GIUDICI & POLITICA

Grasso, la toga che piaceva al Cav

Il magistrato ora va in politica.

di Giuseppe Pipitone

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27 Dicembre 2012

Ha scalato i gradini della magistratura italiana grazie alle preferenze raccolte dalle varie maggioranze del plenum del Csm. Maggioranze che negli ultimi anni sono sempre state saldamente in mano ai consiglieri di centrodestra. Negli scorsi mesi si era spinto più in là, concordando un'intervista con un giornalista che gli aveva chiesto se non fosse il caso di dare un premio al governo Berlusconi per la lotta alla mafia: ovviamente le polemiche fioccarono immediatamente.  
ELOGIATO DA FORZA ITALIA. È per questo che adesso che Pietro Grasso ha deciso di appendere la toga al chiodo per darsi alla politica, in molti si sono stupiti: che ci fa l’ex procuratore capo di Palermo elogiato quotidianamente dagli esponenti di Forza Italia con il Pd?
Ma d’altra parte, appena qualche mese fa, si era chiaramente espresso in favore della candidatura di Rosario Crocetta a governatore della Regione Sicilia. «Candidarmi presidente in Sicilia? Ma lì avete già Crocetta» aveva risposto il procuratore nazionale antimafia, meritandosi una citazione e una gigantografia nel comitato elettorale dell’ex sindaco di Gela.
ACCESSO FACILE ALLA POLITICA. Soltanto una battuta, che però la dice lunga su come il giudice nato a Licata 68 anni fa ai piani alti della politica italiana ha sempre avuto un accesso facile.
A lanciarlo negli Anni 80 era stato il ruolo di giudice a latere nel primo maxi processo a Cosa Nostra. «Ero giovanissimo», raccontava lui emozionato. «Andai da Giovanni Falcone e gli dissi che avevo accettato di fare il giudice a latere del maxi processo. Lui si alzò dalla sua sedia e mi disse: 'Vieni con me'. Mi portò in una specie di archivio, colmo fino al tetto di faldoni e carte giudiziarie e mi disse: 'Ti presento, questo è il maxi processo”».  

L'incontro con il “nemico di una vita”: Gian Carlo Caselli

Dal maxi in poi la carriera di Grasso accelerò inevitabilmente. Diventò consulente della commissione parlamentare antimafia, quindi consigliere del ministero della giustizia, all’epoca guidato da Claudio Martelli, e da lì in poi iniziò a incrociare sulla sua strada il “nemico di una vita”: Gian Carlo Caselli. 
IL MONITO DEL GUARDASIGILLI MARTELLI. Il giudice torinese raccontò che quando, alla fine del 1992, accettò di diventare procuratore capo di Palermo l’allora guardasigilli Martelli lo ricevette in maniera fredda. «Penso – mi disse Martelli – che quel posto debba essere occupato da uno che di cose siciliane ne capisca. Uno come Pietro Grasso per esempio».
Sarebbe stato soltanto il primo dei tanti faccia a faccia che avrebbe visto i due magistrati, diversissimi tra loro da tutti i punti di vista, incrociarsi negli anni.
Un antagonismo che spacca ancora oggi la procura di Palermo in “caselliani” e “grassiani”.
IL PROCESSO DI MAFIA CONTRO DELL'UTRI. Quando finalmente nel 1999 Grasso riuscì a diventare procuratore capo di Palermo succedendo proprio a Caselli, nel capoluogo siciliano si stava celebrando la vigilia del primo processo per mafia contro Marcello Dell’Utri.
Il senatore del Pdl, saputo della nomina di Grasso, non si fece scappare l’occasione per una battuta delle sue: «Mi ricordo di lui, giocava nella mia squadra, la Bacigalupo. Era un ottimo attaccante, mi ricordo che usciva dal campo senza sporcarsi mai di fango».
IL NO ALLA RICHIESTA D'APPELLO PER ANDREOTTI. Una battuta al vetriolo per colui che, appena insediatosi, rifiutò di firmare la richiesta di appello per il senatore Giulio Andreotti, appena assolto in primo grado dall’accusa di mafia, durante la gestione Caselli.
Nel 2004 l’allora procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna decise di andare in pensione: sia Caselli sia Grasso decisero dunque di fare domanda per guidare la superprocura.
L'EMENTAMENTO DEL CAV APRÌ LA STRADA A GRASSO. Caselli, ovviamente, sembrava avvantaggiato vista la superiore anzianità. Il governo guidato da Silvio Berlusconi però presento in extremis un emendamento alla legge di riforma giudiziaria, che gettò fuori dalla corsa l’odiato Caselli perché aveva superato i limiti di età necessari per diventare super procuratore. 
Grasso riuscì quindi a prendersi una rivincita nei confronti del rivale storico, ma le polemiche ovviamente non si fecero attendere. Soprattutto quando la Corte costituzionale dichiarò illegittimo il provvedimento che aveva fermato Caselli. Adesso dopo sette anni ai vertici della Dda, il giudice di Licata salta il fosso e decide di darsi alla politica. Proprio come ha fatto, appena pochi giorni fa, Antonio Ingroia, il principale delfino di Caselli. Come dire che certe sfide durano in eterno. Con la toga o senza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandromagno 28/dic/2012 | 08 :23

il PD riesce a rimpiazzare . . . finalmente Ichino !
Il Pasdaran Bersani del finto centro-sinistra riesce a trovare il sostituto di Ichino in Pietro Grasso ! Ancora un infiltrato della destra nella trincea che gli stolti ostinatamente chiamano Centro-Sinistra che di Sinistra non c'é più nemmeno Vendola vendutosi anch'egli al Patron dell'ILVA per un posto de Suo Sindaco " pistolero " di Taranto !
Quel di cui mi interrogo con grande rammarico è il ruolo della Signora Camusso che non ho ben capito a cosa miri nel continuamente ad appoggiare la politica del PD, che è stato parte primaria delle politiche antisociali del Governo Monti, della Legge di stabilità , nel fiduciare l'abolizione dell'art. 18 e della Legge Fornero senza alzare i toni con chi dice di stare dalla parte dei lavoratori ma che sotto sotto han fatto indubbiamente con tutte le Fiducie concesse gli interessi di Monti e del PDL fautori di tutte le Normative e Leggi antipopolari fiduciate in Parlamento !

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