Brexit, le proposte Ue per convincere la Gran Bretagna

Stop al welfare dei lavoratori comunitari. Diritto di veto ai parlamenti nazionali. Bruxelles cede a Cameron per farlo restare nell'euro. Ma Londra chiede di più.

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02 Febbraio 2016

da Bruxelles
 

Il premier polacco Donald Tusk.

(© Ansa) Il premier polacco Donald Tusk.

Brexit o non Brexit.
Il countdown è scattato, ma bisogna aspettare ancora per sapere se l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea sarà davvero un dilemma o solo un bluff.
I 28 capi di Stato e di governo dell'Ue nel summit del 18-19 febbraio devono trovare un accordo finale per scongiurare il primo scenario.
BOZZA PRE-VOTO. Sul tavolo devono analizzare e poi votare una proposta che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha presentato il 2 febbraio, specificando che è solo una bozza sulla quale gli sherpa britannici e degli altri Paesi sono chiamati a lavorare.
Una riunione, fanno sapere fonti europee, è prevista venerdi 5 febbraio e un'altra giovedì 11.
«Ma già ora la proposta di Tusk è una buona base per la discussione», è il commento.
In questi giorni gli sherpa lavoreranno infatti sulle condizioni presentate da Tusk, che però sono frutto anche dell'incontro fatto venerdì 29 gennaio a Londra con il primo ministro David Cameron.
SERVE L'UNANIMITÀ. Una volta finiti i lavori di rifinitura, ai 28 leader resta la redazione del testo finale, che come consuetudine deve essere votato all'unanimità.
Trattandosi infatti di un testo sul trattamento dei Paesi sovrani, sulla membership, sono tutti gli Stati Ue a doverlo approvare.
Per ora nelle istituzioni europee si respira ottimismo sull'esito del voto.
A creare qualche problema potrebbe essere la Polonia, dice una fonte, che sulle clausole che riguardano i lavoratori stranieri è stata molto critica, ma in cambio del sostegno britannico per avere ulteriori basi Nato sul suo territorio, il via libera potrebbe arrivare giù durante il summit da parte del presidente polacco Kaczynski.
Le proposte legislative che la Commissione deve fare, e che il documento di Tusk prevede, sono invece votate a maggioranza qualificata.
A GIUGNO IL REFERENDUM. Una volta approvato il pacchetto anti-Brexit, la parola passa ai cittadini britannici che a giugno sono chiamati a esprimere attraverso il referendum promesso da Cameron la loro volontà di rimanere o no cittadini europei.
E viste le prime reazioni del primo ministro, i suoi elettori dovrebbero seguirlo.

Quattro anni di stop al welfare per i lavoratori comunitari

La bozza d'accordo di 16 pagine pubblicato da Tusk contiene «cambiamenti sostanziali» nelle relazioni fra il Regno Unito e Bruxelles, ha scritto Cameron su Twitter, precisando tuttavia che ci sono ancora «cose importanti su cui lavorare e dettagli da fissare bene».
Per quanto Cameron ricordi poi che il testo deve essere vagliato da tutti i governi dell'Ue, riconosce che «progressi reali» sono stati compiuti nel negoziato sui 4 capitoli indicati dal suo governo: competitività, governance economica, sovranità nazionale, benefici di assistenza sociale per i migranti dell'Ue e libertà di circolazione.
BENEFIT SOSPESI. Uno di questi, il più importante per Downing street, è la proposta della Commissione europea per l'introduzione di un «meccanismo di salvaguardia» capace di soddisfare le richieste di Londra per un welfare «ridotto» in caso di «afflussi eccezionali» di lavoratori provenienti da altri Paesi Ue.
La possibilità di sospendere per quattro anni i benefit agli immigrati comunitari che lavorano nel Regno Unito è infatti uno dei punti più cari agli euroscettici britannici, ma sinora era stato considerato inaccettabile a Bruxelles.
«In quattro anni è prevista una graduale integrazione dei benefit per i lavoratori stranieri (partendo da zero, ndr)», cercano di rassicurare fonti Ue.

CIRCOLAZIONE A RISCHIO? Il divieto è infatti visto da alcuni come una violazione del diritto alla libera circolazione delle persone e della manodopera.
«Il free movement fa parte dei Trattati, ma non deve essere abusato», cerca di far capire chi lavora al negoziato.
La grande vittoria di Cameron è rappresentata dal fatto che l'Ue accetta il principio che in situazioni eccezionali «la libertà di movimento dei lavoratori può essere limitata». 
Nel caso di contributi per i figli del lavoratore che continuano a vivere nel Paese di origine, essi vengono parametrati al costo della vita dello Stato di residenza.
Forti i limiti anche ai ricongiungimenti famigliari con cittadini extra-europei e stretta sui matrimoni di convenienza.
L'EMERGENZA C'È GIÀ. Il cosiddetto «freno d'emergenza» può essere chiesto quando un Paese notifica alla Commissione le condizioni che mettono in pericolo il sistema, la Commissione dà un parere e il Consiglio approva o meno.
In uno degli allegati, la Commissione dichiara che sin da oggi la Gran Bretagna ha le condizioni per far scattare il meccanismo.

