dal periodico
Capital tra gli industriali ha lasciato pochi dubbi: «Su 500
top-manager interpellati, il 60% considera Steinbrück come il
miglior candidato socialdemocratico possibile, ma solo il 18% si
augura di vederlo alla cancelleria e il 79% spera che Merkel
continui a guidare la Germania anche dopo il 2013. E questo,
nonostante il grande disappunto mostrato dagli imprenditori per
la svolta energetica e l'abbandono del nucleare. Alla
cancelliera viene riconosciuto il ruolo di guida nella crisi
economica europea, la capacità di imporre le proprie decisioni e
una visione strategica di ampio respiro».
Non tutti i socialdemocratici sono convinti che uno scontro con
il mondo economico sia un fattore negativo: «Avere fronti chiari
può anche essere un aiuto», ha confidato ancora allo
Spiegel uno dei collaboratori più stretti di Steinbrück,
«e l'Spd può portare al centro della campagna elettorale la
proposta di una maggiore giustizia sociale». Ma pare una
speranza destinata a infrangersi contro la casistica e la storia
elettorale della Germania.
Mercoledì, 19 Dicembre 2012

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