Politica
ELEZIONI
Egitto, urne ad alta tensione
Si vota per scegliere il presidente: per i Fratelli musulmani Morsi è al 69% contro l'ex premier Shafiq.
Per i militari il parlamento è già sciolto. Affluenza record in mattinata, poi pochi elettori.
I Fratelli musulmani hanno già il verdetto delle elezioni presidenziali in Egitto e hanno iniziato a festeggiare. Secondo lo staff di Mohamed Morsi, il candidato che affronta nel ballottaggio l'ultimo premier sotto Hosni Mubarak, Ahmad Shafiq, i Fratelli musulmani avrebbero incassato il 69% di consensi nella prima giornata di voto.
Subito dopo l'annuncio, però, il capo del consiglio supremo delle forze armate Hussein Tantawi ha comunicato che il parlamento egiziano deve considerarsi sciolto da venerdì 15 giugno in base alla pronuncia della Corte Costituzionale.
I Fratelli musulmani hanno subito risposto a Tantawi, spiegando di considerare nulla la decisione di scegliere l'Assemblea e hanno chiesto un referendum sulla decisione della Corte. Anche il presidente del parlamento, Saad El Katatni, del partito dei Fratelli musulmani, ha affermato che lo scioglimento è illegittimo e deve essere deciso solo dopo un referendum.
La lettera dei militari è l'ennesimo colpo di scena nella tormentata transizione egiziana che sta portando gli elettori a scegliere Morsi anche perché ormai depotenziato, privato del suo bacino di potere parlamentare.
SI VOTA ANCHE DOMENICA 17. Tuttavia il risultato del voto, che arriva dopo il flop della manifestazione in piazza Taharir che avrebbe dovuto riaccendere le proteste non è scontato, visto che gli egiziani hanno ancora domenica 17 per scegliere il nuovo presidente.
MORSI IN VANTAGGIO NEI SONDAGGI. Sono oltre 50 milioni gli elettori che devono decidere tra i due candidati alla successione di Mubarak, condannato all'ergastolo per le oltre 800 morti di manifestanti avvenute durante la rivolta del febbraio 2011. Stando ai sondaggi, Morsi sarebbe in vantaggio sul suo avversario, ma di poco: 24,8% contro il 23,7%.
Con questi margini, è forte il timore che, in Egitto, il voto presidenziale venga, alla fine, deciso dai brogli della Giunta militare al potere.
PANETTA CHIAMA TANTAWI. Non a caso, con l'apertura delle urne, il segretario americano alla Difesa Leon Panetta - dal quale dipendono, in larga parte, i finanziamenti Usa all'esercito egiziano - ha alzato la cornetta e chiesto al feldmaresciallo Hussein Tantawi, a capo dei generali, di «accelerare il processo di transizione politica, organizzando velocemente nuove elezioni legislative».
I copti hanno scelto di sostenere l'ex premier Shafiq
Dopo che la Corte costituzionale ha deciso lo scioglimento del parlamento appena eletto, Tantawi, recita una nota del Pentagono, ha «ribadito» a Panetta l'impegno del Consiglio surpremo delle Forze armate «a organizzare elezioni presidenziali libere e giuste».
Tra i due candidati arrivati al ballotaggio, il testa a testa è serrato. Gli oppositori di Shafiq vedono in lui un simbolo del vecchio regime, mentre quelli di Morsi, professore di ingegneria, temono che il suo partito possa imporre all'Egitto uno stato religioso.
NESSUNA COSTITUZIONE. I copti invece hanno deciso di sostenere Shafiq. «È l'unico che può riportare l'ordine nel Paese oltre a far rinascere l'economia», ha detto Naguib Gobrail, il presidente copto dell'Unione egiziana delle organizzazioni per i diritti umani (Euhro) che ha al suo interno il 70% di associazioni musulmane
Lo scetticismo però sta avendo la meglio. Perché il voto dovrebbe eleggere il nuovo raìs e provocare il ritiro dei generali entro fine mese.
Ma Morsi e Shafiq si contendono di fatto un paese senza Costituzione, dove non si conoscono nemmeno i poteri del presidente, e senza Parlamento, con il potere legislativo assunto dalla giunta fino a nuove elezioni politiche, ancora da decidere.
BASSA AFFLUENZA. Dopo l'affluenza record in mattinata, che aveva fatto prolungare l'orario di apertura delle urne da parte della commissione elettorale (la chiusura è stata alle 21 e non più alle 20), nell'arco della giornata sono andate assottigliandosi le lunghe code di elettori.
A confermare la bassa affluenza è stato il segretario della commissione elettorale secondo cui le cifre - non ancora disponibili - sono «anche molto più basse di quanto ci si aspettava». Intanto i movimenti pro-rivoluzione hanno dichiarato il boicottaggio del voto.
Sabato, 16 Giugno 2012

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