Bray, la mossa di D'Alema contro Renzi e Giachetti

L'ex ministro potrebbe candidarsi a Roma. Togliendo a Giachetti voti di sinistra. Una frammentazione che può favorire Marchini. Altro uomo del lìder Massimo...

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07 Marzo 2016

Massimo Bray.

(© Imagoeconomica) Massimo Bray.

Si dice Massimo Bray. Ma il vero obiettivo si chiama Alfio Marchini.
Ovvero l’imprenditore di natali rossi, nipote di colui che costruì la sede del Pci di Botteghe Oscure, che potrebbe sfilare al renziano Roberto Giachetti (candidato del Partito democratico al Campidoglio dopo le Primarie romane di domenica 6 marzo 2016) il posto per un eventuale ballottaggio con il Movimento 5 stelle.
COLLEGATI DA D'ALEMA. Ma che c’entra l’ex ministro dei Beni culturali - dalemiano di ferro, direttore generale della Treccani, che nel 2015 lasciò il parlamento, dove era stato eletto in quota Pd, per dedicarsi appieno alla prestigiosa enciclopedia - con Marchini, candidato al Comune di Roma che vuole «superare la destra e la sinistra»?
Il filo che lega i destini politici dei due personaggi e che potrebbe fare la differenza nel risultato delle elezioni al Comune di Roma è Massimo D’Alema.
È PRONTO IL PIANO B. Mentore del leccese Bray (che in Puglia pronunciano con l’accento sulla ipsilon) dai tempi in cui, per sua stessa definizione, era «il deputato di Gallipoli», D’Alema, all’indomani della sconfitta del candidato della minoranza anti-renziana Roberto Morassut (sul quale avevano puntato sia lui sia Walter Veltroni), è tornato al centro di insistenti rumor che gli attribuiscono un piano B. 
Un piano di fronte al quale i bersaniani, altra anima della minoranza, ufficialmente inorridiscono e dicono: «Se Bray si candidasse a Roma fuori dal Pd, sarebbe scissione. Non scherziamo! Abbiamo perso e basta».
Qualcuno però ricorda che Bray la tessera del Pd non l’ha mai avuta.
L'IDEA? UNA LISTA CIVICA. Il piano B per battere Giachetti attribuito ora a D’Alema quindi sarebbe quello di far candidare il direttore della Treccani al Comune di Roma con una lista civica, come quella che all’inizio aveva ipotizzato il senatore dissidente Walter Tocci, ex potente assessore romano.
È evidente che se Bray si candidasse, Giachetti perderebbe altri voti a sinistra, tanto più visto che il fuoriuscito dal Pd Stefano Fassina non sente ragioni e intende restare in campo come candidato sindaco di Sinistra italiana.
E AL BALLOTTAGGIO ALFIO... Ne verrebbe fuori una frammentazione a sinistra tale che «favorirebbe l’ascesa di Marchini per il ballottaggio con i cinque stelle», prevede con Lettera43.it un fittiano di rango.

Fitto e Salvini convergono su Marchini

Alfio Marchini.

(© Ansa) Alfio Marchini.

