Il giornalista turco scrive dal carcere a Renzi

«Non ignori le violazioni dei diritti umani in cambio degli interessi dell'Europa».

15 Gennaio 2016

Il premier italiano Matteo Renzi e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

(© Ansa) Il premier italiano Matteo Renzi e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Le «violazioni dei diritti umani» in Turchia non devono essere ingorate in cambio degli «interessi momentanei dell'Europa» di frenare il flusso dei rifugiati.
Lo ha scritto dal carcere di Istanbul il direttore di Cumhuriyet, Can Dundar, in una lettera al premier italiano Matteo Renzi.
La missiva, pubblicata sul quotidiano di opposizione laica nel mirino del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, rilancia l'allarme sulla libertà di espressione in Turchia proprio mentre Roma blocca l'accordo sui rifugiati tra Bruxelles e Ankara per contrasti sulle fonti di finanziamento.
ERDOGAN CONTRO I MEDIA OSTILI. Dal 26 novembre scorso Dundar è detenuto insieme al caporedattore Erdem Gul con accuse che vanno dallo spionaggio alla propaganda terroristica per un'inchiesta su un presunto passaggio di camion carichi di armi dalla Turchia alla Siria, finito poi in mano a gruppi jihadisti. Uno scoop pubblicato alla vigilia delle elezioni del 7 giugno che scatenò l'ira di Erdogan. Il presidente turco minacciò gli autori che avrebbero pagato «un caro prezzo», suscitando reazioni a livello internazionale per il suo atteggiamento sempre più autoritario nei confronti della stampa. Dopo il suo ritorno al successo nel voto anticipato di novembre, il clamoroso arresto di Dundar - giornalista molto noto in Turchia - e Gul, per i quali ancora non è stata fissata neppure una data certa di comparizione davanti al giudice.
RENZI INTERESSATO ALLA QUESTIONE TURCA. Fonti vicine al giornalista sentite dall'Ansa spiegano che la decisione di rivolgersi direttamente a Renzi sarebbe nata dall'attenzione mostrata dal premier in occasione del summit di fine novembre a Bruxelles con il primo ministro turco Ahmet Davutoglu, quando sarebbe stato l'unico dei leader Ue a richiamare pubblicamente l'attenzione su una lettera analoga, inviata allora da Dundar e Gul a tutti i 28 leader.

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