Isis, il ruolo chiave dell'Iran a fianco dell'Occidente

Salta la doppia visita europea di Rohani. Ma l'Iran sblocca i negoziati sulla Siria. E tende la mano alla Francia. Nella guerra al terrorismo c'è un nuovo attore.

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19 Novembre 2015

Il presidente francese Hollande saluta l'omologo iraniano Rohani all'Assemblea generale dell'Onu.

(© Getty Images) Il presidente francese Hollande saluta l'omologo iraniano Rohani all'Assemblea generale dell'Onu.

Il presidente iraniano Hassan Rohani è stato tra i primi leader a esprimere solidarietà alla Francia assediata dall’Isis, in una fase geopolitica cruciale per la Repubblica islamica.
«Il popolo iraniano è a sua volta vittima del terrorismo, condanniamo con vigore gli attacchi di Parigi, un crimine contro l’umanità», ha dichiarato Rohani, rimandando la visita ufficiale in Europa che aveva come prima tappa Roma, poi la capitale francese.
Non una fuga, ma un momento di raccordo nella guerra globale al sedicente Stato islamico.
AL TAVOLO DI VIENNA. Mentre nel Nord Europa si susseguono i blitz delle teste di cuoio e gli allarmi su attentati temuti o sventati, per la prima volta dalla Rivoluzione islamica del 1979 l’Iran siede come primus inter pares ai negoziati di Vienna sulla Siria: lontano, ma allo stesso tavolo degli arcinemici sauditi e degli emissari occidentali.
A sdoganare Teheran sono stati gli Usa, un passepartout di prim’ordine.
E le prime settimane di colloqui a Vienna si sono chiuse, all’indomani delle stragi di Parigi, con un’intesa di compromesso che non scioglie il nodo spinosissimo su Bashar al Assad, capo del regime siriano.
DIFENDERLO O DEPORLO? Russia e Iran lo difendono, Stati Uniti ed Europa restano con la Turchia e gli Stati del Golfo che hanno interesse a deporlo.
Ma tutti i presenti alle trattative, almeno a parole, concordano che gli attentati in Francia «hanno aumentato la determinazione di tutti a fare progressi sulla Siria».
Ed effettivamente, dall’apertura del tavolo il 30 ottobre, progressi sono stati fatti perché alla poltrona della Russia si è aggiunta quella dell’Iran.

Putin fa quadrato su Hollande, l'Iran sblocca i negoziati sulla Siria

Bashar al Assad e Vladimir Putin.

(© Getty Images) Bashar al Assad e Vladimir Putin.

Il «calendario» concordato tra i 20 governi riuniti a Vienna prevede un incontro, entro il 2015, tra le forze dell’opposizione siriana estranee all’Isis e i rappresentanti di Assad, per formare entro sei mesi un governo di transizione e andare a votare tra un anno e mezzo.
Nulla di nuovo sotto il sole: con Rohani e lo “zar” russo Vladimir Putin a spalleggiarlo, il presidente siriano ha davanti a sé la strada spianata per poter ancora bluffare.
Prima di reprimere le proteste aveva promesso «riforme», ha indetto false elezioni democratiche e barato sulla distruzione delle armi chimiche.
ASSAD APRE A HOLLANDE. Dopo i 129 morti di Parigi, Assad tende ora la mano alla Francia, «pronto a condividere informazioni d’intelligence» anche con i falchi dell’Eliseo che volevano e vorrebbero bombardarlo come Gheddafi nel 2011.
Epperò gli Stati Uniti frenano sulle posizioni interventiste unilaterali.
Contro l’Isis, Israele è arrivato ad avvicinarsi alla Russia - e paradossalmente all’Iran.
E dopo i 224 civili morti nel sospetto attentato all’airbus A321 in Sinai, la campagna di Putin sta convergendo verso quella dei francesi in Siria e in Iraq.
IL MONDO CONTRO L’ISIS. Può disturbare sentirlo affermare da Assad, ma una «coalizione internazionale contro il terrorismo» è quello che vogliono sia il Cremlino sia la Casa bianca, per bloccare la crescita del Califfato e l’escalation di attacchi dell’Isis anche in Europa.
Il negoziato può solo andare in questa direzione, su Assad poi si vedrà.

Iraq, Siria, frontiere afghane: la guerra iraniana all'Isis

La bandiera nera dell'Isis.

La bandiera nera dell'Isis.

In Siria Putin uccide anche i ribelli non jihadisti per far contrattaccare il regime, ma a Vienna poi i russi non escludono l’uscita di scena concordata di Assad.
Una porta che per l’Iran resta chiusa, ma chissà che prima o poi anche Teheran non sia disposta a sacrificarlo, a patto di mantenere, come in Iraq, la sua sfera d’influenza.
«A maggior ragione dopo la firma dell’accordo sul nucleare, l’invito a Vienna deve essere considerato un ulteriore risultato della politica estera iraniana», scrive a Teheran Iran Review.
«RUOLO RICONOSCIUTO». «L’urgenza e la necessità di far prendere parte alla Repubblica islamica a questi incontri e conferenze conferma che sia sul fronte occidentale sia su quello orientale si sta tornando a considerare l’opzione iraniana, riconoscendone il ruolo regionale, sotto nuove condizioni, in Medio Oriente e in Nord Africa», commenta il foglio di geopolitica.
L’azione di Teheran nella cooperazione antiterrorismo è già concreta, almeno con Stati europei capofila nel riaprire e ritessere i rapporti quali l’Italia.
Saltato il viaggio a Roma i rispettivi ministri degli Esteri, l’italiano Paolo Gentiloni e l’iraniano Mohammad Javad Zarif, nella notte degli attentati si sono confrontati su come dover reagire contro i jihadisti.
TRUPPE AL CONFINE AFGHANO. Teheran combatte l'Isis all'estero con truppe a terra, milizie controllate e anche raid in Iraq e in Siria.
Sul fronte interno, dopo le stragi al Bataclan e allo stadio di Parigi, ha mobilitato truppe e disposto esercitazioni ai confini con l’Afghanistan.
«Se i jihadisti si avvicinano a meno di 40 chilometri dalla frontiera reagiremo con la forza», ha dichiarato il comandante militare Ahmad Reza Pourdastan.
L’attacco alla Francia che ha preceduto l’arrivo di Rohani è stato anche un attacco all’Iran.

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new zealand 20/nov/2015 | 10 :14

I pericoli dell’alleanza con l’Iran
Che l'ISIS sunnita e medievale e l'Iran dittatura sciita siano nemici è inevitabile, è così da un bel po’ di secoli. Il problema è che una espansione sciita iraniana in Iraq e Siria legittimerebbe ISIS agli occhi dei musulmani sunniti moderati, che invece potrebbero essere il vero nemico di ISIS, al fine di non finire governati da dei pazzi che vietano tutto e vorrebbero tornare alla vita di 500 anni fa

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