Italicum, Tribunale di Messina rinvia la legge alla Consulta

La legge elettorale al vaglio della Corte Costituzuionale. In tutto erano stati presentati 18 ricorsi.

24 Febbraio 2016

Il Tribunale di Messina ha rinviato alla Corte Costituzionale l'Italicum, facendo propri sei dei 13 motivi di incostituzionalità proposti dai ricorrenti.
I ricorsi sulla legittimità della legge elettorale erano stati presentati in più tribunali, dopo l'approvazione definitiva della legge da parte del parlamento.
CONTRO LA LEGGE 18 RICORSI. L'Italicum ha visto la luce il 4 maggio 2015, con una clausola che rimanda la sua entrata in vigore a luglio del 2016.
Il ricorso presentato a Messina è uno dei 18 che erano stati depositati. Un'iniziativa nata nell'ambito del Coordinamento democrazia costituzionale, che rappresenta un gruppo di avvocati contrari alla legge, coordinati dall'avvocato Felice Besostri, già protagonista della battaglia contro il Porcellum, poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta.

 

 

TUTTI I DUBBI DI COSTITUZIONALITÀ. Il ricorso presentato a Messina è stato curato dal vice-coordinatore del pool, l'avvocato Enzo Palumbo. Tra i motivi di incostituzionalità proposti e accolti dal giudice nell'ordinanza di rimessione, anche quelli relativi al premio di maggioranza e alla mancanza di soglia minima per il ballottaggio. Nell'ordine, i dubbi di costituzionalità riguardano: il «vulnus al principio di rappresentanza territoriale»; il «vulnus al principio di rappresentanza democratico», punto connesso col premio maggioranza; la «mancanza di soglia minima per accedere al ballottaggio»; la «impossibilità di scegliere direttamente e liberamente i deputati», questione legata ai capilista; le «irragionevoli soglie di accesso al Senato residuate dal Porcellum»; la «irragionevole applicazione della nuova normativa limitata solo alla Camera dei Deputati, a Costituzione invariata», e non al Senato.
ALFANO: «RICORSO NON MI STUPISCE». Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha commentato così la notizia del ricorso: «Non mi stupisce. Siamo in Italia, dove una legge prima di diventare vigente è già mandata alla Consulta. Io considero le leggi elettorali come modi per contare i voti, che però vanno effettivamente presi».

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