Il «contentino» del diritto di veto sulla legislazione europea

Il premier britannico David Cameron.

(© GettyImages) Il premier britannico David Cameron.

Londra inoltre «non è obbligata a una integrazione politica maggiore», e per «rinforzare il rispetto della sussidiarietà» gli Stati membri potranno «interrompere la presa in esame di una proposta legislativa europea se un certo numero di parlamenti nazionali si oppone»: sono altre due proposte del presidente del Consiglio Ue Tusk a Cameron sulla questione della sovranità.
Sul tavolo del negoziato c'è la disposizione per l'introduzione di un 'cartellino rosso', al posto del giallo, che consentirebbe ai parlamenti nazionali di bloccare la legislazione Ue in determinate circostanze, ovvero se ritengono che l'Ue travalichi le competenze nazionali, non rispettando il principio di sussidiarietà.
VETO SOLO CON IL 55%. Il meccanismo di blocco può essere attivato per un massimo di tre mesi dopo che la legislazione viene proposta, ma solo se una soglia di legislatori nazionali è soddisfatta: i parlamenti nazionali che rappresentano il 55% dei 28 (attualmente 16, ma il quorum dipende dalla grandezza dei Paesi coinvolti) possono bloccare con un 'cartellino rosso' le iniziative legislative.
Un'arma che però al di là della Manica è considerata solo un «contentino», ha detto Matthew Elliott, direttore della campagna ''Vote Leave'' in vista del referendum sulla Brexit.
FARAGE POLEMICO. Ancora più duro Nigel Farage, leader anti-Ue dell'Ukip, secondo il quale presentare «il cartellino rosso come una sorta di vittoria» per la sovranitaà britannica «è ridicolo».
Dubbi pure dal leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, che ha chiesto e ottenuto che il governo risponda in parlamento degli sviluppi del negoziato con Bruxelles.
Mentre secondo gli indipendentisti scozzesi (filo-Ue) dello Snp, la partita giocata da Cameron è «un'occasione perduta».
DUBBI NEI COSERVATORI. Ma oltre ai giudizi negativi del fronte euroscettico britannico, è dallo stesso Partito conservatore del premier Cameron che arriva qualche critica.
Come quella del sindaco di Londra, Boris Johnson, secondo il quale Londra deve puntare a ottenere «molto, molto di più».
Meno critico è invece un altro politico conservatore britannico, l'eurodeputato Syed Kamall: «David Cameron ha già compiuto notevoli progressi nei quattro settori di riforma che ha esposto e sono sicuro che ne farà ulteriori prima del vertice febbraio», ha ricordato.

Tante concessioni, ma l'Eurozona non si tocca

L'assemblea del parlamento europeo.

(© GettyImages) L'assemblea del parlamento europeo.

Per quante concessioni siano state fatte da Bruxelles, c'è però un limite: l'Eurozona non si tocca.
La proposta prevede infatti la salvaguardia dei diritti degli Stati membri fuori dalla zona euro, ma dice 'no' al veto sulle decisioni dell'Eurozona.
«Per quanto riguarda la governance economica, assicuriamo il pieno rispetto di chi vuole approfondire l'Unione economica e monetaria e di chi no», si legge nella proposta.
Ma «dare le necessarie rassicurazioni alle preoccupazioni degli Stati non-euro non può costituire un veto né rinviare decisioni urgenti».
DA LONDRA NIENTE SALVATAGGI. Insomma i Paesi dell'eurozona «rispettano» il mercato unico e gli interessi dei Paesi che non ne fanno parte, ma questi  loro volta «si astengono» dal frenare quelli che vogliono più integrazione.
Il testo specifica inoltre che le leggi europee su Unione bancaria e poteri di Bce, Single Resolution Board, «si applicano solo alle banche dell'Eurozona e che Londra non dovrà mai contribuire a salvataggi di Paesi Euro».
Un'altra rassicurazione fatta da Bruxelles a Cameron, perché come ha spiegato Tusk nella lettera inviata ai leader dell'Ue che accompagna la proposta, «mantenere l'unità della Unione europea è la più grande sfida per tutti noi».
Ora resta da capire se il Regno Unito voglia ancora far parte di questo «noi».


Twitter @antodem

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