Iran, i riformisti espugnano Teheran

La lista moderata conquista la Capitale e ottiene la maggioranza nell'Assemblea degli Esperti. Dati ufficiali non prima di martedì.

27 Febbraio 2016

Donne iraniane al voto.

Donne iraniane al voto.

Lo spoglio deve ancora concludersi per i 290 seggi del parlamento iraniano, ma secondo l'agenzia stampa Ap si è concluso quello per l'Assemblea degli Esperti, l'organo che ha il compito di eleggere la Guida Suprema iraniana: i moderati hanno vinto la maggioranza dei seggi, raggiungendo il 59%. Sia il presidente Hassan Rohani che l'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani sono risultati eletti insieme con altri 52 alleati nell'assemblea, che conta 88 seggi in totale. La notizia arriva dopo quella della vittoria dell'ala riformista a Teheran, dove i moderati hanno avuto la meglio sui conservatori.
TEHERAN INCORONA RAFSANJANI. Il primo eletto nell'Assemblea degli Esperti, in carica per otto anni, è proprio l'intramontabile ayatollah Akbar Hascemi Rafsajani.
Con oltre 600 mila preferenze nel collegio della capitale, ora torna a muovere i fili del palcoscenico politico iraniano.
FALCHI UMILIATI. Non solo ha sbaragliato e umiliato gli attuali 'falchi', cioè religiosi del calibro di Ahmad Janati, presidente del Consiglio dei Guardiani (arrivato in decima posizione), o dell'ayatollah Mohammed Taqi Mesbah Yazdi, definito «l'uomo per cui il popolo non conta nulla» (arrivato 12esimo) , ma è riuscito a piazzare ben 13 uomini della sua lista sui 16 eletti nella capitale iraniana.
Se il voto nelle altre città iraniane confermerà le scelte fatte nella capitale, si tratterebbe di una vera rivoluzione.
Finora il «club per vecchi ragazzi», come è scherzosamente chiamato data l'età media di 71 anni, è stato infatti dominato dai fondamentalisti.
L'ALLEANZA CON ROHANI. Rafsajani potrà  contare sull'alleanza con il presidente Hassan Rohani, arrivato al secondo posto dietro di lui, con la differenza di una manciata di voti. Anzi, in ipotetici scenari futuri, potrebbe essere proprio il più giovane Rohani il candidato di Rafsajani per il posto di leader supremo.
Rohani e l'ex presidente Rafsanjani fanno infatti parte della stessa lista di area moderato-riformista. 
L'EX ACCORDO CON KHAMENEI. Già nel 1989 alla morte di Khomeini, Rafsajani, allora politico radicale della Rivoluzione islamica, pilotò una divisione dei poteri con Khamenei.
Rafsajani divenne presidente della Repubblica, e Khamanei, nominato in tutta fretta ayatollah, fu scelto come Guida Suprema.
Il tandem si incrinò definitivamente nel 2009, quando Rafsajani, nel frattempo tornato ad essere presidente del parlamento, prese posizione in favore delle proteste della Rivoluzione Verde contro i brogli che portarono alla nuova elezione del presidente ultraconservatore e populista Ahmadinejad.
UNO SQUALO ADDOMESTICATO.  Nato nel 1934 da una famiglia di coltivatori di pistacchio e considerato uno degli uomini più ricchi dell'Iran, Rafsajani si è trasformato in un moderato, pur mantenendo il soprannome di «squalo» che gli era stato affibbiato al tempo delle purghe anti-rivoluzionarie del 1981.
Eppure, subito dopo l'elezione, non ha mostrato i denti. «È finito il tempo dello scontro, ora è il momento della collaborazion», ha detto, pensando probabilmente anche al suo futuro e a quello dei suoi alleati.
La rimonta dei moderati si rispecchia anche nei risultati del voto per il parlamento. A Teheran, 1,3 milioni di elettori hanno votato per la Lista della Speranza che è riuscita a conquistare 29 seggi su 30.
Non è ancora chiaro tuttavia chi otterrà il 50% + 1 dei 290 seggi parlamentari.
DATI DEFINITIVI SOLO MARTEDÌ. Molto resta ancora nella nebbia, perché i dati ufficiali arrivano con il contagocce e per avere un quadro definitivo, ha avvertito il ministero degli Interni, bisognerà aspettare fino a martedì prossimo, quando tutti i milioni di voti deposti nei 52 mila seggi sparpagliati per il Paese saranno stati scrutinati e controfirmati dal Consiglio dei Guardiani, l'organismo giuridico-religioso che controlla l'attività parlamentare, seleziona le candidature e mette il timbro anche sui risultati di ogni voto popolare.
IPOTESI BALLOTTAGGI. E neanche allora sarà finita del tutto, in quanto in alcuni collegi elettorali nessun candidato ha raggiunto il quorum, ovvero il 25% dei voti, e sarà necessario andare al ballottaggio, previsto per fine aprile. Anche una manciata di deputati dell'ultima ora potrebbe cambiare i rapporti di forza in Parlamento.
Allo stesso modo non sono ancora ufficiali i dati relativi all'affluenza. Le prime rilevazioni parlano di almeno 33 milioni di iraniani andati alle urne, il 60% degli aventi diritto. La cifra però si riferisce a 40 mila seggi su 52 mila.
La percentuale al momento sarebbe di poco inferiore al 62% delle elezioni del 2012, quando i riformisti avevano invitato la popolazione al boicottaggio in seguito alla repressione sanguinosa della Rivoluzione verde del 2009.

 

 

 

 

 

 

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