Elezioni in Ungheria: Jobbik e la svolta moderata

Il partito di estrema destra addolcisce i toni.

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06 Aprile 2014

Gabor Vona, leader del partito ungherese di estrema destra Jobbik.

Gabor Vona, leader del partito ungherese di estrema destra Jobbik.

Dopo l'avanzata del Front national francese alle recenti elezioni comunali, un altro fronte nero potrebbe aprirsi domenica 6 aprile all'altro angolo dell'Europa. In Ungheria, dove si vota per rinnovare parlamento e governo, il partito di estrema destra Jobbik oscilla nei sondaggi d'opinione fra il 18 e il 21%.
LA VOLATA NEI SONDAGGI. Gli istituti demoscopici, non sempre precisissimi, hanno indicato una tendenza al rialzo nelle ultime settimane. Esattamente il contrario di quel che hanno misurato per il blocco di centrosinistra, in calo e ora attestato attorno al 23%. Le due curve potrebbero incrociarsi nelle urne elettorali e se a Jobbik riuscisse il sorpasso, si piazzerebbe alle spalle del sicuro vincente Viktor Orban. Sarebbe così la prima forza di opposizione nel parlamento ungherese. E se Fidesz, il partito del premier, non riuscisse a riconquistare la maggioranza dei due terzi, gli si spalancherebbe di fronte una prateria. Per ora sono solo speculazioni virtuali, ma in campagna elettorale sono servite a diffondere coraggio e ad alimentare la propaganda.
CONTRO L'INCIUCIO. Il leader di Jobbik Gabor Vona ha già dettato la linea: in quel caso nessuna alleanza con Fidesz.
La polemica contro l'inciucio fra conservatori e socialisti è stato d'altronde uno degli ingredienti della campagna elettorale di Vona, che per l'occasione ha dismesso gli slogan truculenti degli anni passati, ha messo la sordina ai bravi in divisa paramilitare della Guardia nazionale, ha smesso di gridare un giorno sì e l'altro pure contro la comunità Rom e ha sterzato verso un'immagine più rassicurante e quasi istituzionale.
ANTIEUROPEISMO DURO E PURO. L'antieuropeismo è rimasto quello degli inizi, duro e puro, senza i distinguo che lo stesso Orban pronuncia di tanto in tanto. Ma in un'Ungheria alle prese con una crisi economica assai difficile da superare, è un tema che fa buon gioco.
Si tratta semplicemente di cavalcare la moda del momento (non è d'altronde una specificità ungherese) per di più su un cavallo sellato in tempi non sospetti.
«L'UNGHERIA PRIMA DI TUTTO». L'Ungheria prima di tutto: prima delle ingerenze economiche straniere, prima dei Rom, prima di Bruxelles.
Proprio quando a ogni angolo del continente spuntano partiti e movimenti che entreranno nel parlamento europeo per cercare di sabotarlo dall'interno, gli uomini di Jobbik sono già pronti. Il risultato di domenica è il piedistallo per prendere il volo alle Europee di maggio e tentare di planare al governo alle prossime elezioni politiche.
Lo sguardo è lungo, per questo Vona ha deciso che era giunto il tempo di mettere da parte un po' di folklore e provare a impostare un partito di destra meno aggressivo, che mantenesse fermo lo zoccolo duro degli irriducibili ma provasse a sfondare nel recinto ricco di messi di Fidesz.

Programma essenziale e retorica anti-Casta

Una manifestazione pro-Jobbik a Budapest.

Una manifestazione pro-Jobbik a Budapest.

Quanto sia credibile questa svolta lo diranno solo i comportamenti futuri. Per ora è più che altro un'opportunità politica: fa specie osservare Gabor Vona mentre si muove a suo agio in perfetto abito borghese con cravatta all'interno di un auditorium gremito di giovani più che di anziani arrabbiati. Molti ungheresi hanno preso le valige negli ultimi anni per sfuggire alla disoccupazione, ma i dati sull'emigrazione non sono certi perché chi si muove all'interno dell'Ue spesso non lascia traccia e i numeri aleatori sono diventati ennesimo terreno di battaglia fra le forze politiche e i media.
LA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA CRISI. Ma la crisi morde ai fianchi, i piccoli segnali di ripresa non fanno sistema, l'Ungheria sembra essersi condannata a una lunga fase di stagnazione e Jobbik ha deciso di pescare in questo lago di delusione.
Sono i temi economici e della sicurezza a dettare la campagna elettorale dei candidati di Vona. Gli slogan sono vaghi ma semplici, più annunci di buone intenzioni che ricette su come realizzarle. I cittadini devono avere un reddito per sopravvivere, salari adeguati, pensioni certe. Bisogna creare posti di lavoro per far tornare gli ungheresi emigrati. Ci vuole più sicurezza per le strade, magari creando una sorta di gendarmeria (una fissa).
VIA L'IMMUNITÀ PARLAMENTARE. Gli investitori stranieri? Se portano tecnologie, know-how e lavoro, sono benvenuti, il capitale egemone multinazionale se ne stia alla larga. E poi retorica anti-Casta in abbondanza: i politici corrotti devono andarsene perché creano solo caos, l'immunità parlamentare deve essere abolita.
E anche riguardo alle politiche verso i Rom, i toni appaiono più moderati, o almeno le cose vengono dette in altro modo: nel programma l'enfasi è posta sui doveri più che sui diritti ma Jobbik assicura di non voler dividere il Paese in ungheresi e Rom, semmai in cittadini onesti e disonesti, a prescindere da appartenenze etniche o religiose. Le regole sono uguali per tutti ma si tace sulle opportunità che non sembrano distribuite equamente.
Jobbik offre agli elettori questo suo volto ripulito, cartina di tornasole per la strategia futura. Se funzionerà, i già traballanti equilibri politici ungheresi non saranno più gli stessi.

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Alfredo Iannuzzi 06/apr/2014 | 13 :18

Di questo
come degli altri successi delle estreme destre ringraziamo l'ottusita' degli euro-burocrati e dei governi che hanno obbedito senza fiatare ai loro diktat.
Se poi verranno castigati alle prossime europee non potranno lamentarsi se non con se stessi.

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