Iran, il voto è un'investitura per Rafsanjani

Rafsanjani ha trascinato i riformisti iraniani. Ed è in pole per il dopo Khamenei. Il giornalista Abbasi: «Ha il profilo ideale. Il parlamento? Maggioranza debole».

di

|

01 Marzo 2016

La vittoria storica dei riformisti a Teheran e l’investitura di Hashemi Rafsanjani a Guida suprema in pectore.
In Iran il voto per le Legislative e per l’Assemblea degli esperti del 2016, espresso dal 60% dei 55 milioni degli aventi diritto, ha fatto avanzare il blocco dei moderati e dei riformisti del presidente Hassan Rohani, nonostante l’esclusione della maggioranza dei suoi candidati nella preselezione del Consiglio dei guardiani.
L'AVANGUARDIA DI TEHERAN. Rohani deve il successo al plebiscito per i riformisti nella capitale, dove si è registrata un’affluenza record grazie anche all'influenza del suo padrino e alleato Rafsanjani, due volte presidente e ayatollah.
«Qui a Teheran hanno conquistato 30 seggi su 30 disponibili ed è la prima volta dalla rivoluzione del 1979», dice a Lettera43.it Davood Abbasi, giornalista della radio-tivù di Stato Irib che ha seguito tutto lo scrutinio, «nelle campagne e anche nelle altre grandi città è andato invece indicativamente un 70% ai conservatori e un 30% ai riformisti».
MANCA UNA MAGGIORANZA FORTE. Nel complesso i conservatori restano in vantaggio rispetto ai riformisti nelle Legislative, con una proporzione di circa il 50% contro il 40% del consenso: «Mantengono nella sostanza la maggioranza relativa, ma con molti meno seggi rispetto al Parlamento uscente», precisa Abbasi. «Si apre ora la caccia alle alleanze, anche esterne, con gli indipendenti che hanno circa il 10%, anche in vista del ballottaggio che comunque non cambierà gli equilibri».
Perché secondo l'analista si profila un Majles, il parlamento iraniano, dove «nessuno dei due blocchi avrà comunque una maggioranza forte. E quindi ogni legge presentata del governo dovrà essere molto ben fatta».

 

  • Il giornalista iraniano Davood Abbasi.

 

DOMANDA. Uno scenario vicino alle grandi coalizioni europee. Perché il ballottaggio di fine aprile non sposterà la bilancia?
RISPOSTA. Il numero dei seggi in ballo non è rilevante, una cinquantina su 290, che non dovrebbero cambiare di molto le percentuali attuali. L’ago della bilancia lo faranno piuttosto gli indipendenti.
D. Chi sono questi indipendenti in corsa per il Parlamento?
R. Liberi professionisti, capi di comunità locali che possono allearsi sia con i conservatori sia con i riformisti, specie se di orientamento centrista. In alcuni casi esponenti che sono e vogliono restare indipendenti.
D. Centrista, e ancora più spesso conservatore moderato, era definito anche Rohani prima di venire eletto presidente nel 2013 con il voto dei riformisti. Come può definirsi il suo blocco?
R.
È abbastanza semplice: entrambi i poli attuali della politica iraniana - conservatori e riformisti - sono formati da khomeinisti rivoluzionari del 1979. Una parte di loro, e cioè i riformisti, sono ex conservatori insoddisfatti, un processo di passaggio che tra l'altro è ancora in atto.
D. Un esempio?
R.
 Il sindaco di Teheran Bagher Ghalibaf, che nasce prima di tutto come militare, figura tra i conservatori. Ma alcune sue posizioni ambigue fanno presagire che potrebbe finire per avvicinarsi ai riformisti.
D. In Occidente Ghalibaf è indicato come un esponente della linea dura, e in prospettiva dovrà certo misurarsi con il voto popolare d'avanguardia di Teheran.
R. Le Comunali comunque sono un’altra cosa. Ma certo nella capitale i riformisti hanno ottenuto il 100%, 30 seggi su 30: un inedito dalla nascita della Repubblica islamica, un voto decisivo anche per l’Assemblea degli esperti.

 

  • L'ex presidente Rafsanjani (a destra) con il presidente iraniano Rohani (Getty).

 

D. Qual è la composizione del nuovo consesso di chierici chiamato nei prossimi otto anni a valutare la Guida suprema, ed eventualmente a nominarne una nuova?
R. Come iraniani ci auguriamo naturalmente che ciò non debba verificarsi in questo nuovo mandato. Ad ogni modo il ruolo degli 88 membri eletti a suffragio universale è decisivo: monitorano l’operato della Guida suprema, possono destituirla e nel caso di morte devono eleggere il successore. Con questo voto, si prefigura un 28% dell’Assemblea degli esperti ai conservatori, un 20% ai riformisti e un 35% del clero che è appoggiato da entrambe le liste. Un 6-7%, infine, di indipendenti.
D. Perché allora il voto di Teheran è stato così importante?
R. Anche in questo caso, nella capitale ha trionfato la lista dei riformisti di Rafsanjani, che prima del voto era stato sponsorizzato dai commentatori della sezione in lingua persiana della Bbc. Da allora è montato il tam tam dei conservatori contro la «lista inglese», che però è si rivelata vincente a Teheran.
D. Rafsanjani viene anche indicato come il più papabile tra i possibili successori di Khamenei a Guida suprema.
R.
Non possiamo fare ovviamente previsioni. Di fatto c'è che Rafsanjani è stato due volte presidente ed è ayatollah. C’è poi un filmato di quando, nel 1989, veniva deciso il successore di Ruhollah Khomeini: sotto giuramento, Rafsanjani dichiarò che il fondatore della Repubblica islamica aveva detto di voler passare il testimone a Khamenei.
D. Un’Assemblea degli esperti, roccaforte del clero. sarebbe pronta a investire del ruolo massimo uno dei padri della Rivoluzione khomeinista, diventato nel frattempo capofila dei riformisti?
R. Anche in questo caso, la differenza potrebbero farla gli indipendenti. Il profilo di Rafsanjani è comunque tra i più alti nella storia della Repubblica islamica. E a Teheran la sua vittoria netta ha escluso due religiosi candidabili tra i conservatori di grande spessore.
D. Dalle Presidenziali del 2013, Rafsanjani è alleato con Rohani, che pure è in testa tra gli eletti nell’Assemblea degli Esperti.
R. Ma non tutti i membri del consesso sono ayatollah come Rafsanjani. L’attuale presidente iraniano ha una laurea in Studi teologici: l'equivalente, per dare un’idea, al grado cattolico di sacerdote. Un livello che è seguito poi da altri otto gradi di specializzazione.
D. Il curriculum religioso di Rohani è troppo povero per venire dopo Khamenei?
R.
Anche Rafsanjani quando era presidente non era ayatollah, un grado paragonabile a quello di arcivescovo nelle gerarchie cattoliche. Ayatollah lo è da pochi anni, è impossibile esserlo a 40-50 anni. Bisogna aver accumulato molta esperienza di valore, non solo dottrina. 
D. Come si diventa Guida suprema?
R. Oltre ad aver compiuto tutto il percorso religioso, bisogna venire riconosciuti come una figura acclarata che ha compiuto grandi opere, di alti e lunghi meriti per la Repubblica islamica.

 

Twitter @BarbaraCiolli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Isis, l'evoluzione della propaganda anti-Turchia

Nel 2016 sono già tre gli attentati attribuiti da Ankara al Califfato. Che però nega. Pur definendo Erdogan un «apostata». E paragonando Istanbul al Vaticano.

prev
next