Dal Pd al M5s: quando la politica strumentalizza i morti

I dem "arruolano" Falcone a favore del referendum. I grillini insorgono. Ma hanno fatto lo stesso con Mennea. Contro Roma 2024. Da Renzi-Berlinguer a Giovanardi-Borsellino: il vizio è bipartisan.

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23 Settembre 2016

Forse sono i sondaggi che iniziano a fare paura.
O forse, più semplicemente, è cattivo gusto.
Fatto sta che nella grande battaglia che sta dividendo il Paese, quella sul referendum costituzionale, il sindaco Pd di Ercolano Ciro Bonajuto, fedelissimo di Maria Elena Boschi, ha deciso di portare dalla parte del 'sì' niente di meno che il compianto Giovanni Falcone.
LA FRASE 'RUBATA' A FALCONE. In alcuni manifesti apparsi nelle strade del comune alle pendici del Vesuvio si trova, sopra l'indicazione di voto, una citazione del magistrato ucciso il 23 maggio del 1992 dalla mafia: «Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando c’è da rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare».
Bellissime parole, ma che di certo Falcone non pronunciò con il pensiero rivolto alla riforma su cui il governo Renzi ha scommesso tutto.


  • Il manifesto del Pd a Ercolano.



«IL GOVERNO FA PARLARE I MORTI». «È indegno e vergognoso che il Pd arruoli fra i sostenitori del “sì” anche Giovanni Falcone. Comprendiamo che Renzi, la Boschi e i loro accoliti non abbiano argomenti per sostenere una riforma indifendibile ma, almeno, dovrebbero avere rispetto per i morti lasciandoli in pace», hanno tuonato i deputati M5s della commissione Affari costituzionali della Camera.
«Il governo, dopo aver associato ad una eventuale vittoria del 'no' l'aumento del rischio terrorismo, l'aumento dello spread, l'arrivo delle cavallette e delle piaghe d'Egitto», proseguono i pentastellati, «ora comincia a far parlare anche i morti. Il prossimo testimonial del trio Renzi-Boschi-Verdini sarà Paolo Borsellino?».

Renzi 'arruola' Berlinguer: «Era per il monocameralismo»

Il vizio di affidarsi a eroi bipartisan per sostenere battaglie ideologiche è piuttosto comune nel mondo della politica, a destra come a sinistra.
Matteo Renzi in persona nel maggio del 2016 ha 'chiamato a testimoniare' Enrico Berlinguer a difesa della sua riforma costituzionale. «La sinistra è sempre stata per superare il bicameralismo. Berlinguer parlava direttamente di monocameralismo».
Parole poi diventate un titolo sulle pagine dell'Unità: «Berlinguer era per il monocameralismo».
Una strumentalizzazione che non ha fatto per nulla piacere alla figlia dello storico leader comunista, Bianca.
IL PD SCOMODA ANCHE INGRAO E IOTTI. Negli stessi giorni, il Partito democratico ha fatto infuriare anche gli eredi di Pietro Ingrao e Nilde Iotti, altri capisaldi del Partito comunista, arruolati virtualmente nella campagna per il “sì” attraverso citazioni fatte circolare sui social in cui si sottintendeva il loro favore alla riforma del Senato.
«Gira da ieri su Facebook una foto di papà con appiccicato sopra un grosso 'sì' e il simbolo del Pd», ha attaccato la figlia di Ingrao, «prendendo a pretesto frasi pronunciate in tutt'altro contesto e avendo in mente tutt'altra riforma. Non so chi siano gli ultras renziani che hanno avuto questa brillante idea».

 

  • Il post di Celeste Ingrao contro il Pd.

