Italia all'Onu, Magri: «Occasione importante»

Mattarella negli Usa. Anche per lanciare la candidatura italiana al Consiglio di sicurezza. Il direttore dell'Ispi: «Non sia solo una questione di status».

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08 Febbraio 2016

La bandiera dell'Onu davanti al Palazzo di Vetro a New York.

(© GettyImages) La bandiera dell'Onu davanti al Palazzo di Vetro a New York.

L'agenda americana del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è ricca di argomenti caldi. Nel suo viaggio negli Usa, il capo dello Stato ha in programma diversi incontri importanti (su tutti quello col presidente Barack Obama) in cui si parlerà della crisi dei rifugiati, della lotta all'Isis in Libia e dell'accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti.
Ma sul tavolo c'è anche la candidatura dell'Italia per un seggio non permanente al Consiglio di sicurezza dell'Onu, di cui Mattarella discuterà il 10 febbraio a New York con il segretario generale Ban Ki-Moon e con il presidente dell’Assemblea generale Mogens Lykketoft.
ITALIA GIÀ SEI VOLTE NEL CONSIGLIO. L’Italia, che ha già seduto sei volte nel Consiglio di sicurezza in passato (l'ultima nel 2007-08), ha avanzato la sua candidatura nel 2009 e ora 'sfida' Svezia e Paesi Bassi nella corsa al seggio per il biennio 2017-18.
ACCESSO A INFORMAZIONI E DOCUMENTI. Ma cosa guadagnerebbe Roma se ottenesse il via libera nelle elezioni di fine anno? «Si tratta di un'occasione importante», spiega a Lettera43.it Paolo Magri, direttore dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). «Essere membri del Consiglio di sicurezza, anche se non permanenti, significa avere accesso a informazioni e documenti limitati ai soli Paesi che ne fanno parte».
Chi resta fuori, dunque, non ha molta voce in capitolo sui dossier internazionali.
SERVE ANCHE L'OK DEI MEMBRI NON PERMANENTI. Anche se il potere centrale resta in mano ai cinque membri permanenti che hanno diritto di veto (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito), nelle decisioni «serve anche l'ok dei Paesi non permanenti», aggiunge Magri. «Per questo esserci, partecipare attivamente, è importante».

Magri: «In passato siamo stati mossi dal desiderio di 'un posto al tavolo'»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Washington. Nel riquadro, il direttore dell'Ispi Paolo Magri.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Washington. Nel riquadro, il direttore dell'Ispi Paolo Magri.

Ma quella italiana non deve essere solo un'operazione simbolica per mettere una bandierina tricolore al Palazzo di Vetro. «La nostra politica estera in passato non è stata immune da iniziative che esprimevano in primis una questione di status, dal desiderio di 'un posto al tavolo'», afferma il direttore dell'Ispi. «La candidatura al Consiglio di sicurezza, alla luce del nostro ruolo nelle missioni di pace Onu, nella gestione delle migrazioni e  della crisi libica, non è fra queste».
RILEVANZA INFERIORE AGLI ANNI 90. Va però tenuto conto, secondo Magri, che «oggi il Consiglio di sicurezza ha una rilevanza inferiore rispetto agli Anni 90: su molte crisi, dall'Ucraina al Medio Oriente, è rimasto sullo sfondo lasciando spazio alla negoziazione diretta degli Stati».
Detto questo, l'Italia (ammessa alle Nazioni Unite nel 1955, membro della Nato, al settimo posto tra i contributori dell'Onu e primo occidentale quanto a truppe in missioni di pace) ha l'occasione di far sentire di più la sua voce nel deliberare su atti di aggressione o di minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.
RENZI E IL DESIDERIO DI UN'ITALIA PROTAGONISTA. Il desiderio mai nascosto dal premier Matteo Renzi, anche attraverso la nomina dal forte impatto mediatico di Federica Mogherini come Alto rappresentante della politica estera europea, è quello di riportare il nostro Paese in una posizione da protagonista sulla scena mondiale, partecipando alla scrittura delle risoluzioni e acquisendo potere negoziale.
Basta che ciò non si trasformi in una sterile 'marchetta' per l'Italia.

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