Isis, Califfato: una guida per capire

Confini, leader e ambizioni dei jihadisti.

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30 Giugno 2014

Il 29 giugno 2014 l'Isis, il movimento dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante, ha proclamato l'instaurazione del Califfato islamico nei territori occupati tra Siria e Iraq.
Strappato l'avamposto siriano di Raqqa, nel giugno 2013, ai fratellastri qaedisti di al Nusra, per l'internazionale di miliziani jihadisti è stato un crescendo di vittorie.
Via le parole Iraq e Sham (Levante) dalla sigla. Semplicemente, ha annunciato ufficialmente Abu Mohammad al Adnani, portavoce del capo supremo Abu Bakr al Baghdadi, si ritorna il Califfato islamico del settimo secolo. Califfo dell'autoproclamato Stato, che si estende da Aleppo nel nord della Siria a Diyala, nell'est dell'Iraq, è al Baghdadi, ex qaedista, scomunicato dal successore di Osama bin Laden, Ayman al Zawahiri nel 2013, perché inaffidabile e «troppo violento».
IL PROGETTO DEL CALIFFATO. Ma non c'è niente di più sbagliato che pensare al movimento dell'Isis come a un gruppo sgangherato di terroristi fanatici e sanguinari. I miliziani in nero che, in pochi mesi, hanno conquistato migliaia di chilometri quadrati sono bene addestrati e bene organizzati.
Soprattutto, hanno bene in mente il Califfato che vogliono costruire, per il quale le città espugnate di Raqqa e Mosul hanno una valenza precisa, storica e simbolica. Niente, a partire dai confini, è un caso. Tutto è ideologico, oltre che criminale, nella nuova entità territoriale spuntata in Medio Oriente questa estate.
Di seguito, la struttura, le caratteristiche, i leader e le ambizioni territoriali del progetto di ricostituzione del Califfato islamico, divenuto realtà in Medio Oriente.

1. I confini: da Aleppo fino alla provincia irachena di al Anbar

  • La mappa di penetrazione in Iraq e Siria dell'Isis (Institute for the study of war).

Al momento il Califfato islamico si estende dalla provincia siriana settentrionale di Aleppo, al confine con la Turchia, attraverso i governatorati di Raqqa e Deir Ezzor, nell'esteso entroterra a est di Homs, sino alla provincia irachena dell'al Anbar, in cui gli uomini dall'Isis hanno cominciato a infiltrarsi dall'inizio del 2014.
A giugno, con la presa di Mosul, il territorio occupato ha raggiunto il nord dell'Iraq, nel governatorato di Ninive. Infine, sferrata l'offensiva verso sud, si è allargato fino all'avamposto orientale di Diyala e consolidato, a ovest, nell'al Anbar.
L'APPARATO PARASTATALE. La capitale Baghdad è accerchiata e a nord le unità curde dei peshmerga difendono dalle mire dell'Isis la provincia di Kirkuk con suoi enormi giacimenti petroliferi, limitrofi all'attuale regione autonoma del Kurdistan.
Anche a Tikrit, a nord di Baghdad si combatte per strappare la città ai jihadisti dell'Isis che, come a Raqqa, dopo essersi impossessati dei centri, impongono un'interpretazione estrema della sharia. Attivando rapidamente scuole di formazione coranica, centri d'addestramento, uffici politici e strutture di controllo parastatali.

2. Il califfo: chi è Abu Bakr al Baghdadi

  • Il responsabile comunicazione Isis Abu Mohammad al Adnani. In basso a sinistra, il super ricercato Califfo al Baghdadi.

Califfo di «tutti i fratelli musulmani» è il super ricercato 43enne Abu Bakr al Baghdadi, capo dell'Isis dal 2010, dopo la morte del predecessore Abu Omar al Baghdadi.
Terrorista, è stato attivo in diversi gruppi jihadisti prima di entrare, nel 2003, nel costituendo movimento per lo Stato islamico dell'Iraq (Isi). Il giovane iracheno di Samarra è una vecchia conoscenza degli Usa, che su di lui hanno posto una taglia di 10 milioni di dollari.
IL BRACCIO DESTRO AL ADNANI. Ricompensa più alta (25 milioni di dollari) è prevista solo per il leader di al Qaeda al Zawahiri, che con al Baghdadi è stato affiliato dal 2011 al 2013, quando, sconfinato in Siria e padrone di Raqqa, il terrorista iracheno ambiva a diventare il signore dell'Iraq e di tutto il Levante (Isis), scontrandosi con le ambizioni dei qaedisti di al Nusra.
Oltre ad al Baghdadi, deux ex machina dell'Isis è il capo militare e della comunicazione al Adnani, 30enne spietato e abilissimo anche nella propaganda sui social network.

