Colonia, la Germania senza Stato di Angela Merkel

Polizia in balia degli ubriachi, accoglienza dei migranti nel caos. La cancelliera è sotto attacco. I gravi problemi di ordine pubblico fanno vacillare il governo.

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08 Gennaio 2016

La polizia di Colonia a una manifestazione contro le violenze.

(© Getty Images) La polizia di Colonia a una manifestazione contro le violenze.

In un anno in Germania sono entrati quasi un milione e 100 mila migranti, cinque volte tanto il 2014.
La maggioranza da quando, nell’estate, la cancelliera Angela Merkel ha pronunciato il sì ai «siriani» e poi, in un’intervista radiofonica, il subito rimangiato «nessun limite ai profughi».
Iracheni, afghani, pachistani, dalle registrazioni del ministero dell'Interno anche migliaia di marocchini si sono messi in marcia negli ultimi mesi verso la terra promessa, che a Capodanno si è svegliata con le inquietanti denunce delle violenze contro più di 150 donne nelle piazze dei brindisi a Colonia, Amburgo, Stoccarda, Düsseldorf e chissà in quante altre città ancora.
SICUREZZA FUORI CONTROLLO. Le autorità tedesche tentano di risalire agli autori e alla dinamica dell’accaduto, Merkel vuole «fermezza».
Senza saltare a conclusioni affrettate sui «profughi» - un grande corteo tra immigrati e richiedenti asilo è sfilato a Colonia in solidarietà alle vittime e alcuni sospettati sarebbero nel Paese da anni -, l’impressione è che la polizia sia stata colta impreparata da un fenomeno sfuggito di mano che, per proporzioni e rapidità, non è in grado di controllare e finora neanche interamente di comprendere.
ANGELA MERKEL ASSEDIATA. Una fronda dei cristiano-democratici (Cdu-Csu) della cancelliera la accusa di «salto nel buio», Comuni e Land vogliono più fondi e non hanno più strutture per l’accoglienza, quando in Grecia entrano 1.500 migranti al giorno, diretti verso Nord.
I Paesi scandinavi chiedono di sospendere la libera circolazione di Schengen e tra i tedeschi i movimenti razzisti e populisti come Pegida mietono migliaia di consensi.

L’orda della stazione di Colonia e «la legge del più forte»

Una donna chiede conto alla cancelliera Merkel delle violenze di Colonia.

(© Getty Images) Una donna chiede conto alla cancelliera Merkel delle violenze di Colonia.

I dati del governo Merkel sul boom di migranti sono sovrastimati per le espulsioni e i passaggi, non ancora integrati nel conteggio, di parte dei richiedenti asilo in altri Paesi.
Ma non tengono neanche conto delle centinaia di stranieri che ogni notte attraversano invisibili le montagne tra l’Austria e la Germania e delle altre migliaia che gravitano nelle stazioni e nei luoghi pubblici, in attesa di venire schedati e trasferiti nelle strutture per l’emergenza.
Chi ha i requisiti per fare domanda da rifugiato si presenta alle autorità o aspetta il suo turno: la priorità va ai siriani, agli iracheni delle aree del conflitto e agli eritrei perseguitati dal regime di Isaias Afewerki.
MARGINALITÀ E DEGRADO. I richiedenti asilo afghani e di altri Paesi asiatici e africani vengono esaminati in seconda battuta o, nel caso di evidenti cosiddetti «migranti economici», subito rispediti indietro.
Il degrado si ingrossa nei luoghi di transito, con gli arrivi continui di nuovi profughi, gli irregolari a rischio espulsione che restano in clandestinità e tanti altri che si perdono, mischiandosi al sottobosco di immigrati di vecchie generazioni, mai integrati. Altre migliaia di disperati senza un lavoro, tra la marginalità di strada.
GLI AGENTI SOPRAFFATTI. Problematiche irrisolte, anche in Germania, prima dell’ondata migratoria del 2015, figuriamoci da settembre: un rapporto del 4 gennaio della polizia di Colonia, arrivato ai media, descrive a San Silvestro la partenza dalla stazione di «un’indescrivibile massa di uomini pesantemente ubriachi, incuranti della polizia».
Agenti travolti dal branco e presi alla sprovvista, sopraffatti dallo scatenarsi improvviso di «pestaggi, furti, assalti alle donne»: «Erano in troppi e tutti insieme», ammettono, «impossibile anche identificare i responsabili, era la legge del più forte».

La polizia in balia del branco, grave allarme di sicurezza

Un corteo in piazza della stazione a Colonia, dopo i fatti di Capodanno 2016.

(© Getty Images) Un corteo in piazza della stazione a Colonia, dopo i fatti di Capodanno 2016.

Poliziotti in divisa accerchiati, testimoni minacciati dalle bande di predatori.
«Sono siriano, Frau Merkel mi ha invitato, dovete trattarmi bene!», gridava uno di loro.
Sconcerto e tanto imbarazzo anche a mettere nero su bianco il dossier della «vergogna»: l’accaduto è diventato di dominio pubblico quasi una settimana dopo, gli agenti sotto anonimato hanno confessato di essere stati feriti da petardi e bottigliate.
«Mai vista tanta mancanza di rispetto in 30 anni di servizio», gente che strappava i fogli di soggiorno, «tanto domani me li rendono nuovi!», e poliziotti, raccontavano, «arrivati troppo presto al limite» per il «poco personale» e il «debole equipaggiamento».
SCOMPARSI NEL NULLA. C’è un grave problema di ordine pubblico in Germania, dovuto anche ai tagli degli ultimi anni alle forze dell’ordine. Si dovranno blindare le piazze con l’esercito (già in campo per l’antiterrorismo) come Parigi e Bruxelles, e dichiarare lo stato d’emergenza?
Al momento gli indiziati delle violenze e dei furti di Capodanno sono meno di una 20ina: l’orda di Colonia si è dissolta nella nebbia dell’alba quasi non fosse mai esistita, la massa di balordi è tornata verso i binari e scomparsa come un’allucinazione collettiva.
Invece c'era e c'è: la sua furia è lo sfogo di un male che cova e si accumula, fino a esplodere. Ci «poteva scappare il morto», dicono i poliziotti.
COLONIA, «NO-GO AREA». Ora il sindaco Henriette Reker, già accoltellata da uno xenofobo per aver difeso i migranti, è subissata dalle contestazioni, anche per aver suggerito alle donne di «tenersi a un braccio di distanza dagli stranieri», «alla larga da chi non si conosce».
Il governatore della Baviera e capo della Csu, Horst Seehofer, intima alla cancelliera il dietrofront sull’accoglienza («così non si può più andare avanti»), Pegida infiamma le piazze dell’Est, il vice della Cdu Armin Laschet pretende le «dimissioni del capo della polizia di Colonia». La «Renania settentrionale-Westfalia è una no-go area», attacca.
Un Land di ex proletari, generoso, multiculturale, aperto, forse fin troppo.
 

Twitter @BarbaraCiolli

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