Isis, la rotta turca passa anche dall'Ucraina

Trasporto d'armi e addestramento: Kiev è considerata dai jihadisti scalo amico. Sullo sfondo, la convergenza tra Poroshenko ed Erdogan. Contro il nemico Putin.

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19 Marzo 2016

Il presidente turco Erdogan con l'omologo ucraino Poroshenko.

(© Getty Images) Il presidente turco Erdogan con l'omologo ucraino Poroshenko.

L’escalation tra Ankara e Mosca sulla Siria stringe la Turchia sempre più all'Ucraina.
Tra i due Paesi è ormai un fitto via vai di delegazioni: l’8 e il 9 marzo il presidente ucraino Petro Poroshenko era in visita dall’omologo turco Recep Tayyip Erdogan, per un «vertice sulla cooperazione strategica di alto livello».
Poche settimane prima, il premier turco Ahmet Davutoglu era a Kiev, dal governo che si è ribellato a Mosca, e mentre il braccio destro di Erdogan parlava con il premier ucraino Arseniy Yatsenyuk, i vertici militari dei due Paesi sedevano a un tavolo per intensificare le cooperazioni nella Difesa.
COOPERAZIONE MILITARE. Nel balletto di incontri sono stati firmati diversi accordi politici, economici e militari tra Ankara e Kiev, incluso un prestito turco di 50 milioni di dollari a rimpinguare il budget in rosso ucraino.
I russi paventano una free trade zone commerciale e operazioni militari congiunte turco-ucraine sul Mar Nero, mirate a surriscaldare anche la minoranza (di origine turca) tatara di Crimea.
IL CANALE TURCO-UCRAINO. Strana liaison tra l’Ucraina e la Turchia. Di sicuro, ora per il “sultano” Erdogan non c’è risposta migliore allo “zar” russo Putin - schierato anche dalla parte dei curdi del Pkk - che finanziare apertamente gli ucraini.
Ma in realtà la luna di miele tra i due Paesi filo-Usa va avanti da tempo senza dare nell’occhio, da prima dello scontro a muso duro col Cremlino.

Le mappe ucraine per la «rivoluzione» dei ribelli siriani

I tatari, di religione musulmana, pregano in una moschea di Sinferopoli.

(© Getty Images) I tatari, di religione musulmana, pregano in una moschea di Sinferopoli.

Intanto le mappe sulla distribuzione in Siria dei gruppi ribelli e dell’Isis, che spesso finiscono sui media occidentali associate ai dati di organizzazioni d’opposizione come l’Osservatorio umano per i diritti umani o la Syrian Human Rights Committee (entrambe basate a Londra), ricalcano quelle della piattaforma LiveuaMap, domiciliata a Kiev, in Ucraina. Non è un dettaglio da poco.
Sulla presenza o meno dell’Isis nelle zone a Ovest bombardate da Putin, verso la costa e Aleppo, sulla presenza dei rivali qaedisti di al Nusra, nonché sulla sua natura terroristica e sul livello di compenetrazione tra gruppi armati islamisti ribelli, al Nusra e Isis, si gioca ormai tutto il casus belli in Siria.
GLI INTERESSI IN GIOCO. Si giocano i negoziati di pace in corso, e per estensione anche le guerre in Iraq, in Libia e in Yemen.
Le mappe occidentali filo-ribelli ricalcano la distribuzione territoriale dei citizen journalist ucraini di LiveuaMap: un team di sviluppatori di software che dal 2014 ha deciso di mettersi al servizio delle «rivoluzioni».
Qui ovviamente la presenza dell’Isis nell’Ovest della Siria è minima, al livello di cellule, e il controllo del territorio è dei ribelli, non di al Nusra.
Diverse le ricostruzioni delle mappe russe e del regime siriano, curiosamente simili anche quelle dei militari israeliani che per la campagna del Cremlino in Siria hanno condiviso informazioni con Mosca: qui aree spot, minori ma non irrilevanti, controllate dall’Isis sono segnalate fino alla costa e i territori dei ribelli sono classificati in mano ai jihadisti di al Nusra.
CONFINI POROSI. Su questa base Putin ha bombardato massicciamente anche l’Ovest della Siria, facendo infuriare Erdogan, che in funzione anti-curda e pro-ribelli, con l'Arabia saudita e il Qatar arma e foraggia dichiaratamente i gruppi islamisti (anche jihadisti) della zona, sotto sigle che cambiano continuamente.
Questa opposizione di interessi ha provocato l’abbattimento del caccia russo dei turchi sul confine.
Ma le immagini sui raid del Cremlino hanno anche fotografato chiaramente il passaggio continuo di container di petrolio e altra merce tra la Turchia e i territori del Califfato a Est.

Quei carichi di armi «acquistati in Ucraina e trasportati dalla Turchia»

Ahmet Davutoglu e Vladimir Putin.

Ahmet Davutoglu e Vladimir Putin.

La lunga frontiera tra Turchia e Siria è stata per anni aperta al flusso incontrollato di colonne di foreign fighter, combattenti stranieri, e “coloni” jihadisti verso l’Isis e altri gruppi radicali.
Dal profilo di molti terroristi di ritorno in Europa è emerso che erano entrati più volte dalla Turchia nel Nord della Siria e dell’Iraq, con scali a Istanbul e Ankara.
Alcuni pentiti e disertori dell’Isis hanno anche raccontato di essere passati da scali amici: nell'ordine, prima Kiev e poi Istanbul.
E i supermarket del Califfato sarebbero pieni di merce turca.
A SCUOLA DI AVIAZIONE. Erdogan ammette spedizioni di «aiuti umanitari» ai ribelli islamisti nella fila di tir alla frontiera con la Siria, e i turchi inviano anche grosse forniture di aiuti alle roccaforti islamiste in Libia, di Misurata e Tripoli, dove stanno ricostruendo l’aeroporto.
Tunisini sospetti che ingrossano i campi dell’Isis in Libia vengono poi indicati entrare non più dalla frontiera terrestre, ma con voli di linea libici Misurata-Istanbul e Tripoli-Istanbul. E in comuni libici a sospetta alta infiltrazione di jihadisti dell’Isis tra le milizie salafite islamiste, come Sabrata, i giovani miliziani del 2011 vanno ora a scuola d’aviazione nelle accademie ucraine.
I MISSILI PER L'ISIS. Carichi verso l’Isis di missili anti-aerei portatili di produzione cinese (Fn-6 esportati in vari Paesi asiatici) sono stati infine intercettati in Kuwait: dalle dichiarazioni del capo che gestiva la compravendita, sarebbero stati «acquistati in Ucraina e trasportati dalla Turchia».
La Difesa di Kiev nega collusioni di ogni sorta, traffici di armi verso il Medio Oriente d’altra parte fioriscono sul mercato nero anche grazie ai militari corrotti russi: il terreno è molto vischioso, tre indizi non fanno una prova, figuriamoci un disegno.
Gli Fn-6 sarebbero comunque in precedenza già stati forniti ai ribelli siriani dai sauditi e dal Qatar. Di certo, politicamente e militarmente, si assiste a una convergenza tra l’Arabia saudita e la Turchia di Erdogan, e anche tra la Turchia e l’Ucraina che la Nato vuole presto nell'Alleanza.

 

Twitter @BarbaraCiolli

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