LA SFIDA INFINITA

Gibilterra: Spagna e Regno Unito di nuovo ai ferri corti

Riesplode la crisi per la sovranità tra Madrid e Londra. Rajoy promette nuove tasse. Cameron non ci sta.

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05 Agosto 2013

Nel 2013 è cominciata con la guerra per la sabbia tra vicini di casa, poi si è preso a litigare per i pescatori nel fazzoletto d'acqua conteso tra i due Stati. Alla fine, si minaccia la chiusura delle frontiere e dello spazio aereo.
È preoccupato, il premier inglese David Cameron, per la crisi diplomatica che, in questa calda estate, rischia di passare alla storia come l'ennesima disfida di Gibilterra.
Carne al fuoco ce n'è, perché i rancori tra Madrid e l'enclave inglese ribattezzata «la Rocca» sono di vecchia data. Tant'è che, campanilisticamente, rievocando le dispute passate, la stampa britannica parla di «secoli di dolore» per gli spagnoli.
CAMERON DIFENDE PICARDO. Dal braccio di ferro in corso, dalla fine di luglio, tra il governo spagnolo del conservatore Mariano Rajoy e il primo ministro di Gibilterra, il laburista Fabian Picardo, Downing Street ha preferito tenersi fuori.
Ma alla notizia che Madrid sarebbe pronta a passare ai fatti - con una tassa d'ingresso di 50 euro per i veicoli in entrata e in uscita alla dogana e lo stop agli voli verso la dipendenza d'oltremare britannica - Cameron si è detto «seriamente preoccupato». Dei piani di Rajoy, gli inglesi non hanno ricevuto alcuna informazione. E, anche attraverso l'ambasciatore spagnolo convocato a Londra, il governo di Cameron ha chiesto e si augura di ricevere «spiegazioni».

Guerra all'evasione e alle società offshore: la stretta di Rajoy

Stando alle anticipazioni dei media iberici, oltre ai controlli delle auto e dei viaggiatori alle frontiere, l'esecutivo di Rajoy sarebbe studiando una speciale congestion charge (tassa per il traffico) attraverso la quale finanziare il settore locale dalla pesca, penalizzato dalle barriere artificiali e dalla concorrenza nella fascia di mare davanti alla Rocca.
La Spagna rifiuta di riconoscere la sovranità britannica delle acque al largo di Gibilterra, la questione dei pescatori è anche finita più volte all'esame della Commissione europea. E, dopo la decisione di Picardo, «a scopo protezionistico», di far piantare blocchi di cemento nelle acque al largo della baia, la querelle si è acuita.
A RISCHIO GLI ACCORDI DEL 2006. «Le concessioni sono finite», ha dichiarato il ministro degli Esteri spagnolo José María García Margallo, dichiarando guerra alle agevolazioni commerciali e fiscali di cui, grazie anche alla mano tesa del precedente governo socialista, il mini possedimento britannico godeva dopo gli accordi sulla cooperazione di Cordoba del 2006.
Patria dell'offshore e, secondo le accuse degli spagnoli, del riciclaggio e del contrabbando internazionale, con l'ultima lite sulla pesca la Rocca - dal 2000 parte dell'Unione europea (Ue) ma fuori dall'area di libera circolazione di Schengen - è diventata oggetto, alle dogane, di severi «doverosi e indispensabili controlli antifrode», su persone, veicoli e merci.
CONTROLLI SU CITTADINI E AZIENDE. Per contrastare gli abusi degli evasori, verso l'enclave che anche il ministero del Tesoro italiano ha inserito nella black list dei Paesi a regime agevolato, Madrid ha anche in programma verifiche su 6.700 residenti e svariati imprenditori spagnoli, che beneficiano di servizi, strutture e talvolta agevolazioni pubbliche. Ma che fiscalmente, anche attraverso controllate sono domiciliati a Gibilterra.
Di fatto, il giro di vite abbozzato in un documento guida prevederebbe anche la revisione degli accordi a tre di Cordoba sulla gestione comune degli scali su Gibilterra: disputa anch'essa annosa, in vigore dalla riapertura delle frontiere nel 1985.
Un'altra misura del governo Rajoy, sarebbe infine volta a obbligare le società di gioco online, proliferate del territorio d'oltremare negli ultimi anni, a usare server spagnoli.

Residenti a Gibilterra, ma domiciliati in Spagna: i pendolari della Rocca

Nella penisola iberica, rivendicazioni e odi mai sopiti dividono gli spagnoli dai circa 30 mila cittadini della Rocca. Ma per il premier Picardo e, di riflesso, la madrepatria inglese la «sovranità su Gibilterra non si discute».
Le pretese di Madrid non hanno ragion d'essere, perché in più referendum, gli abitanti dell'encalve, forti di un reddito medio più alto dei cugini spagnoli, hanno votato con percentuali bulgare (98% nel 2002) per restare sotto gli inglesi. La ripicca del governo Rajoy è solo «una cortina di fumo, per tamponare i problemi economici e gli scandali sulla corruzione».
La Spagna, tuttavia, ribadisce il diritto ad arginare il contrabbando di tabacco, «aumentato del 200% negli ultimi tre anni», e a tutelare l'ambiente. 
I DANNI ALL'AMBIENTE. Gli ambientalisti puntano il dito sia contro gli argini in ferro e cemento dal fondo marino progettato a Gibilterra, sia contro il furto di sabbia nelle dune protette di Tarifa, a Cadice, per rinforzare le spiagge confinanti di Gibilterra.
I camion con il materiale per i cantieri sono stati bloccati al varco. E, per le controversie, sono stati mobilitati i ministeri dell'Ambiente e degli Esteri spagnoli.
Viste le code e i controlli «sproporzionati» alla frontiera, la Gran Bretagna ha protestato con Bruxelles, che esaminerà il fascicolo tra settembre e ottobre, esprimendo un parere anche sul nodo della pesca. Quanto alla revisione degli accordi sul 2006 e alla stretta fiscale in arrivo, la questione interessa non pochi cittadini di Gibilterra, che possiedono case e proprietà nella vicina città spagnola La Lina del la Concepción e nella costa del Sol e fanno i pendolari da e verso la Rocca.
TRE SECOLI DI RANCORI. Dal premier Picardo volano parole grosse contro il governo «franchista» di Rajoy che si comporta come la «Corea del Nord».
Ceduta nel 1713 con il trattato di Utrecht dalla Spagna agli inglesi - come proprietà ma senza diritti di sovranità -, nei secoli Gibilterra ha sempre scaldato gli animi dei due contendenti. L'ultima crisi, non di poco conto, fu la chiusura del confine e lo stop di tutte le comunicazioni ed i collegamenti di trasporto del 1969. Poi venne la pace del 1985. Ora la tensione torna a farsi sentire.

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