Francia, Le Pen ora punta al voto dei musulmani

Marine lancia Banlieues Patriotes. Un collettivo rivolto agli islamici moderati. Che del Fn apprezzano il pugno duro coi radicalisti. E il no a unioni egualitarie.

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12 Marzo 2016

Una scena del film L'odio, di Mathieu Kassovitz, ambientato nel quartiere di Saint Denis.

Una scena del film L'odio, di Mathieu Kassovitz, ambientato nel quartiere di Saint Denis.

Dopo gli ecologisti (con Nouvelle Écologie), gli insegnanti (col Collectif Racine) e gli studenti (col Collectif Marianne), in Francia è la volta di Banlieues Patriotes, un collettivo rivolto alle periferie e agli immigrati.
Ma ad animare questa iniziativa politica non è un partito di sinistra, bensì il Front National di Marine Le Pen, che sta letteralmente mandando in cortocircuito i politologi e gli analisti d'Oltralpe.
L'obiettivo? Radicare il Fn nei quartieri disagiati, lì dove abitano in prevalenza cittadini e immigrati di prima e di seconda generazione di fede islamica e di origine nordafricana.
UN NUOVO MODELLO D'INTEGRAZIONE. Il suo motto è «Musulmans peut-être mais Français d'abord» («Musulmani forse, ma francesi prima di tutto») e il progetto cerca di differenziarsi dalla vecchia immagine del Front, quella degli slogan islamofobi di Jean-Marie Le Pen, cercando di trasformare il partito in qualcosa di diverso, partendo dalla federazione di Saint Denis, quartiere immortalato nel film di Mathieu Kassovitz L’odio e noto per aver ospitato i terroristi islamisti del Bataclan.
Il collettivo propone la messa in discussione del modello d'integrazione promosso in Francia, diverso dal multiculturalismo anglosassone e dal melting-pot americano, per cui lo straniero deve gerarchizzare la propria identità, origini, tradizioni e usanze, mettendo al primo posto i valori della “vera” Francia, quella profonda.
IL RUOLO DEI GIOVANI BARDELLA E LEGRAND. Banlieues Patriotes è diretto da Gilles Clavel, nel Fn dal 2011, precedentemente nell'Ump, e da Cyril Bozonnet, vicino all'ultradestra radicale. Ma le vere leve di quella che la stampa di sinistra definisce come «offensiva verso la periferia» sono due giovani militanti, il 20enne Jordan Bardella e il 32enne Aurélien Legrand.
Il primo è consigliere regionale e segretario dipartimentale in Seine-Saint-Denis, a Ile-de-France, entrato a 17 anni nel partito dopo le presidenziali del 2012.
Il secondo, ex ultragauchista, nel 2008 candidato coi trockijsti della Ligue communiste révolutionnaire (Lcr) e nel 2009 fra i promotori del Nouveau parti anticapitaliste (Npa), si avvicina al Fronte perché percepito come il difensore degli interessi del popolo francese contro l'alta finanza.
OBIETTIVO: LE PERIFERIE DIMENTICATE. Il collettivo – forte anche delle suggestioni sociali derivate dal background di Legrand – vuole estendere la presenza del Fn in periferia, puntando anche sul fattore giovanile.
Bardella è presentato come il più «giovane segretario della contea» frontista installato nel «più giovane Dipartimento», Ile-de-France, in termini di età media della popolazione. «Vogliamo dimostrare che il Front National può essere posizionato anche nelle periferie dimenticate», dice il giovane.
Primo partito nel dipartimento alle Europee con quasi il 20% dei voti, il 30% e poi il 42% nel cantone di Montfermeil nel primo e secondo turno della contea (48% nella città), oltre il 50% dei comuni Vaujours e Coubron, alle ultime Regionali, solo a Saint Denis, il Front conquista il 14,7% dei voti, un punteggio che Bardella vede come positivo per il suo progetto.

La propaganda frontista attecchisce tra i musulmani

Il fondatore del Front National Jean Marie Le Pen e la figlia Marine Le Pen.

(© Ansa) Il fondatore del Front National Jean Marie Le Pen e la figlia Marine Le Pen.

Il nome Banlieu Patriots è già stato usato a maggio, alle elezioni dipartimentali. Bardella sta impostando il progetto sia su temi sociali per attrarre i ceti più disagiati o la creazione di centri per la formazione professionale, sia sugli argomenti tradizionali della destra, come la sicurezza e il rispetto delle leggi.
Tutti temi che verranno usati per le elezioni del 2017: «La politica della città non funziona più. Gli aspetti culturali e religiosi sono stati abbandonati in periferia dove non vogliamo associare la povertà e delinquenza», dice il futuro presidente del gruppo, spiegando che l'ambizione del Front è quello di porre fine a «tutte le divisioni territoriali» nel Paese.
LA SVOLTA DI MARINE LE PEN. Ma perché diversi islamici ascoltano la propaganda frontista? Marine Le Pen ha predicato sin dall'inizio – al contrario del padre – la differenza fra l’Islam e l'islamismo stesso.
Nei quartieri periferici, spiega un portavoce locale del Fn, «siamo stati attaccati da fondamentalisti».
Esasperati dai 'provocatori' che indossano le djellaba e hanno lunghe barbe salafite – dando argomentazioni all'islamofobia presente a destra e addirittura a sinistra –, diversi musulmani integrati, definendosi 'patrioti islamici', si rivolgono alla Le Pen per il suo comunitarismo, dato che il Front sostiene che l’islamismo radicale e l’immigrazione mettono in pericolo la comunità musulmana francese, quella di prima e di seconda generazione.
UN SISTEMA VALORIALE SIMILE. Un altro collante che avvicina una parte dei musulmani al Front è una certa similitudine nel sistema valoriale, dato che il sostegno della sinistra riformista e radicale alla legge Taubira che istituiva il matrimonio egualitario ha visto l'opposizione non solo delle destre e dei cattolici, ma anche di numerose persone di fede musulmana, legate a una religiosità profondamente connessa alla tradizione, al “diritto naturale” e a un'insieme di idee conservatrici.
Il Front, dopo aver conquistato le campagne e le città, un tempo del Pcf, ora punta ai quartieri popolari delle metropoli francesi. Alle masse colpite dalla crisi finanziaria, che vedono nel Ps e nell'Ump i servi della Troika, una maggioranza silenziosa che soffre per paura di “proletarizzarsi”. E pure agli immigrati musulmani e ai loro figli, identificati dal Front National come un nuovo referente elettorale.
APPROCCIO DIVERSO DALLA LEGA. Un approccio differente da quello della Lega in Italia, dove la tanto agognata rivoluzione di Matteo Salvini non pare affatto decollata, ma si è riancorata al centrodestra, favorendo anche un malessere con CasaPound.
Ma, nonostante nell'estrema destra – che col Carroccio dialoga da molti anni – vi siano voci filoarabe, nella Lega non sembra attecchire un atteggiamento favorevole a tale comunità.
Certo, l'elasticità del Front National è legata alle diverse condizioni dei due Paesi: da una parte l'Italia, con una comunità musulmana che rappresenta l'1,9% della popolazione, dall'altra la Francia, che non solo ha un passato coloniale recentissimo, ma anche una popolazione di fede islamica stimata tra il 5% e il 10% del totale, un record in Europa.
E proprio questa elasticità può rivelarsi il valore aggiunto di Marine Le Pen nella corsa all'Eliseo.

 

Twitter @matteoandriola

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