Confindustria, Boccia corre più del big Vacchi

Prime rilevazioni dei saggi: l'imprenditore campano in vantaggio di 10-15 voti. Vacchi paga il rapporto coi poteri forti. Ma la sfida da qui al 31 marzo è aperta.

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16 Marzo 2016

Vincenzo Boccia, candidato alla presidenza della Confindustria.

(© ImagoEconomica) Vincenzo Boccia, candidato alla presidenza della Confindustria.

Qualcuno parla anche di 15 voti in più.
Al Mortirolo della corsa alla presidenza di Confindustria (l’esposizione davanti al Consiglio generale dei programmi) Vincenzo Boccia parte in vantaggio rispetto ad Alberto Vacchi. 
Stando alle rilevazioni (parziali e ufficiose) fatte dai tre saggi (Adolfo Guzzini, Giorgio Marsiaj e Luca Moschini) che stanno incontrando i grandi elettori, l’imprenditore campano della carta avrebbe raccolto finora maggiori consensi rispetto al re bolognese del packaging.
RIBALTONI NON ESCLUSI. Ma se la tendenza sembra confermata nelle ultime settimane, la contesa è tutt’alto che chiusa visto che il margine non esclude capovolgimenti da qui al 31 marzo 2016, quando l’assemblea generale di Confindustria deve decidere il successore di Giorgio Squinzi. 

Marcegaglia amica di Boccia, Vacchi vicino a Prodi

Alberto Vacchi, presidente di Confindustria di Bologna.

(© ImagoEconomica) Alberto Vacchi, presidente di Confindustria di Bologna.

In quest’ottica la giornata del 18 marzo potrebbe essere decisiva.
Davanti al Consiglio generale prima tocca a Guzzini, Marsiaj e Moschini annunciare che i due candidati ancora in lizza (Boccia e Vacchi) hanno almeno il 20% dei consensi tra gli iscritti.
Quindi potrebbero - il condizionale è d’obbligo - anche comunicare l’esito della loro prima rilevazione. Poi la platea sarà tutta per i due sfidanti.
PROGRAMMI ESPOSTI PRIMA. Rispetto al passato Boccia e Vacchi possono esporre agli elettori il loro programma prima della nomina.
Il passaggio può essere determinante, perché davanti ai rappresentanti di tutte le categorie si possono convincere i colleghi a cambiare idea oppure c’è l’occasione di mandare messaggi agli indecisi. 
Per esempio sia l’imprenditore salernitano sia quello bolognese potrebbero rispondere alle sollecitazioni di Mauro Moretti di Finmeccanica, che attraverso i microfoni di Report ha criticato le alte tariffe di Confindustria e ha chiesto una nuova spending review dopo la riforma Pesenti.
DECISIVE LE PARTECIPATE. Decisive allora saranno le trattative sulle vice presidenze e i consensi delle partecipate del Tesoro, che oltre ad avere un pesante pacchetto di voti, sono le realtà che - come ha rivendicato proprio Moretti - pagano le quote più alte, dopo il ridimensionamento in Italia di colossi come Fiat e Pirelli.
Eni, Enel, Finmeccanica o Poste non sono uscite allo scoperto. E difficilmente lo faranno.
Ma se è nota l’amicizia tra la presidente di Eni (e past president di viale dell’Astronomia) Emma Marcegaglia e Boccia, il rapporto privilegiato tra Vacchi e un antagonista di Renzi come Romano Prodi potrebbe facilitare la scelta degli ex monopolisti.   

A rimescolare i giochi potrebbero essere i franchi tiratori 

Alberto Vacchi.

Alberto Vacchi.

Ma chi ha visto le prime rilevazioni nota due elementi solo apparentemente contrastanti: Boccia nel cosiddetto voto consiliare mostrerebbe un chiaro vantaggio, mentre lo scarto sarebbe minimo in quello “territoriale”.
Tradotto: alla conta finale potrebbe essere molto alto il numero di “franchi tiratori”, pronti a votare in contrasto con le disposizioni delle territoriali o delle associazioni di appartenenza.
La cosa potrebbe diventare un nuovo ostacolo per Vacchi, che dalla sua ha visto schierarsi le aree con più iscritti come Assolombarda o Bologna.
BOCCIA COL PASSAPAROLA. Così è facile dire che al momento si sta mostrando vincente la strategia di Boccia.
Che non è stato affiancato da spin doctor e grandi agenzie di comunicazioni come il rivale, ma che si è affidato soltanto al passaparola.
Boccia, infatti, conosce ogni meandro di viale dell’Astronomia. Qui è stato vice presidente dei giovani, presidente della Piccola e responsabile del credito negli anni di Squinzi.
Proviene da una categoria trasversale e ha una conoscenza capillare del territorio. Non a caso ha dalla sua tutto il Nord-Ovest e il Sud e ha conquistato importanti consensi nel Nord-Est.
BOOMERANG PER VACCHI. Qualcuno dice che con l’indebolimento dei grandi gruppi è sempre più necessario dare un riconoscimento alle piccole e medie imprese.
Il primo a capirlo è stato proprio Vacchi, che da presidente di Bologna ha lavorato non poco per la fusione con la locale Api, garantendo alle Pmi maggiore moral suasion sulla scelta dei vertici.
Ma la cosa sta passando in secondo piano.
Intervistando i grandi elettori i saggi si sarebbero accorti che Vacchi, pur partito avvantaggiato, starebbe pagando quelli che in teoria avrebbero dovuto essere i suoi punti di forza. 
Le territoriali con forte numeri d’iscritti (Assolombarda, Bologna) subito schierate con lui hanno finito per scatenare non pochi dubbi nelle realtà più piccole.
RAPPORTI FORTI CON LA CGIL. Non gli avrebbe giovato neanche il rapporto molto forte con Romano Prodi e con la Cgil: gli ultimi accordi sindacali fatti dalla sua Ima sono all’insegna della pax sociale e lontani dall’approccio dei falchi di Federmeccanica.
E non è piaciuto a tutti neppure l’endorsement di Gianfelice Rocca, dietro al quale in molti avrebbero visto il tentativo di mettere le mani su Confindustria per poi allungarle su Il Sole 24 Ore e fonderlo con il Corriere della sera. Un piano che Mr Techint ha smentito, ma che a Mediobanca non smettono di coltivare. 
 

Twitter @FrrrrrPacifico

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