Birmania, Suu Kyi sogna la presidenza

Giura il nuovo parlamento. La 'Signora' cerca l'intesa coi generali.

01 Febbraio 2016

Aung San Suu Kyi.

Aung San Suu Kyi.

È stato un appuntamento cerimoniale, ma dall'alto valore simbolico: in Birmania si è insediato il primo febbraio il parlamento birmano in cui la Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi gode di un'ampia maggioranza, sufficiente per eleggere un rappresentante del partito alla presidenza e iniziare così la nuova era democratica dopo mezzo secolo di governo militare.
LUNGO ITER PER L'ELEZIONE. Con una cerimonia alla Camera bassa nella capitale Naypyidaw, nell'immenso edificio costruito dall'ex giunta pochi anni fa, centinaia di deputati hanno prestato giuramento, tra cui Suu Kyi, deputata già dal 2012 dopo aver passato 15 anni agli arresti domiciliari. Si tratta del primo passo di un iter che nelle prossime settimane porterà alla nomina di un trio di candidati alla guida del Paese, tra i quali il parlamento eleggerà poi il nuovo capo di Stato.
DIFESA E INTERNI IN MANO AI GENERALI. Le due Camere del parlamento, dove la Nld ha ottenuto l'80% dei seggi in palio nelle elezioni di novembre, nomineranno un candidato a testa. Un terzo aspirante presidente sarà scelto dall'esercito, a cui la Costituzione assegna 166 seggi sui 664 complessivi del parlamento. I due sconfitti rimarranno comunque vicepresidenti, e i ministeri della Difesa, dell'Interno e degli Affari di frontiera saranno in ogni caso appannaggio dei militari.
SUU KYI PRENDERÀ LE DECISIONI. Sebbene la Nld abbia i numeri per eleggere un suo uomo di fiducia, un'intesa con i generali sarà indispensabile per garantire stabilità al nuovo governo. Alla 'Signora' (70 anni) la presidenza è preclusa dalla Costituzione, data la cittadinanza britannica del marito defunto e dei due figli. Mentre alcuni analisti non escludono una clamorosa deroga dell'ultima ora, Suu Kyi ha da tempo messo in chiaro che comunque sarà lei a prendere le decisioni dietro le quinte, con un presidente che si limiterà a metterle in pratica; un piglio autoritario che viene da tempo denunciato da diversi analisti, assieme alla gerontocrazia prevalente all'interno del partito.
La Nld non ha ancora indicato i suoi papabili capi di Stato. In ogni caso, si preannunciano settimane di trattative dietro le quinte, con l'attuale presidente Thein Sein che rimarrà in carica fino a fine marzo. L'attesa tra la popolazione, per cui Suu Kyi è un simbolo della decennale lotta contro una dittatura che ha dissanguato il Paese, è febbrile e rischia di essere controproducente per le enormi aspettative che crea.
NECESSARIO EQUILIBRIO CON GLI INTERESSI DEI MILITARI. Agli occhi di molti birmani, democrazia equivale a progresso. Con tutti i buoni propositi della Nld, è però da vedere quale equilibrio verrà trovato per far coesistere le fondamenta del buon governo - a partire dai massicci investimenti necessari in tutti i settori - con i radicati interessi economici dei militari e degli oligarchi a loro legati. Al quadro vanno aggiunte anche le rivendicazioni per una maggiore autonomia da parte di diversi gruppi etnici lungo le aree di confine, alcuni dei quali protagonisti di conflitti ancora attivi contro un esercito che si considera tradizionalmente un indispensabile protettore dell'integrità territoriale di un Paese dalle 135 etnie riconosciute.
DISCRIMINAZIONE DEI ROHINGYA. Le vedute di Suu Kyi in merito rimangono ambigue, così come le sue idee in merito alla discriminazione massiccia della minoranza musulmana Rohingya, che lascia vivere 140 mila persone da oltre tre anni in squallidi campi di sfollati. Ma per ora l'onda lunga dell'euforia di novembre sembra continuare, fino al traguardo di una presidenza che pareva un'utopia fino a pochi mesi fa.

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