Caso al-Nimr, l'Arabia Saudita rompe le relazioni con l'Iran

Sale la tensione tra i Paesi rivali dopo l'esecuzione di Nimr al-Nimr, importante leader religioso sciita, da parte di Riad. Le diplomazie al lavoro.

04 Gennaio 2016

Folla in piazza dopo l'esecuzione di Nimr al Nimr, influente leader religioso sciita.

(© Ansa) Folla in piazza dopo l'esecuzione di Nimr al Nimr, influente leader religioso sciita.

L'alta tensione tra Arabia Saudita ed Iran rischia di mandare in fumo quel poco che è stato ottenuto in campo diplomatico per pacificare la situazione in Medio Oriente.
Domenica 3 gennaio Riad ha annunciato la rottura delle relazioni tra i due Paesi, chiedendo ai diplomatici iraniani di lasciare l'Arabia e ritirando i propri da Teheran. Poche ore prima, erano state della guida suprema iraniana Ali Khamenei le parole più forti - «la vendetta divina si abbatterà sui politici sauditi» - e sua anche l'immagine più eloquente: un boia bifronte, una parte vestita con l'abito bianco saudita e l'altro con quello nero dell'Isis.
È stato proprio Khamenei a dare la versione ufficiale della condanna iraniana all'esecuzione dell'imam Nimr al-Nimr, nel secondo giorno dell'ira sciita contro la monarchia saudita.
L'ESCALATION DIPLOMATICA. La risposta di Riad non si è lasciata attendere. In serata il ministro degli esteri saudita Adel al-Jubeir ha annunciato in televisione la rottura delle relazioni diplomatiche con Teheran, lasciando 48 ore di tempo ai diplomatici iraniani espulsi per lasciare il paese.
«Dio onnipotente non rimarrà indifferente - è stato poco prima il monito di Khamenei sul suo sito ufficiale - al sangue innocente, e questo sangue sparso in modo ingiusto affliggerà rapidamente» i nuovi governanti di Riad, quelli guidati da re Salman.
Una condanna ed un rinvio ad una punizione futura che più autorevoli (e minacciosi) non potevano essere, e che si accompagnano a quelle che giungono dalle diverse voci del governo di Hassan Rohani. Le quali hanno anche ammonito i manifestanti a non deragliare dai binari della legalità, come accaduto con l'attacco all'ambasciata saudita, devastata e messa a fuoco nonostante i cordoni ed i rinforzi di polizia pur preventivamente ordinati.
Intanto le due diplomazie si affrettano nel cercare di portare dalla propria parte l'opinione internazionale.
ONU: «INQUIETANTI LE ESECUZIONI SAUDITE». Il ministro degli Esteri Javad Zarif ha accusato Riad di violazione dei diritti umani e di sostegno al terrorismo in telefonate con la rappresentante della politica estera Ue Federica Mogherini - che ha cercato di «disinnescare le tensioni» e fermare l'escalation - e il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon, il cui commissario per i diritti umani ha definito «inquietanti» le esecuzioni saudite.
Diritti che per il presidente Rohani sono stati violati da Riad insieme ai valori islamici, mentre le Guardie della rivoluzione insistevano sulle responsabilità del wahabismo e salafismo sunnita di marca saudita nel generare i mostri del terrorismo e dell'Isis.
«L'IRAN NON PUÒ PARLARE DI TERRORISMO». Ma da Riad la risposta era stata pronta: «Il regime iraniano è l'ultimo al mondo che può accusare gli altri di sostenere il terrorismo», ha detto un funzionario del ministero saudita, visto che «sponsorizza il terrore ed è condannato dalle Nazioni Unite e da molti Paesi». Fra i quali gli Usa, che usano ancora il termine per indicare il suo sostegno a gruppi palestinesi di Gaza e a Hezbollah in Libano.

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