Elezioni Grecia, la disfatta di Unità Popolare

Unità Popolare, la costola ribelle di Syriza, è fuori dal parlamento: i 25 deputati eletti con Tsipras tornano a casa. Ma orgogliosi: «Noi contro i poteri forti».

20 Settembre 2015

L'ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha espresso il suo appoggio per Unità Popolare.

L'ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha espresso il suo appoggio per Unità Popolare.

Se i neonazisti di Alba Dorata festeggiano, i rossi oltranzisti di Unità Popolare sembrano orgogliosi del proprio fallimento.
Nonostante l'endorsement di Yanis Varoufakis (forse addirittura controproducente), e l'appoggio dell'ex presidente del parlamento Zoe Constantopoulou, la formazione che riunisce i cosiddetti «ribelli» di Syriza è finita fuori dal parlamento. Tutte le sezioni sono state scrutinate e il partito è si è fermato al 2,86%, sotto la soglia minima del 3%, lo sbarramento fissato per l'elezione dei deputati. I 25 che avevano 'trovato posto' grazie al primo successo del partito di Alexis Tsipras, quindi, sono destinati a dover abbandonare i loro seggi.

 

 


NESSUNA AUTOCRITICA. La lista dei perdenti è lunga. Su 19 partiti in lizza, le urne semivuote ne hanno bocciati 11. L'affluenza è stata del 51,75%, il risultato più basso dal 1946. Forse anche a causa dell'eccessiva frammentazione dell'offerta politica.
Zoe Constantopoulou, però, non ha accennato a fare autocritica: «Siamo orgogliosi di aver combattuto contro i poteri forti e di essere stati dalla parte della gente». Sulla stessa linea il leader di Unità Popolare, l'ex ministro per l'Energia Panagiotis Lafazanis: «Abbiamo perso la battaglia, non la guerra. Domani ci sarà la catastrofe del memorandum, e Unità Popolare sarà lì a contrastarla». Un «lì» che non si capisce bene a cosa si riferisca. Non al parlamento, evidentemente.
Prima delle elezioni, Unità Popolare aveva accusato Alexis Tsipras di aver «tradito i sogni» del popolo greco e di aver «consegnato le giovani generazioni al Minotauro del memorandum». Un attacco feroce, che tuttavia non ha sortito gli effetti sperati.
VAROUFAKIS, UN APPELLO NEL VUOTO. Così come non sono serviti i ragionamenti dell'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, che pure aveva polemicamente assegnato «due obiettivi» alla consultazione elettorale: vanificare «il coraggioso 'no' che il 62% dei greci» aveva pronunciato con il referendum di luglio, e «legalizzare la capitolazione che ha seguito la firma del terzo memorandum, una strada senza uscita, umiliante e irrazionale».
Irrilevanti, infine, si sono rivelate le performance del Pasok e di To Potami, rispettivamente al 6,3 e al 4%, che speravano invece di essere decisivi per aggregare una nuova maggioranza. Pur portando in parlamento 17 e 11 deputati, infatti, i due partiti sono stati accantonati da Tsipras, che nel suo discorso dopo la vittoria ha confermato di voler rinnovare l'alleanza con i nazionalisti di Anel.

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