Raffaele Fitto, leader di Conservatori e riformisti, ha da tempo lanciato il suo sostegno ad “Arfio”.
Sostegno sul quale si sta realizzando una oggettiva alleanza di Fitto con il leader della Lega Nord Matteo Salvini, che, come hanno spiegato i suoi a L43, ha sempre visto in Marchini «l’unico candidato competitivo contro i grillini a Roma».
E l’alleanza nei fatti ancora più inedita sarebbe quella tra Salvini e D’Alema, se Bray - che per ora sembra porre resistenza - alla fine decidesse di mollare gli ormeggi e candidarsi.
LA LEGA SI FA STRADA. Si dirà che la Lega a Roma non conta nulla, ma non bisogna sottovalutare che “Noi con Salvini”, creata per insediare il Carroccio nel Centro-Sud, nella Capitale ha già avuto in dote dalla deputata Barbara Saltamartini, ex Alleanza nazionale ora sui banchi della Lega, una decina di consiglieri suoi seguaci nei Municipi romani.
Ma al centro di tutte le trame ora viene messo, come è un po’ suo destino, D’Alema.
Il quale domenica 6 marzo recandosi al gazebo di Prati, il suo quartiere, per votare (per Morassut, sostengono tutti) ha rilasciato una delle sue sarcastiche ma anche realistiche dichiarazioni: «Mi pare che ci siano più osservatori che elettori».
ASTENSIONISMO ROSSO. L’affluenza alle urne ha fatto flop, attestandosi addirittura al di sotto di quella che era ritenuta la soglia psicologica: 50 mila elettori. Non ci si è arrivati.
Hai voglia a dire che c’è stata di mezzo Mafia Capitale, «la verità», dicono in ambienti della minoranza Pd, «è che dalle elezioni regionali del 2015 il Pd è afflitto dall’astensionismo rosso, che ha colpito in regioni simbolo come l’Emilia Romagna e anche l’Umbria dove la presidente Pd ce l’ha fatta per un soffio...». 
Certamente l’affermazione netta di Giachetti, con oltre il 60% dei voti, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a Matteo Renzi.
Ma un’altra candidatura a sinistra, autorevole come quella di Bray, complicherebbe moltissimo le cose.

Giachetti può perdere il 4% per colpa di Bray

Matteo Renzi e Roberto Giachetti.

(© Ansa) Matteo Renzi e Roberto Giachetti.

C’è già chi prevede che a Giachetti potrebbe togliere un 4%.
E a questi andrebbero aggiunti i voti sottratti da Stefano Fassina, sostenuto da un pezzo consistente di Sel, rappresentato a Roma da un big del partito come Paolo Cento, ex sottosegretario del ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa.
Cento, detto “Er Piotta”, è uno che a Roma nella sinistra a sinistra del Pd ha voce in capitolo.
E ANCHE FASSINA RESISTE. Mentre il vice presidente della Giunta regionale del Lazio, Massimiliano Smeriglio, viene accreditato tra quelli a favore del ritiro della candidatura di Fassina. Che però è ben determinato a restare.
L’ex vice ministro dell’Economia del governo Letta  ha già detto, anche se poi non l’ha più ripetuto, che in caso di ballottaggio il suo voto sarebbe andato al M5s.
Ma nella sinistra radicale anti-renziana sono anche ben consapevoli che questo fiorire di candidature porterebbe alla fine acqua al mulino di Marchini, per il quale nessuno sarebbe mai disposto a metterci la faccia.
Ma se sfilasse al ballottaggio il posto a Giachetti è chiaro che i brindisi clandestini si sprecherebbero.
AMICIZIE IN ORBITA EX PCI. La faccia per ovvie ragioni non ce la mette neppure D’Alema, che ha rapporti d’amicizia di lunga data con “Arfio”, se non altro per i suoi natali rossi con l’ex Pci.
E all’inizio - prima che Marchini si schierasse, per poi ricredersi, per il centrodestra - narrano a Roma che i veri poteri forti, a cominciare da Francesco Gaetano Caltagirone, lo vedevano di buon occhio «come il candidato occulto Pd». 
Ma è evidente che tra costruttori - a Roma detti «in senso spregiativo», come ha riconosciuto Morassut, «palazzinari» - una solidarietà c’è sempre.
POTERI FORTI CON MARCHINI. E se Marchini, aiutato dalla sua trasversalità (dal nonno del Pci ai tanti estimatori che ha dagli ambienti dalemiani fino a Forza Italia e addirittura la Lega Nord) dovesse farcela per il ballottaggio, è evidente che i poteri forti convergeranno tutti su di lui.
E in tutto questo Bray sarebbe il vero ago della bilancia. A fine febbraio è comparsa una pagina Facebook che lo invita a scendere in campo dal titolo: “Massimo facce innamorà”.  Massimo anche lui, come D’Alema.

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