Consiglio europeo, trovato l'accordo sulla Brexit

L'accordo raggiunto all'unanimità. Si tratta a oltranza per la questione migranti.

19 Febbraio 2016

Il premier britannico David Cameron (a sinistra) durante il Consiglio europeo sulla Brexit del 19 febbraio 2016.

(© Ansa) Il premier britannico David Cameron (a sinistra) durante il Consiglio europeo sulla Brexit del 19 febbraio 2016.

A Bruxelles è arrivata l'intesa per evitare la Brexit.
L'accordo, ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, è stato raggiunto all'unanimità.
Anche il premier britannico David Cameron ha confermato su Twitter: «Ho negoziato un accordo per dare al Regno Unito uno speciale status nella Ue. Lo sosterrò domani al consiglio dei ministri».

«Abbiamo garantito protezione al nostro sistema finanziario, alle nostre banche e alle nostre imprese», ha affermato Cameron in conferenza stampa, «per la prima volta è stato affermato che l'Unione europea ha due valute monetarie», l'euro e la sterlina. La strada per il referendum è segnata, ma la posizione del premier ora è chiara: «Posso raccomandare di votare per la permanenza» della Gran Bretagna nella Ue. E allo stesso tempo «non farà mai parte del superstato europeo» né di un «superesercito europeo».
FRENO D'EMERGENZA PER SETTE ANNI. La Gran Bretagna potrà attivare per sette anni il cosiddetto 'freno d'emergenza' per l'accesso dei benefici al welfare. Nel testo è precisato che la limitazione si applicherà «a tutti i lavoratori nuovi arrivati per un periodo di 7 anni». L'accesso ai benefici è graduale nell'arco di quattro anni. La richiesta di Cameron era di 7 anni, rinnovabili per due periodi di 3 anni ciascuno.
Londra ha strappato una concessione anche sul fronte migranti: i nuovi entrati in Gran Bretagna dovranno attendere quattro anni per usufruire pienamente dei servizi forniti dallo Stato.
UNIONE PIÙ STRETTA? NON PER LONDRA. Inoltre Londra ha ottenuto che «al momento della prossima revisione dei Trattati» venga inserito un paragrafo in cui sia esplicitamente scritto che Londra è esentata dal concetto di «ever closer Union» («Unione sempre più stretta», il principio su cui si fonda l'Europa sin dal Trattato di Roma del 1957).
L'accordo tra Ue e Gran Bretagna entrerà in vigore solo quando il governo britannico comunicherà che il referendum avrà confermato la volontà di restare nella Ue. Nel testo dell'accordo è scritto che l'intero pacchetto di accordi, in caso contrario, «cesserà di esistere».
GUALTIERI: «TESTO MIGLIORATO». Roberto Gualtieri, uno dei tre negoziatori del parlamento europeo, ha affermato che «il testo è stato migliorato in molti aspetti». L'eurodeputato 'dem' ha specificato che per il capitolo sulle uniformità delle regole finanziarie e quello sulla 'sovranità' (ovvero sul concetto dell'integrazione politica) ci sono stati «notevoli passi avanti».
Gualtieri ha rivendicato il ruolo svolto dall'Italia nelle trattive: «È stato fatto un lavoro eccellente a cui il parlamento europeo e il governo italiano hanno dato un contributo importante: sono molto felice. È stato raggiunto un ottimo accordo che rispetta sia le richieste di non discriminazione del Regno Unito, sia le prerogative e il futuro dell'Eurozona. È molto positivo l'accordo da parte del Regno Unito circa la necessità di approfondire e di non ostacolare il rafforzamento dell'integrazione dell'Eurozona».
MICHEL: «NON CI SARÀ UNA SECONDA CHANCE». Si è dunque avverato l'auspicio del premier belga Charles Michel, che tornando alla sede del Consiglio europeo in vista della nuova sessione del vertice con i 28 capi di Stato e di governo, aveva detto che l'accordo andava trovato «entro la giornata di oggi», altrimenti «non ci sarà una seconda chance». Michel si era detto «convinto che l'Europa sia più forte con il Regno Unito», ma «non sono disposto ad accettare qualunque condizione».

Ancora da definire l'accordo sui migranti

Il primo ministro irlandese Enda Kelly a colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel durante il Consiglio europeo del 19 febbraio 2016.

(© Ansa) Il primo ministro irlandese Enda Kelly a colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel durante il Consiglio europeo del 19 febbraio 2016.

Ancora da definire, invece, l'intesa sui migranti. Mentre parte la stretta annunciata dall'Austria, con misure giudicate «illegali» dall'Unione europea, i leader dei 28 hanno rinviato il raggiungimento di un accordo alla cena di lavoro attualmente in corso. Accoglienza e transito di profughi e richiedenti asilo da una parte, Brexit dall'altra: sono i due temi su cui il Consiglio europeo cerca faticosamente di trovare un compromesso.
LA POLONIA RISPONDE ALL'ITALIA. Alla 'minaccia' del premier italiano Matteo Renzi di tagliare i fondi ai Paesi dell'Est Europa se non si mostreranno solidali sull'accoglienza dei migranti, ha risposto il ministro degli Affari europei polacco Konrad Szymaski: «Matteo Renzi non può ricattare nessuno. Penso che sui migranti dovremmo cercare soluzioni, non puntare il dito contro qualcuno».
«Non c'è nessun ricatto», ha replicato il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, «è pretesa di coerenza e di solidarietà e di rispetto degli impegni che si prendono quando si è membri della Ue e quando si adottano degli accordi che vanno attuati. Noi stiamo rispettando il nostro accordo in materia di solidarietà finanziaria, vorremmo che tutti rispettassero i loro accordi in materia di immigrazione e asilo». Quanto detto dal presidente del Consiglio Renzi «non è stata una minaccia o un ricatto, ma una constatazione di fatto», ha aggiunto Gozi.
L'AUSTRIA NON CAMBIA LINEA. L'Austria al momento non intende cambiare la sua linea. Vienna ha istituito tetti giornalieri per l'ingresso dei migranti sul proprio territorio, ripristinando di fatto i controlli alle frontiere nazionali e riducendo a 80 il numero delle richieste giornaliere di asilo politico.
Il cancelliere austriaco Werner Faymann ha dichiarato: «Non stiamo stabilendo a zero il tetto» dei rifugiati da accogliere, «ma adesso è il turno degli altri. Nel 2016 abbiamo deciso di accogliere fino a 37.500 richiedenti asilo, quando la quota dell'Austria sui 160 mila da redistribuire da Italia e Grecia è meno di duemila». Inoltre, ha ricordato ancora Faymann, «nel 2015 ne abbiamo accolti 90 mila, non potremmo fare di più». 
LA GERMANIA SCETTICA SUL PIANO DI VIENNA. A sua volta il ministro dell'Interno tedesco, Thomas de Maiziere, ha assicurato che Berlino non accetterà soluzioni unilaterali alla crisi dei migranti, che lascinao «tutto il peso sulla Germania». L'Ungheria, intanto, chiuderà tre valichi ferroviari con la Croazia a partire da domenica 21 febbraio, una misura che dovrebbe durare 30 giorni. I passaggi di frontiera interessati sono quelli di Murakeresztur-Kotoriba, Gyekenyes-Koprivnica e Magyarboly-Beli Manastir.

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