Politica
SCENARI
Israele, la guerra passa Damasco
Con l'escalation dei combattimenti in Siria, Teheran potrebbe perdere lo storico alleato. Così il governo di Netanyahu si prepara ad attaccare Ahmadinejad per spezzare l'asse sciita nella regione.
di Barbara Ciolli
Per Tel Aviv, il tempo della resa dei conti è arrivato. Se ne parla da anni, ma nell'autunno 2012, almeno secondo i piani di Benjamin “Bibi” Netanyahu, l'attacco di Israele all'Iran potrebbe davvero concretizzarsi.
ALLERTA MISSILISTICA VIA SMS. La prova che i vertici militari sarebbero pronti a passare dalle parole ai fatti sta nelle migliaia di sms inviati, la seconda settimana di agosto, ai cittadini dello Stato di Israele in ebraico, arabo, russo e inglese.
Un test e nulla più, per adesso. Fatto però per attivare un sistema di messaggi che, in caso di confronto militare, avverta in tempo reale i residenti invitandoli a mettersi in salvo delle aree a rischio di attacchi missilistici in arrivo.
SI SPEZZA L'ASSE CON DAMASCO. Il casus belli è da tempo la corsa al nucleare della teocrazia degli ayatollah. E la via per colpire l'Iran passa, ora più che mai, dalla Siria.
Scardinando il potere degli Assad, sulla scia di Arabia Saudita e Qatar, Israele punta a ridimensionare l'influenza mediorientale di Teheran.
Certo, evitare il conflitto siriano sarebbe stato cruciale per Tel Aviv, in modo da contenere l'effetto domino dei disordini nella regione. Ma adesso che il dado è tratto e che gli attentati e gli scontri al confine sono ormai travalicati in Libano e Giordania, Israele cerca di trarre il maggior vantaggio possibile dagli eventi in corso.
Così, con l'escalation dei combattimenti in Siria e il presidente Bashar al Assad pronto a giocarsi il tutto e per tutto ad Aleppo, il governo israeliano di Netanyahu è ripartito alla carica, con nuove, allarmanti minacce di guerra preventiva all'Iran.
Il momento è proficuo: in un un futuro prossimo, infatti, Teheran potrebbe non poter più contare su Damasco, storico alleato di ferro, né sugli Hezbollah libanesi.
Le voci di nuovi progressi nucleari e l'attentato in Bulgaria da vendicare
Formalmente, Netanyahu ha dichiarato di non aver ancora deciso se colpire o meno i siti nucleari di Teheran.
Tuttavia, il premier interventista ha messo le mani avanti dichiarando che, quando dovrà affrontare la minaccia iraniana, «Israele si troverà da solo, non potrà contare su nessun altro».
VENTI DI GUERRA. Meglio allora rimboccarsi le maniche da subito, preparando la popolazione a un eventuale conflitto.
A rinfocolare i venti di guerra che Bibi e il suo ministro della Difesa Ehud Barak alimentano da anni c'è, ovviamente, l'attentato da vendicare all'autobus israeliano a Burgas, in Bulgaria, (8 morti e 31 feriti) dello scorso 18 luglio, per il quale, secondo Israele, «tutti gli indizi portano all'Iran».
Poi ci sarebbero le non meglio precisate «nuove notizie di intelligence» sui progressi di Teheran, sia nell'assemblaggio di un missile Shahab-3 con una gittata in grado di colpire Israele (1.500 km), sia nella velocità con cui le centrali nucleari iraniane sarebbero ormai in grado di arricchire uranio.
Gli ingegneri di Teheran, secondo rapporti riservati, avrebbero «attivato quasi 10 mila centrifughe, alcune delle quali», di nuova generazione, «molto sofisticate»: uno stadio che, secondo le autorità israeliane, nell'ultimo anno avrebbe portato l'Iran sulla «soglia» del confezionamento di una bomba nucleare.
PROGRAMMA ATOMICO. Sia per Tel Aviv sia per Washington è ormai chiaro, infatti, che il programma atomico degli ayatollah non è stato concepito per scopi civili, come rivendicato dal presidente Mahmoud Ahmadinejad, bensì militari.
Il punto, per l'Occidente, è capire fino a che livello sia arrivata la preparazione tecnica degli iraniani.
L'amministrazione Usa, che con il presidente Barack Obama ha preso cautamente le distanze dall'alleato israeliano, è convinta che esista ancora un margine di trattativa.
Per il governo di Tel Aviv, al contrario, Teheran si trova sul limite di un pericoloso giro di boa e va bloccato prima possibile.
Israele usa la guerra agli Assad per scardinare l'asse sciita Iran-Siria-Libano
Tuttavia, prima che in Siria dilagasse la guerra civile, gli stessi vertici militari e di intelligence israeliani avevano frenato le mire interventiste di Netanyahu, preoccupati per le ripercussioni che un attacco unilaterale contro l'Iran avrebbe provocato nella regione.
Bombardare i siti nucleari di Teheran sarebbe stato come innescare una polveriera, hanno messo in guardia fino all'ultimo funzionari della Difesa israeliani come il comandante dell'esercito Benny Gantz.
Una volta deflagrata la polveriera siriana, però, le cose sono cambiate. Il regime di Damasco è sempre più sfiancato dalle spese di guerra, dalle defezioni dei suoi fedelissimi e dalle sanzioni internazionali che (almeno in parte) hanno bloccato le forniture in arrivo dall'alleato iraniano.
SANZIONI A SIRIA, IRAN E HEZBOLLAH. Anche gli sciiti di Hezbollah, braccio armato libanese di Teheran accusato dagli 007 israeliani di aver organizzato l'attentato a Burgas, sono stati bersaglio di recenti restrizioni finanziarie degli Usa, «per il sostegno logistico dato al governo siriano».
Con l'Iran indebolito dalle nuove sanzioni internazionali - a luglio sono entrati in vigore l'embargo petrolifero dell'Ue e misure più dure degli Stati Uniti - adesso conviene spingere l'acceleratore, incrinando l'asse sciita che, dalla fine degli Anni '70, lega Teheran a Damasco, lambendo, attraverso il Libano, i confini di Israele.
BIBI SFIDA ESERCITO E MOSSAD. Tutti ormai, Arabia Saudita e monarchie del Golfo incluse, cavalcano la Primavera araba per ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente, instaurando un'egemonia sunnita a scapito di Teheran.
Se gli ayatollah saranno messi progressivamente all'angolo, in autunno Israele non potrà che approfittarne, per sferrare l'attacco da sempre rimandato.
I tempi potrebbero essere maturi. E a chi - anche nel suo Paese - invita Netanyahu alla calma, Bibi risponde che, nel 1981, i vertici militari e i servizi del Mossad dissuasero il governo dall'agire. Ma l'allora primo ministro Menachem Begin, alla fine, attaccò egualmente.
Lunedì, 13 Agosto 2012
Nuovo massacro in Siria: il regime fa altri 18 morti
16/05/2013 Lo sostiene l'opposizione di Assad. Che teme un altro attacco a Homs.

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Siria, Damasco fuori dalla Conferenza islamica

Vertice il 13 agosto alla Mecca. In un video massacro ad Aleppo.










































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