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Politica 

Casa Bianca, guerra legale

In Usa leggi per condizionare il voto. Gli avvocati sono in allerta. Romney, mormone di ferro (video). Obama avanti.

PRESIDENZIALI

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Nella migliore delle ipotesi il nome del presidente degli Stati Uniti potrebbe essere annunciato a metà della notte. Nella peggiore, a gennaio 2013.
Tra l'uno e l'altro estremo, pesano le infinite variabili dell'election day del 6 novembre: ritardi nelle operazioni di voto e contestazioni concentrate anche in uno solo degli Stati in bilico potrebbero avere un impatto sull'assegnazione dei delegati che fanno la differenza per conquistare la Casa Bianca.
LA BATTAGLIA LEGALE.  Così, mentre i media continuano a sputare sondaggi e Mitt Romney e Barack Obama si rincorrono nella maratona degli ultimi comizi, è cominciata un'altra guerra.
Stormi di legali in abito scuro sono già in volo verso l'Ohio, dove l'amministrazione repubblicana ha cambiato le regole del voto con un blitz dell'ultimo minuto.
Con l'incubo della Florida che si riaffaccia alla porta, i due partiti hanno affilato le unghie (degli avvocati), pronti a una battaglia legale senza esclusione di colpi.

In Florida è già scontro sul voto anticipato

Con un vantaggio netto negli Swing state spostati a Est - Virginia, Ohio e New Hampshire - e la riconferma in Pennsylvania, la partita per la Casa Bianca potrebbe essere chiusa prima del previsto, a favore di Obama.
Ma la paura, soprattutto in campo democratico, è che le operazioni di voto si prolunghino all'infinito.
Per scacciare i fantasmi di 12 anni fa, anno 2000, quando Al Gore perse le elezioni dopo operazioni di riconteggio estenuanti e forse non proprio limpide, e dopo una sentenza della Corte suprema, la Florida ha modificato le regole sullo spoglio elettorale. Ora se il divario tra i due candidati è dello 0,5% o inferiore, il riconteggio scatta automaticamente e su base nazionale. Riparata una falla, però, se ne sono aperte altre.
MENO TEMPO PER VOTARE. Nel Sud del Paese è infatti scoppiata la polemica sul voto anticipato. L'amministrazione repubblicana ha ristretto il periodo per recarsi al seggio da 14 a otto giorni, con la chiusura dell'early voting il 3 novembre.
Le lunghe file, però, hanno impedito a molti elettori di votare. Domenica 4, i democratici hanno presentato ricorso in tribunale e in qualche roccaforte gli uffici hanno sfidato il Grand old party (Gop) e sono rimasti aperti.
In Iowa le parti sono rovesciate. Il comitato del partito repubblicano ha scritto una lettera ufficiale di protesta accusando i democratici di convincere gli anziani a votare per corrispondenza anche per i propri familiari.

Il braccio di ferro sui documenti di identità

Sullo sfondo rimane la questione dei documenti di identità. Negli Usa per votare non è richiesta alcuna certificazione, solo una registrazione preliminare. I repubblicani, invece, avevano cercato di far passare norme più severe con l'obiettivo, dicono i democratici più critici, di scoraggiare le minoranze pro Obama.
In Pennsylvania è stata varata la legge che - parole di un deputato repubblicano - «avrebbe permesso a Romney di vincere».
GOP BOCCIATO IN TRIBUNALE. I democratici hanno fatto ricorso e il 3 ottobre il tribunale ha respinto le nuove norme: potranno entrare in vigore solo dopo le elezioni. Leggi simili sono state presentate e poi ritirate anche in Colorado e in Florida.
I conservatori, però, non si sono arresi. E hanno registrato una parziale vittoria in Virginia.
A Richmond, gli elettori sono tenuti alternativamente a presentare un documento di identità o a garantire di poterlo presentare dopo il voto. E cioè in caso di riconteggio. 

Il blitz repubblicano e il rischio riconteggio in Ohio

Il vero campo di battaglia è, però, l'Ohio: la terra dell'automobile, degli operai bianchi colpiti dalla crisi e salvati dall'amministrazione Obama.
Il 16 ottobre la Corte suprema aveva bocciato una legge sui documenti di identità, considerandola discriminatoria. Ma i sostenitori di Romney ci hanno riprovato. Venerdì 2 novembre, con una delibera dell'ultimo minuto, il segretario di Stato John Husted ha reintrodotto l'obbligo di identificazione.
I democratici hanno già impugnato la legge. Ma per ora gli elettori sono tenuti a presentarsi con la patente o altri documenti o a registrare il numero della sicurezza sociale.
IL VOTO PER CORRISPONDENZA. Inoltre, Husted ha inviato a tutti gli elettori il modulo per votare per corrispondenza, complicando l'intero processo elettorale.
Con questa mossa, infatti, i cittadini che si recheranno ai seggi dovranno dimostrare di non aver già espresso una preferenza. In caso contrario, il loro voto resterà provvisorio e verrà conteggiato dal 17 novembre.
A complicare la faccenda anche le regole sul riconteggio. In Ohio scatta con uno scarto dello 0,25%, ma solo quando i risultati sono ufficiali per tutte le contee: la legge dà ben 21 giorni di tempo per concludere lo spoglio.

Con il pareggio, una presidenza Frankenstein

Resta, infine, la possibilità di un pareggio: 269-269. La probabilità è inferiore all'1%, ma se l'impensabile dovesse accadere, il vantaggio sarebbe tutto repubblicano.
A quel punto infatti bisognerebbe attendere l'insediamento del congresso a gennaio 2013 e poi il voto.
Secondo la legge americana, infatti, alla Camera dei rappresentanti toccherebbe la designazione del presidente e al Senato quella del vice. Ma con due sistemi di voto differenti: nella Camera alta è previsto un voto ogni senatore, in quella bassa invece il voto è per Stato.
A conti fatti, è prevedibile che alla Camera venga nominato Romney e al Senato Joe Biden. La prospettiva è dunque la creazione di un ticket Frankenstein che bloccherebbe il Paese.
Insomma, la storia è tutt'altro che semplice. Gli avvocati sono avvertiti.

Lunedì, 05 Novembre 2012


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Un elettore in Ohio per l'ultimo giorno di early voting.

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