Isis, l'attacco al cuore della civiltà di Istanbul

Milioni di turisti, occidentali e musulmani, visitano in Turchia Santa Sofia e la Moschea blu, luogo d'incontro di storia e religioni. Un attentato all'integrazione.

12 Gennaio 2016

Più di 3 milioni di turisti al mese, occidentali e musulmani, visitano Istanbul. In migliaia per San Silvestro erano a brindare in piazza Sultanahmet sotto le stelle e i minareti della Moschea blu e di Santa Sofia, sognando i fasti ottomani del Topkapi palace.
Sultanahmet è il cuore della vecchia Costantinopoli. Lì e lungo il Bosforo si concentrano le straordinarie bellezze e la storia densa dell'Anatolia che, prima ancora che Impero ottomano e faro dell'Islam, fu provincia della Roma d'Oriente. Culla del Cristianesimo e di molte civiltà precedenti.
UN LUOGO D’UNIONE. Nella Turchia laica di Mustafa Kemal Atatürk, Santa Sofia sarebbe diventata il sacro museo del Logos: la Chiesa dedicata alla divina conoscenza che il presidente-sultano Recep Tayyip Erdogan vorrebbe riportare a moschea, e che invece resta un luogo superiore e unico al mondo. Il fulcro dell'incontro tra Islam e Cristianesimo e anche tra illuminismo e misticismo, tra secolarizzazione e fede.
ATTACCO ALLA CIVILTÀ. L'attacco rivendicato dall’Isis che il 12 gennaio ha insanguinato piazza Sultanahmet, uccidendo almeno 10 turisti stranieri e ferendone altri (tra i morti ci sono 8 tedeschi) è particolarmente odioso perché, oltre all’economia, mira a colpire la prova provata che Oriente e Occidente possono spendidamente convivere e che anzi la tolleranza è feconda.
Che la fusione tra civiltà genera arte, sapienza, amore per il sapere e nuove civiltà.

L'escalation di attentati del 2015. Anche in luoghi turistici

  • Turisti nella Moschea blu di Istanbul (Getty).
     

Siriani contro tedeschi, terrorismo contro accoglienza e integrazione.
Dalla cappa del silenzio imposto dal governo turco ai media «per non destabilizzare l'opinione pubblica», è filtrata la notizia del kamikaze di identità siriana nato il Arabia saudita, un arabo dell'Isis.
Il giovane jihadista si è fatto esplodere vicino all'Obelisco di Teodosio, tra la Moschea blu e Santa Sofia, al passaggio di una comitiva di turisti del Nord Europa: zona e target che spingono anche le autorità di Ankara a ritenerla un'azione dell'Isis contro gli occidentali.
Guerriglieri del Pkk e frange terroristiche come le Br turche del Dhkp-c, autori di altri attacchi recenti in Turchia, avrebbero al contrario scelto bersagli statali.
NESSUN ITALIANO COLPITO. La stragrande maggioranza dei colpiti è invece di nazionalità tedesca, anche tra i feriti, in minoranza norvegesi e latino-americani. L'unità di crisi della Farnesina non ha al momento segnalazioni di morti o feriti tra italiani.
Mentre Sultanahmet e il centro storico venivano blindati, a Maltepe, altro quartiere di Istanbul sulla penisola orientale del Bosforo, un hotel pieno di visitatori (tutti in salvo) andava in fiamme.
Alcune cronache escludono collegamenti, ma dei testimoni hanno detto di aver sentito un'esplosione prima dell'incendio: le autorità indagano a tutto campo, anche su attacchi concomitanti a catena come a Parigi.
SICUREZZA DETERIORATA. Nel 2015 la Turchia è stata teatro di gravi attentati di diversa natura, anche nella capitale Ankara e nelle mete per turisti di Istanbul, crescenti tensioni la attraversano.
Alle manifestazioni politiche e nella capitale del Kurdistan turco, Diyarbakir, ci sono stati centinaia di morti. Sul Bosforo sono volate scariche di pallottole contro il sontuoso palazzo-museo di Dolmabahce, affollato di comitive, già residenza dell'ultimo sultano e di Atatürk, e oggi ufficio del primo ministro a Istanbul.

Il record turco di 42 milioni di visitatori, migliaia gli italiani

  • Turisti e credenti visitano il museo di Santa Sofia, a Istanbul: chiesa, poi moschea (Getty).
     

Da luglio il ministero degli Esteri italiano, in linea con i principali foreign office stranieri, ha diramato l'allerta delle autorità turche su «possibili attentati diretti contro la rete metropolitana di Istanbul», raccomandando la «massima prudenza, in tutto il Paese», in particolare nei «luoghi di attrazione turistica».
Con Egitto, Tunisia , Kenya, Marocco e diversi altri Paesi islamici e mediorientali, la Turchia rientrava tra le destinazioni della Farnesina sconsigliate per l'estate 2015, a causa del rischi legati al terrorismo e alle crisi nella regione, non ultime le guerre al confine, in Siria e in Iraq, e l’emergenza profughi.
TURISMO IN CALO, MA ALTO. In un paio di stagioni, siti seguitissimi dai viaggiatori come Zingarate sono passati dal definire Istanbul una «città ragionevolmente sicura» (ancora dopo gli attentati di Charlie Hebdo a Parigi), a luogo di «pericolo concreto» nelle «poche aree ad alta densità turistica di Sultanahmet».
Eppure il flusso di visitatori, anche italiani, è calato ma è rimasto alto: solo nel primo trimestre del 2015, oltre 75 mila connazionali risultano entrati nel Paese alle autorità turche.
Su portali ipercliccati per sondare il terreno e informarsi come Tripadvisor, Scoprire Istanbul e lo stesso Zingarate, viaggiatori e organizzatori dispensatori di consigli insistono - con scarsissima cognizione di causa - nel definire «del tutto infondati e fuori luogo» gli «allarmismi della Farnesina».
BOOM DI VISITATORI NEL 2014. Nella Turchia dove l'anno passato sono stati espulsi 35 mila jihadisti, l'Isis c'entrerebbe «come i cavoli a merenda» e Istanbul sarebbe un «città tranquillissima», «nessun sentore di pericolo».
Nel 2014 la Turchia aveva festeggiato il record di 42 milioni di visitatori, sesta meta mondiale preceduta dall'Italia, con introiti nell’indotto per 35 miliardi di dollari, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del turismo.
Per il 2015 si aspettava il bis, ma la crisi con i russi – secondo bacino di turisti, dopo la Germania, per Erdogan - ha fatto perdere miliardi di dollari: meno 2.25% di visite, solo nella prima metà del 2015. Ma le centinaia di alberghi di Sultanahmet, tra la Moschea Blu e Santa Sofia, restavano pieni.


Twitter @BarbaraCiolli

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