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Politica 

Fondi, la privacy è un alibi

Per evitare gli scandali, basta garantire la trasparenza dei bilanci. Ed eliminare i rimborsi ex post.

L'INTERVISTA

di

Per scoprire che (brutta) fine fanno molte volte i finanziamenti a gruppi consiliari o a singoli consiglieri, ma anche ai gruppi parlamentari, ai deputati o ai senatori bisogna sempre aspettare che scoppi uno scandalo.
È successo col caso Lusi, l’ex tesoriere dell’Api e sta succedendo adesso nella Regione Lazio con l’affaire Fiorito, anche lui un ex tesoriere, ma del gruppo Pdl alla Pisana.
LA MANCANZA DI TRASPARENZA. Eppure sono fondi pubblici il cui impiego dovrebbe essere rendicontato con la massima trasparenza. «Non c’è privacy che regge, da questo punto di vista», come conferma a Lettera43.it, Antonino Galletti, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Roma ed ex coordinatore della commissione Giustizia amministrativa dell’Oua (Organismo unitario dell’avvocatura italiana). «Il problema è che spesso e volentieri», sottolinea, «la legge sulla riservatezza viene distorta e diventa un alibi per celare condotte sbagliate».

DOMANDA. Ma come si fa a snidarle se, a parte i bilanci certificati con le voci di spesa rendicontate, è impossibile conoscere le specifiche delle singole uscite?
RISPOSTA.
In teoria dovrebbero essere trasparenti anche queste.
D. Ma non lo sono. E se si prova a chiedere conto di fatture o scontrini, spesso gli interessati si trincerano dietro la privacy.
R.
Ma non è così. Anzi la privacy non c’entra nulla. Nel caso di prestazioni mediche, per esempio, di fronte a informazioni non ostensibili (come il tipo di patologia) basta semplicemente inserire degli omissisis.
D. Esiste una legge di riferimento in Italia?
R. A parte le riforme sulla trasparenza avviate dall’ex ministro Renato Brunetta, esiste la legge 241 del '90 sul procedimento amministrativo e la trasparenza. Ma parliamo di un quadro normativo che vale a livello nazionale e non periferico.
D. Per via dell’autonomia degli enti locali?
R. Sì. La riforma dell’articolo 117 della Costituzione è stata contemplata proprio per salvaguardare l’autonomia degli enti locali. Ecco perché anche la materia dei bilanci e della trasparenza delle spese rientra tra quelle di competenza legislativa regionale.
D. Gioie e dolori della tanto auspicata svolta federalista, insomma?
R. Il principio di avvicinare i cittadini alle amministrazioni locali è giusto, ma in un Paese di onesti. Altrimenti il rischio di accrescere solamente i centri di spesa è dietro l’angolo.
D. Ci si può affidare solo alla buona volontà dei consigli regionali?
R.
Ogni Regione potrebbe legiferare su tali questioni. Basterebbe anche una modifica dei regolamenti o dello statuto che obbligasse i singoli esponenti politici a pubblicare sul proprio profilo internet la giustifica di tutte le spese sostenute. Così tutte le informazioni sarebbero accessibili ai cittadini, senza dover più fare, magari, istanze agli uffici regionali preposti.
D. Facile a dirsi, ma difficile a farsi.
R. All’atto pratico, sappiamo bene che si approva una norma o una modica dei regolamenti solo sull’onda di situazioni particolarmente gravi.
D. Bisogna, insomma, aspettare uno scandalo per correre ai ripari?
R. Siccome i soggetti che dovrebbero legiferare sulla trasparenza delle spese e l’utilizzo dei fondi sono gli stessi che dovrebbero auto limitare la propria autonomia, è chiaro che diventa difficile.
D. Il conflitto d’interesse è insanabile?
R. È come chiedere ai tacchini di organizzare il giorno del Ringraziamento.
D. E se si riformasse ancora una volta l’articolo 117 della Carta?
R.
È un percorso difficile dal momento che ormai l’evoluzione legislativa ha sposato le istanze federaliste.
D. Difficile, ma non impossibile.
R. Bisognerebbe stabilire una competenza dello Stato centrale a disciplinare nel dettaglio le spese delle amministrazioni locali. Ma non la ritengo una strada percorribile.
D. Che soluzione immagina, allora?
R. A livello europeo un problema come quello dell’assistenza ai parlamentari, per esempio, è stato risolto prevedendo i pagamenti direttamente in capo al parlamento Ue. Basterebbe importare un modello simile su base regionale.
D. Cioè?
R. Una volta fissato un tetto minimo, i rimborsi non dovrebbero essere più ex post. I pagamenti, insomma, andrebbero erogati direttamente dagli uffici dell’economato regionale. In questo modo i margini di trasparenza aumenterebbero, a scapito degli imbrogli.

Venerdì, 21 Settembre 2012 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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