3. La rivendicazione: riconquistare il vecchio impero degli Omayyadi


  • L'estensione del primo Califfato islamico degli Omayyadi (661-750 d.c), oltre la Grande Siria (Wikipedia).

Con Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Sham), i miliziani intendono i territori del Levante della Grande Siria prima della caduta dell'Impero ottomano e della spartizione territoriale moderna, frutto dell'accordo coloniale segreto di Sykes-Picot del 1916.
Con un trattato sottobanco, in pieno conflitto mondiale, il diplomatico inglese, Mark Sykes, e quello francese, François Picot si accaparrarono fette del Medio Oriente, tracciando con il righello confini che avrebbero mutilato la Siria e creato un Iraq britannico «indipendente», abitato da almeno tre culture diverse (sciiti, sunniti, curdi).
LA «GRANDE OFFESA». L'Isis promette agli arabi di vendicare la «grande offesa» coloniale, restaurando il primo Califfato islamico degli Omayyadi (661-750 d.C.) che riuniva questa vasta regione, prima della dominazione ottomana e mongola.
Furono gli arabi della Mecca a introdurre e far fiorire l'Islam da Cordoba, in Andalusia, ai territori che lambiscono l'odierna India. Capitali della Grande Siria (Levante) furono Damasco e, successivamente Baghdad.
Anche Raqqa, capitale del terzo Califfato degli Abbasidi (796-809 d.C.) ha un valore simbolico per i jihadisti. Mentre Mosul, antico centro assiro, è il luogo di sepoltura di diversi profeti del Vecchio Testamento, base anche del Corano.

4: Le alleanze: l'ex guardia sunnita di Saddam, Brigate della rivoluzione e mujahideen

  • Il generale baathista Izzat al Douri, fedelissimo di Saddam Hussein, leader dell'Esercito degli uomini dell'ordine di Naqshbandi.

Alleati dell'Isis in Iraq, per la conquista di Mosul e l'avanzata nell'entroterra, sono gli alleati baathisti dell'Esercito degli uomini dell'ordine di Naqshbandi (Jrtn), la vecchia guardia sunnita di Saddam Hussein estromessa durante la lunga era del premier sciita Nuri al Maliki al governo.
Va detto, però, che i veterani del regime sono lontanissimi dai miliziani jihadisti - molti dei quali sono stranieri, dai ceceni agli estremisti musulmani dell'Asia centrale - che si battono per il sogno imperiale del primo Califfato.
LA PRESA DEI JIHADISTI SULLA POPOLAZIONE. Eppure sui baathisti laici fa presa, prima di tutto, il potere di attrattiva dell'Isis sul 30% della popolazione frustrata sunnita. Non a caso, come esca religiosa per raccogliere facile consenso tra i musulmani, costituendosi in brigata irregolare gli ex generali di Saddam scelsero il nome di un ordine mistico islamico sufi, il Naqshbandi.
Al contrario che in Siria, inoltre, dove l'Isis si è scontrato con altri gruppi fondamentalisti come al Nusra, in Iraq i jihadisti in nero sono, pur precariamente, alleati con una galassia che va dai terroristi delle Brigate della rivoluzione 1920, all'esercito dei Mujahideen, ad Ansar al Sunna.

5. La possibile espansione: dalla Giordania al Libano

  • Una manifestazione dell'Isis in Giordania, ripresa dai media islamici.

In Iraq e in Siria, l'Isis punta alla riconquista delle vecchie capitali, Damasco e Baghdad. E, da lì, alla presa di tutto il territorio siriano, da Homs a Hama e Latakia, fino alla metropoli, parzialmente già presa, di Aleppo.
In Iraq, non rientrerebbero nel disegno del Califfato né il meridione sciita a sud di Baghdad, né la regione autonoma del Kurdistan: due cuscinetti che, fatta esclusione per il governatorato di frontiera di Diyala, salvano l'Iran sciita dalla minaccia di invasione diretta.
I CONFINI CALDI. Tra i Paesi confinanti con la Siria e l'Iraq, molto più a rischio, viceversa, viene ritenuta la Giordania, esposta sia a nordest sia a nordovest. Nelle zone più povere del regno hashemita già sventolano le bandiere nere dell'Isis.
Inoltre è stato di massima allerta ai confini col Libano, dove un gruppo sunnita collegato all'Isis ha rivendicato un attentato a Beirut. E, soprattutto, con la Turchia che, nelle zone di confine delle province di Aleppo e Raqqa ha allevato i qaedisti di al Nusra.
Con l'Isis è ancora peggio.

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