Europee 2014, Rosa Balfour: «In Italia non c'è interesse per l'Europa»

L'analista Balfour: «C'è profonda ignoranza sull'Ue».

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22 Maggio 2014

da Bruxelles

Un'altra campagna elettorale sta per finire e l'ennesima occasione per parlare di Europa è stata sprecata.
In Italia, infatti, si è preferito trasformare quello che poteva essere un dibattito internazionale nella solita arena politica locale. E le elezioni europee del 25 maggio sono state sfruttate per mettere alla prova la tenuta dei partiti in vista del prossimo voto nazionale. Così l'Unione europea è diventata la solita chimera, lontana, incomprensibile, invocata da alcuni come sogno da realizzare - chissà come e quando - e da altri come incubo da demonizzare, subito.
GRAVE SILENZIO IN ITALIA. Alla fine, dopo mesi di discussioni, conferenze stampa e polemiche, «la vera anomalia italiana», commenta con Lettera43.it Rosa Balfour, analista politica del think tank European policy center di Bruxelles, «è che se anche se negli altri Paesi la campagna elettorale non si è focalizzata su come funziona davvero l'Europa e il confronto è stato demagogico, in Italia non c'è stato neanche quello».

  • Rosa Balfour, analista politica del think tank European policy center di Bruxelles.

DOMANDA. Schermo piatto?
RISPOSTA.
Spento direi, nonostante quest'anno la campagna elettorale sia stata un po' più vivacizzata grazie al dibattito televisivo tra i candidati della Commissione Ue.
D. A seguirlo però sono stati solo 127 mila italiani, lo 0,48% dei telespettatori totali in quel momento.
R.
Certo gli ascolti non sono stati altissimi, ma in Italia non se n'è parlato per niente, negli altri Paesi sì.
D. Una campagna elettorale senza contenuti?
R.
Ma molto feroce, perché purtroppo c'è un governo la cui legittimità è traballante, continuamente messa in discussione dalle altre forze politiche. Inoltre c'è la presenza del Movimento a 5 stelle che ha cambiato completamente i termini del dibattito.
D. Come?
R.
Ha sdoganato l'anti europeismo rendendolo mainstream. E poi c'è Silvio Berlusconi: era il re delle campagne elettorali, ma ora che non lo può più essere ha contribuito a far cadere i toni della discussione.
D. Che sulla politica europea non sono mai stati eccelsi.
R.
In Italia c'è un governo delle larghe intese ma in realtà è una società dal punto di vista politico e ideologico abbastanza polarizzata. Lo è stata per tanti anni con lo scontro tra la sinistra e Berlusconi, tra leader politici. Anche i giornali sono focalizzati su questo. E fuori dalla campagna elettorale c'è ancora meno interesse per l'Europa.
D. Salvo che per le questioni economiche o legate all'immigrazione
R.
Spingere l'Ue a una politica più solidale per quanto riguarda il controllo delle frontiere è sempre stata una delle priorità della classe politica italiana. C'è stato persino il commissario Ue Franco Frattini che si occupava proprio di questo, anche se non hanno mai ottenuto molto. Su altri temi si avverte invece, soprattutto negli ultimi anni, una scarsa presenza propositiva.
D. Per esempio?
R.
Sulla politica estera, ma anche sulla crisi economica: almeno nei primi anni l'Italia non è stata tra quei Paesi che hanno contribuito al dibattito per prendere le decisioni. L'Italia emerge solo quando c'è una questione molto specifica che colpisce una certa categoria, come nel caso delle quote latte, ma in generale gioca un ruolo secondario rispetto a Germania e Francia, mentre come attore dentro l'Ue sta crescendo la Polonia.
D. Questa scarsa presenza è dovuta a una incapacità dei politici o ci sono anche delle responsabilità da parte dei cittadini che non si interessano di Ue?
R.
Dagli Anni 70 in poi l'Italia è stata acriticamente pro europea e i livelli di europeismo tra i cittadini era altissimo, non solo perché c'era fiducia e si credeva in questa istituzione, ma anche perché non se ne discuteva veramente.
D. Un'assenza voluta?
R.
Sì, ci sono sempre stati pochi spazi per avere atteggiamenti costruttivamente più critici nei confronti dell'Ue. Non è mai stato stimolato un dibattito anche al livello dei media, della società civile. Così l'Europa è stata usata dai leader politici come alibi davanti alle decisioni impopolari, ricordiamo il famoso: «Ce lo chiede l'Europa», che ha permesso di deresponsabilizzare la classe politica italiana.
D. Meglio stare nei salotti televisivi anziché a Strasburgo?
R.
Un processo che è peggiorato con il governo Berlusconi del 2001 quando ha governato con la Lega Nord, che era molto euro critica. A ciò si aggiungeva la poca simpatia dell'ex Cavaliere nei confronti dell'Ue perché non era amato dagli altri leader europei e si trovava più a suo agio con George Bush e Vladimir Putin.
D. Così abbiamo perso ogni contatto con Bruxelles?
R.
Una lontananza agevolata dai giornali, dalla televisione che hanno relegato il dibattito sulla politica europea in una nicchia e hanno sempre preferito occuparsi di quella nazionale, dalla quale sono ossessionati.
D. Perché è l'unica che capiscono?
R.
Alla fine c'è una profonda ignoranza su dove vengono prese le decisioni e su chi è responsabile di cosa. In Italia, per esempio, c'è un grande scandalo sul mancato uso dei fondi strutturali europei e sull'incapacità delle istituzioni locali di distribuire quei soldi. Se ne parla tanto, ma alla fine questo problema ha uno scarso impatto sui risultati elettorali a livello locale e regionale.
D. Perché?
R.
I cittadini votano sulla base ideologica o dei legami clientelari, e non delle competenze. Per questo alla fine è difficile capire, porre rimedio.
D. E alle Europee magari non votano proprio perché pensano che è tutta colpa dell'Europa.
R.
E quando lo fanno il loro voto è strumentalizzato: mentre negli altri Paesi è chiaro che si tratta delle europee e non delle elezioni nazionali, cioè non sono plebisciti per confermare o bocciare i loro governi. I cittadini al massimo le usano per manifestare un certo disagio, ma non è un indice su come voteranno alle prossime nazionali. In Italia invece si fa questo ragionamento. E non ha senso anche perché votano in pochi e i temi sono diversi.
D. Insomma non c'è alcuna consapevolezza?
R.
 È un peccato che non ci si sia resi conto che votando si delega un rappresentante a prendere decisioni che sono fondamentali. Il parlamento europeo grazie al trattato di Lisbona in vigore dal 2009 ha un potere di colegislatore molto ampio insieme con il Consiglio europeo. Si doveva sfruttare di più questa occasione.
D. Una mancanza solo italiana?
R. Un errore fatto anche negli altri Paesi dove lo spettacolo non è più edificante: ci sono partiti populisti di sinistra e di destra, estremisti, euroscettici o anti-europei. E non ho sentito nessuno di questi fare un discorso coerente. Stanno tutti sparando alla cieca contro l'Europa. Ed è un peccato che non si ragioni, perché in questo modo alla fine molte persone non andranno a votare.
D. Se ne accorgeranno tutti troppo tardi, quando gli altri decideranno per loro.
R.
Oppure quando le decisioni non saranno prese, perché anche se i partiti anti-europei sono diversi tra loro e non hanno una piattaforma comune intorno a cui coalizzarsi, potrebbero trovare temi su cui fare squadra per bloccare alcune scelte, fare ostruzionismo. Ci saranno quindi attività parlamentari bloccate da vari partiti che rappresentano una minoranza di protesta dei vari Paesi.
D. E nessuno se ne assumerà la responsabilità.
R.
Non è una questione di trovare o meno i colpevoli. C'è una difficoltà a rendere interessanti le cose di cui si occupa l'Ue: è un processo farraginoso, complicato, spesso le decisioni sono tecniche ed è difficile raccontarle e parlarne in uno spazio europeo pubblico. Ma il vero problema è che c'è poca attenzione ai temi europei soprattutto in Italia.
D. Così tutti possono continuare a lamentarsi.
R.
Il governo di Matteo Renzi ha dichiarato di voler giocare un ruolo importante in Europa e visto che ora il semestre italiano è alle porte, sarà questa l'occasione per realizzare davvero la sua promessa. Vedremo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

