Germania, Merkel a Potsdam per le elezioni 2013

Il comizio all'Est prima del voto.

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18 Settembre 2013

da Potsdam

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

(© Pierluigi Mennitti) La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Non ci sono i palloncini né le bandiere della Cdu, e anche würstel e birra sono venduti in maniera parsimoniosa da due furgoni ambulanti disposti discretamente all'angolo della piazza.
Nella Bassinplatz di Potsdam l'atmosfera è molto brandeburghese, ovattata, tranquilla, quasi indifferente tanto che perfino un personaggio schivo come la cancelliera Angela Merkel potrebbe rimpiangere il carnevale elettorale bavarese, i comizi sotto i tendoni tipo Oktoberfest, dove l'alcool scioglie le lingue degli oratori e i cuori dei militanti.
Ma le elezioni in Baviera sono alle spalle e bisogna accontentarsi di questo pubblico che ordinatamente prende posto sulle panche disposte di fronte al palco e riservate agli iscritti al partito, o che si addensa senza troppo premere attorno al perimetro disegnato dalle balaustre.
TIEPIDA ACCOGLIENZA DI POTSDAM. Arriva la cancelliera, ma Potsdam non si scalda più di tanto. Almeno ha smesso di piovere e l'ultimo raggio di sole della giornata squarcia le nubi, dando l'impressione che anche il tempo voglia dare una mano ai cristiano-democratici.
Dal palco una moderatrice strilla nel microfono tre messaggi elettorali, ma quel che smuove un po' gli spettatori è l'intermezzo musicale pop.
Poi dal fondo, quasi dietro ai furgoni dei würstel, sbuca a sorpresa Merkel e finalmente la piazza si anima, almeno per un momento.
LA CANCELLIERA NON SI ACCENDE. Fende la folla a passo veloce, sorride a destra e a sinistra e alle decine di smartphone che provano a catturare un'istantanea, stringe un po' di mani, scambia un paio di battute, ma sembra andar di fretta.
È vestita come al solito in maniera semplice: cappottino leggero antracite sulla divisa d'ordinanza, pantaloni neri e giacca grigia intonata allo sfondo azzurro del palco. Il format è piuttosto informale e prevede prima del discorso uno scambio di battute con la moderatrice che si prodiga nel tentativo di creare una simbiosi fra l'oratrice e il pubblico. Senza grande successo.
«Cancelliera, che effetto le fa tornare su una piazza dell'Est?». «Nessuna in particolare, mi trovo bene in ogni angolo della Germania, anche a Ovest». «Sì, ma qui in Brandeburgo è come tornare a casa, vero?». «Beh, a essere sinceri casa mia è in Meclemburgo, comunque sono felice di poter passare la serata con voi».

La replica della campagna elettorale del 2009

Sostenitori della Cdu durante il comizio di Merkel a Potsdam.

(© Pierluigi Mennitti) Sostenitori della Cdu durante il comizio di Merkel a Potsdam.

Merkel è fatta così, non si sforza neanche di arruffianarsi la platea, il pubblico lo sa e non se la prende più di tanto.
Quando si avvicina al podio per parlare c'è un altro raro momento di entusiasmo, i militanti innalzano i cartelli ufficiali della campagna elettorale, quelli con la scritta «Angie» quasi identici ai cartelli di quattro anni fa: anche questa una scelta studiata, l'era Merkel come un eterno, lento e rassicurante cammino nel presente.
L'unica differenza è che questa volta il nome è inserito in una nuvoletta da fumetto. E l'effetto è un po' surreale: decine di supporter sembrano gridare silenziosamente il suo nome agitando i cartelli come in una striscia di Topolino, senza fare troppa confusione.
L'ADORAZIONE SILENZIOSA. È la maggioranza silenziosa di questo Paese, stavolta nel senso letterale del termine, composta, quieta, muta. E adorante.
«Mi piace il suo gesto di mettere la mani a rombo», dice a Lettera43.it Alexander, un giovane ventenne che ha appena deposto il fumetto per non disturbare la visuale a quelli che stanno dietro e che il 22 settembre vota per la prima volta. Ma oltre alla gestualità, c'è anche qualcosa di più politico che piace di lei? «No, lo dico seriamente, quel suo gesto infonde serenità».
REPLICA DEL SOLITO DISCORSO. La cancelliera attacca il suo canovaccio, sempre lo stesso di comizio in comizio. Se la piazza è già freddina, lei è la persona meno indicata a trascinarla e ad accenderne passioni.
In alcune città gira una sorta di Merkel-Bingo, una cartella della tombola dove al posto dei numeri ci sono le frasi classiche del discorso merkeliano, chi ne indovina il maggior numero vince. E anche questa volta il comizio attraversa incroci conosciuti, strade già battute: la Germania ha superato indenne la crisi europea, la disoccupazione è ai minimi storici, il governo ha ben operato bilanciando attenzione per gli imprenditori e interventi nel sociale.
Ogni questione controversa viene tenuta fuori dalla scaletta, compresa quella della svolta energetica. Il disagio dei lavori precari e sottopagati è nascosto sotto il tappeto della bassa disoccupazione. È straordinario come gli strateghi della Cdu siano riusciti a cucirle addosso un vestito elettorale che le calza a pennello più delle giacche colorate.

Solo in due momenti Merkel riesce a scaldare la folla

Come nella campagna del 2009, anche nel 2013 sono ricomparsi i cartelli con la scritta «Angie».

(© Getty Images) Come nella campagna del 2009, anche nel 2013 sono ricomparsi i cartelli con la scritta «Angie».

L'applausometro per Merkel si impenna solo in due momenti. Quando affronta un gruppo di contestatori che per tutto il comizio provano a disturbarla con i fischietti («Abbiamo portato la libertà e la democrazia in questa parte del Paese anche per consentire proteste poco educate come le vostre») e quando si rivolge agli alleati di governo liberali: «Non presteremo alcun voto, ognuno corre per sé».
Quaranta minuti scarsi di discorso, poi si chiude con l'inno nazionale sussurrato in maniera compunta: un classico delle manifestazioni cristiano-democratiche.
CONTESTAZIONI AL COMIZIO. «Questi politici dicono sempre le stesse bugie», sostiene un giovane contestatore che nel fondo della piazza issa uno striscione contro l'omofobia, «dicono che tutto va bene e non si accorgono delle difficoltà quotidiane o, per esempio, del precariato cui sono condannati tantissimi giovani».
Ma sul voto ha le idee chiare: «Sì, io andrò a votare, naturalmente non per la Cdu».
SÌ ALLA GROSSE KOALITION. Eppure la platea applaude, timida ma convinta.
«Abbiamo un leader forte», dice Wolfgang Nickel, 54 anni, «che non si agita troppo e fa sempre le scelte giuste. Basti pensare a come la Germania sia riuscita a superare la crisi europea meglio degli altri, un risultato ottenuto grazie a questo governo e a questa cancelliera». E se l'esecutivo non dovesse essere riconfermato, il popolo di Merkel ha intenzione di fidarsi anche di una Grosse Koalition, basta che a guidarla ci sia lei.
«Vediamo prima come votano gli elettori», conclude Nickel, «sarebbe meglio una maggioranza chiara, ma la grande coalizione l'abbiamo avuta già quattro anni fa e ha affrontato bene anche l'altra crisi».

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