Immigrazione, Kyenge: «Ius soli temperato»

Il ministro: «Non basta nascere in Italia per diventare italiani».

02 Gennaio 2014

Il ministro dell'Integrazione, Cécile Kyenge.

(© GettyImages) Il ministro dell'Integrazione, Cécile Kyenge.

Ius soli «temperato» e non ius soli «secco». È questa la strada che l'Italia sta cercando di intraprendere nella riforma della cittadinanza. Lo ha ribadito il ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge, intervenendo a Zapping su RadioUno.
«UNA MIA PRIORITÀ». Ribadendo che lo ius soli «è per me una priorità, ho cominciato il mio mandato proprio su questo», il ministro ha puntualizzato che «quando si parla di questo tema, anche per propaganda politica, viene spesso fatto passare che le nostre proposte sono di uno ius soli secco», cioè quello per cui è italiano chi nasce nel nostro Paese.
«Non è il caso dell'Italia», ha spiegato, «noi parliamo invece di ius soli temperato, cioè che quando i genitori immigrati hanno fatto un percorso di integrazione, i loro figli possono ottenere la cittadinanza, oppure se i bambini arrivano in Italia, possono diventare italiani dopo un certo percorso scolastico. L'Italia sta andando sempre più verso questo, non è che appena arrivano da noi hanno subito la cittadinanza».
«LEGISLAZIONE PIÙ SEVERA D'EUROPA». Il ministro Kyenge ha anche aggiunto che la nostra legislazione è quella più severa d'Europa: «In Germania dopo anni di residenza dei genitori i figli possono avere la cittadinanza» e ha concluso dicendo che «tra Camera e Senato ci sono 20 proposte di legge su questo tema, ora bisogna andare a una sintesi».

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