gallero 22/mag/2014 | 11 :30

ma,i costi\benefici?
l'analista,però,non fa cenno sl fatto che i cittadini\sudditi italiani mai sono stati chiamati,innanzitutto,cioè prima delle adesioni,a pronunciarsi sulla entrata nella CE,UE,o nell'euro;non si può,quindi criticarli se non capiscono cosa c'è dentro;in molti Paesi dove la consulatazione è avvenuta l'esito è stato pesantemente critico o negativo;comunque, è vero,i politici italiani,da una parte, hanno aderito a CE-UE-euro,dall'altra usano scaricare sulla UE responsabilità esclusivamente loro,ed è pericoloso uscire da UE o euro ormai che ci siamo dentro;d'altra parte ,l'art 75 Cost It,vieta i referendum sulla ratifica dei trattati internazionali,siamo mal messi alla radice,insomma;nè viene spiegato ai contribuenti ,che finanziano obg tutto questo ben di dio (per la casta) quanto ci costa questo nuovo carrozzone UE ,che si aggiunge ai già inutili e dannosi carrozzoni Stato italiano,Regioni,Provincie,Comuni..,in rapporto ai benefici-Quali sono?niun lo sa,di sicuro serve solo a far più debbito

Alfredo Iannuzzi 22/mag/2014 | 11 :09

E' vero, in Italia pochi conoscono la UE
ma soprattutto pochi conoscono l'inutilita' ed il costo esorbitante del carrozzone Parlamento Europeo.
Non a caso nessuno dei candidati ne parla

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