Elezioni Roma: Salvini, Meloni e la tentazione Raggi

Matteo e Giorgia accarezzano il M5s. Poi aggiustano il tiro. Taverna aveva ragione?

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18 Marzo 2016

Virginia Raggi.

(© Ansa) Virginia Raggi.

Vuoi vedere che, nonostante gli sfottò e le prese in giro, Paola Taverna non aveva poi colpito molto lontano dal segno?
Il 16 febbraio la senatrice pentastellata, ai microfoni di Radio Cusano Campus, aveva avanzato l'ennesima ipotesi di gombloddo ai danni dei cinquestelle. «Ho pensato che potrebbe essere in corso un complotto per far vincere il Movimento 5 stelle a Roma», era la teoria fondata sulle candidature deboli, secondo Taverna, di Guido Bertolaso e Roberto Giachetti. «Diciamocelo chiaramente, questi stanno mettendo in campo dei nomi perché non vogliono vincere Roma, si sono già fatti i loro conti».
LE PREVISIONI DI MATTEO. È passato un mese e, forse, una trama contro i grillini c'è davvero. Ma non è ordita né dagli strateghi del Pd né dalla malmessa Forza Italia.
A tirare la volata alla telegenica e perfetta Virginia Raggi sono infatti Giorgia Meloni, rafforzata dalla polemica ad hoc su maternità e politica innescata da un maldestro Bertolaso, e Matteo Salvini.
«Penso che la Meloni arriverà al ballottaggio con la Raggi», ha buttato lì Salvini. «La mia previsione è un ballottaggio tra loro due. A quel punto gli elettori del Pd e di Forza Italia dovranno decidere tra una proposta nuova come la nostra e i grillini».
Ammesso e non concesso che Meloni sia così nuova come proposta, tant'è.
«CON BERTOLASO GIOCAVAMO A BIGLIE». Ma il Capitan leghista - che nei giorni scorsi aveva incitato la mamma d'Italia con un cacofonico per un lúmbard «Daje Giò, annamo a vince» - si è spinto oltre: «Se io dovessi scegliere in un Comune in cui non arriviamo al ballottaggio tra 5 Stelle e Pd, sceglierei il M5s perché il Pd di Renzi ho già visto come governa».
Salvo poi mettere in chiaro, fuori tempo utile, che non gli «piace giocare a perdere».
Perché a Salvini, come lui stesso ha ricordato, non interessano «gli esperimenti sulla pelle dei romani o dei torinesi». Il problema è che «con Bertolaso il ballottaggio lo vedevamo col binocolo, di romani non ne ho trovato uno che lo avrebbe votato, sarò stato sfortunato io», ha detto a Radio Anch'io. «Con Meloni in campo invece ci giochiamo il ballottaggio, con Bertolaso andavamo a giocare con le biglie a Ostia».
Insomma chi s'accontenta (del ballottaggio) gode.

Meloni e Salvini sulla stessa lunghezza d'onda

Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Resta da capire se lo statista padano corra per vincere o per affossare una volta per tutte Berlusconi e i suoi, e non solo a Roma, Torino e Napoli, dove Salvini sta pensando di scaricare il candidato Gianni Lettieri. 
E Meloni? Non si è distanziata molto dal sodale Matteo: «Non temo né Raggi né Giachetti ma, se non arrivassi al ballottaggio, voterei Raggi anche se trovo deludente la storia del M5s perché speravo di avere degli alleati in parlamento su alcuni argomenti di rottura».
Insomma nonostante l'atteggiamento pentastellato, Raggi è sempre meglio che «l'amico» Giachetti. Perché «davvero», ha spiegato, «non riuscirei a sostenere il governo Renzi e i suoi rappresentanti».
GIORGIA CORREGGE IL TIRO. Un atteggiamento un po' troppo remissivo, deve avergli fatto notare qualche spin doctor. E così Meloni ha aggiustato il tiro su Twitter: «Chi sceglierei a #Roma tra Giachetti e la Raggi? Escludo di non arrivare al ballottaggio, il problema non si pone», ha cinguettato battagliera, per dissipare ogni dubbio.
Insomma, vincere e vinceremo.
Virginia Raggi, dal canto suo, ha dato l'ennesima prova di perfetta dorotea.
Anche se per l'Economist lo stile della candidata «talentuosa nei dibattiti» sarebbe più simile a quello di «un’aspirante parlamentare democratica in America o di un politico Tory».
RAGGI E LA DC 2.0. «Noi continuiamo a lavorare per Roma. Poi al ballottaggio si vede», ha tagliato corto l'avvocato. «Ognuno è libero di votare quello che vuole».
Quindi anche la Lega è libera di votare M5s? «Io non prendo i voti di nessuno. Chi vorrà votare il M5s perché crede nell'azione che stiamo portando avanti voterà M5s. Non andiamo certo a controllare nella cabina elettorale».
Che ormai pare essere l'unico luogo al riparo dal controllo orwelliano della Casaleggio associati. Amen.

Marchini può essere l'ago della bilancia

Alfio Marchini.

(© Ansa) Alfio Marchini.

Sembra però che non sia solo il centrodestra a puntare al ballottaggio.
Pure Francesco Storace sta facendo due conti: «Se arriverò al ballottaggio dirò a Marchini che ci possiamo alleare», ha ribadito.
Perché «io lo rispetto, è un candidato che può fare la sua figura. Il problema è capire quale traccia vogliamo lasciare alla città».
LORENZIN CON ALFIO. Il destino di Alfio, che il 18 marzo ha incassato anche l'endorsement del ministro Lorenzin, è quello di essere ancora l'ago della bilancia.
Esattamente come nel 2013, quando il suo 9,48% faceva gola sia a Ignazio Marino sia a Gianni Alemanno, che però non dava le garanzie di «discontinuità» richieste dal giocatore di polo.
Ora a corteggiarlo ci sono anche Berlusconi e Bertolaso. Chissà.
L'OTTIMISMO DI FASSINA. Pure Stefano Fassina ha dato segni di ottimismo: «Al ballottaggio ci andremo noi».
Il ragionamento è apparentemente semplice: «A Roma il 50% delle persone non va a votare. Noi stiamo lavorando affinché quel perimetro dei soliti noti che votano si possa allargare. Se riusciremo a farlo avrete sorprese anche rispetto a tanti sondaggi».
Già, i sondaggi.
CINQUE STELLE FAVORITI. Anche Tecné rientra nei complottari tavernicoli. Visto che stando all'ultima rilevazione non ci sarebbe proprio gara: Raggi (25% al primo turno) vincerebbe tutti i ballottaggi possibili: con Giachetti, con Bertolaso e con Meloni.
Storace e Fassina non annuserebbero nemmeno la competizione, fermi al 5 e l'8%. Marchini invece potrebbe col suo 11% fare la differenza in caso si unisse a Meloni&Co.
Senza dimenticare l'Economist, in prima linea tra i cospiratori del M5s: «A Roma, una città che ha sofferto a lungo di trascuratezza e corruzione nelle mani dei partiti tradizionali» , scrive il settimanale britannico, «Raggi ha una chiara possibilità di vittoria».
Taverna dovrà aggiornare il suo libro nero.

 

Twitter @franzic76

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