“Veri” partigiani contro “falsi” partigiani

Nella politica del XXI secolo, esiste un'altra fazione che i partiti si litigano a intervalli regolari: i partigiani.
Gli uomini e le donne che si sono sacrificati e hanno combattuto contro il fascismo restano fondamentali in un Paese costruito proprio sulle ceneri della dittatura. Soprattutto perché erano tra coloro che scrissero la Costituzione che ora si vuole cambiare.
Il governo, fin dall'inizio della sua campagna, ha cercato di ottenere il favore dei protagonisti della Resistenza, dei loro eredi e di tutti coloro che si riconoscono nei loro valori.
In seconda battuta, visti gli scarsi risultati, è passato al contrattacco.
LA SINISTRA SI SPACCA. «Come direttivo nazionale, l'Anpi ha sicuramente preso una linea», ha dichiarato sempre a maggio il ministro Boschi riferendosi al “no” della Associazione nazionale partigiani al ddl che porta il suo nome, «poi però ci sono molti partigiani, quelli veri, che hanno combattuto, e non quelli venuti poi, che voteranno 'sì' alla riforma costituzionale».
Apriti cielo. Nella sinistra già frantumata la temperatura ha toccato i livelli di guardia, con Pier Luigi Bersani sul piede di guerra.
 

  • Il tweet di Pier Luigi Bersani sulla polemica Boschi-partigiani.



BOSCHI REPLICA 4 MESI DOPO. Quattro mesi dopo, il polverone non si era ancora abbassato che la Boschi difendeva nuovamente la sua riforma appellandosi ai partigiani.
«I valori della Resistenza non vengono traditi o messi in discussione, perché li condividiamo e li difendiamo», ha dichiarato il 16 settembre, sapendo che, 'veri' o 'finti', gli eroi portano consenso.

Olimpiadi, il M5s tira Mennea per la giacchetta

Il vizietto di scomodare defunti a fini politici appartiene anche allo stesso M5s che ora punta il dito contro il Pd per il caso Falcone.
Nel sostenere il “no” alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, il il vice sindaco della capitale, Daniele Frongia, ha citato il libro di Pietro Mennea intitolato I costi delle Olimpiadi, scritto nel 2012.
LE DIMENTICANZE DI FRONGIA. Nel libro Mennea parlava del rischio di speculazioni legato all’organizzazione delle Olimpiadi nel nostro Paese.
Peccato che il più forte corridore italiano di sempre, detentore del record dei 200 metri per 17 anni, si riferisse ai Giochi del 2020, non a quelli del 2024.
Un particolare che Frongia, ripreso in prima pagina dal Fatto Quotidiano, ha dimenticato di evidenziare.
L'ACCUSA DI MALAGÒ. A correggerlo è stata la moglie del velocista, Manuela Olivieri, con una lettera al Corriere della Sera e un'altra al presidente del Coni Giovanni Malagò.
Lo stesso Malagò, nella conferenza stampa successiva al 'no' della sindaca Virginia Raggi, ha dichiarato: «Qualcuno ha tirato per la giacchetta anche Pietro Mennea. Lui era contrario a quelle Olimpiadi (del 2020, ndr) ed era favorevole a queste, me lo ha scritto anche la moglie. Sono tutte strumentalizzazioni e alibi».

Legalizzazione, Giovanardi e Gasparri si fanno scudo con Borsellino

Se il Pd oggi tira in ballo Giovanni Falcone, nel 2014 il centrodestra fece lo stesso con Paolo Borsellino.
Il giudice venne 'elevato' da Carlo Giovanardi a nume tutelare della legge contro la legalizzazione delle droghe leggere.
LA CONFERENZA DEL 1989. Il senatore, sul suo sito, si dichiarò «contro la legalizzazione, con Borsellino».
Lo fece aggrappandosi alle parole pronunciate dal magistrato a margine di una conferenza tenuta nel 1989.
In un contesto storico ed economico non certo paragonabile a quello attuale.
 

  • L'intervento di Borsellino sulla legalizzazione, nel 1989.



L'ATTACCO A CANTONE. Lo stesso ha fatto più di recente Maurizio Gasparri, scagliandosi contro le parole del presidente dell'Anac Raffaele Cantone, che in un'intervista del 18 agosto si era azzardato ad aprire alle droghe leggere.
«A Cantone, che oggi dirige l'Autorità anticorruzione, invierò i testi di Paolo Borsellino che spiegano perché si debba essere contrari alla legalizzazione della cannabis», aveva commentando Gasparri.
In fondo, come si fa ad andare contro a Borsellino?


Twitter @apradabianchi

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