Apri/chiudi Tab
Le top 10 news di oggi chiudi
Le inchieste di Lettera43 chiudi
Le grandi interviste di Lettera43 chiudi
L43 - Local L’informazione dalla tua città Invia
TUTTO ITALIA EUROPA AFRICA ASIA NORD-AMERICA SUD-AMERICA OCEANIA Login | Registrati |  Mercoledì, 30 Luglio 2014- 00.54

Politica 

Italo Bocchino: i due lavori dell'ex onorevole

Fli sta per scomparire. Ma Italo si è sistemato. Come inviato parlamentare al Secolo. E lobbista per Alfredo Romeo. 

NUOVA VITA

di

Il problema dell'occupazione? Per alcuni non esiste. Vedi Italo Bocchino, disoccupato come parlamentare ma già occupatissimo, con doppio lavoro oltre alla liquidazione di 150 mila euro ricevuta dalla Camera, come generoso Tfr per le legislature svolte in An, Pdl e poi Fli.
IL RITORNO AL GIORNALISMO. Ecco, l'ex deputato e tuttora vicepresidente di Fli, fino allo scioglimento definitivo già avviato da Gianfranco Fini, altro esodato della politica, si è sistemato alla grandissima. Il finiano già arcinemico di Silvio Berlusconi e del Pdl è infatti riuscito a farsi assumere, ovviamente solo grazie al curriculum, nella redazione del Secolo d'Italia, giornale organo del Pdl area ex An, e perciò finanziato dai fondi per l'editoria di Palazzo Chigi con qualche bel milioncino l'anno.
INVIATO PARLAMENTARE. Italo è stato subito preso come inviato parlamentare, un inquadramento di riguardo, di solito frutto di lunghe carriere e scoop, a 3 mila euro al mese. Senza aver ancora scritto un rigo, peraltro. Uno schiaffo per tutti i praticanti e i giovani che escono dalle scuole di giornalismo. Per i quali un'assunzione in una redazione è un miracolo di Lourdes.

Il legame con Alfredo Romeo

Ma Bocchino non si è fermato qui. Ha trovato, sempre grazie al curriculum, un altro bel lavoretto. Sentite bene. Qualcuno si ricorda di Alfredo Romeo, l'imprenditore napoletano a capo di un impero, il gruppo Romeo, che prende appalti dalle pubbliche amministrazioni e dalle società pubbliche? Romeo è stato condannato, pena sospesa, per corruzione e turbativa d'asta, dopo un'inchiesta che tirò in ballo proprio Italo Bocchino per una serie di intercettazioni.
L'AFFAIRE GLOBAL SERVICE. «Siamo un sodalizio», dice Bocchino in una delle telefonate. «Quindi poi ormai...siamo una cosa...quindi...consolidata, un sodalizio, una cosa solida...una fusione di due gruppi». Secondo i magistrati della procura di Napoli in quelle intercettazioni c'era l'evidenza di un canale privilegiato tra Romeo e Bocchino per orientare le decisioni del gruppo di An al Comune di Napoli in merito a un mega appalto, il Global Service, che stava molto a cuore a Romeo.
Nella conversazione intercettata vi è la dichiarazione di «un soddisfatto Bocchino», commentano i pm, «per l'esito del ritiro degli emendamenti più 'fastidiosi' proposti dal gruppo consiliare di An con riferimento alla delibera avente a oggetto il progetto Global Service».
UN POSTO DA LOBBISTA. E che fa ora Bocchino, oltre a essere inviato del Secolo d'Italia? Il consulente lobbista proprio per il gruppo di Alfredo Romeo. Quanto prenderà di stipendio? Questo potrà chiarirlo direttamente Bocchino, l'ex moralizzatore della destra «seria, senza la bava alla bocca», come disse in polemica col centrodestra Pdl berlusconiano, che ora si scopre a libro paga del Pdl (tramite il Secolo d'Italia) e contemporaneamente anche dell'imprenditore con cui finì nei guai per i rapporti tra politica e affari.
L'OMBRA DEL CONFLITTO DI INTERESSI. Non vale infatti per i parlamentari quel che vale per i ministri che non possono per legge (sul conflitto di interessi) accettare incarichi in settori privati affini al settore di cui si sono occupati, non prima di un anno dalla scadenza del loro mandato. Sarebbe forse opportuno allargarla anche ai deputati, per evitare che un eletto che magari ha fatto il presidente della commissione Sanità appena finito il mandato finisca a lavorare per una casa farmaceutica, o che un deputato che è vicepresidente di un partito che conta consiglieri comunali e regionali venga assunto come lobbista per un gruppo che lavora con la pubblica amministrazione. Cioè esattamente il caso di Italo Bocchino.

La spartizione del tesoretto che fu di Alleanza nazionale

Due lavori e lauta liquidazione. Non male come reinserimento nella società. Certo, Bocchino sarà vicepresidente di Fli ancora per poco, visto che il partitello di Fini ha già portato i libri in tribunale per il fallimento. L’assemblea nazionale del partito, convocata per il prossimo 8 maggio nella sede già dismessa di via Poli a Roma, deciderà lo scioglimento, ha scritto Lanotiziagiornale. In ballo ci sono una montagna di soldi e di case, quelle della ex An.
FLI, L'EREDE MINORE. Almeno 60 milioni di euro e una settantina di immobili di proprietà sparsi in tutta l'Italia, compreso lo storico palazzo di via della Scrofa a Roma, dove ha sede il Secolo d'Italia. Il tesoretto è amministrato da una fondazione presieduta dagli ex colonnelli di An confuiti nel Pdl, da Altero Matteoli a Maurizio Gasparri fino a Ignazio La Russa. Ma Fli, come erede minore di An, nonostante sia in via di scioglimento rivendica la sua parte.
Insomma, una vicenda intricata, di soldi e di potere: per fare un po' di luce ci vorrebbe un segugio giornalistico, un vero inviato. Perché non affidare questo servizio al nuovo inviato di punta del Secolo, nonchè lobbista di Romeo, Italo Bocchino?

Martedì, 30 Aprile 2013 © RIPRODUZIONE RISERVATA


File multimediali correlati a questo articolo

Italo Bocchino.

4 foto
FOTO

Commenti (3)

Orietta Zeni 07/mag/2013 | 19:19

niente da commentare....solo vergogna per qst persone!!!! Dico solo Emma Bonino vi mostrerà la differenza tra voi, che avete usato la politica partitocratica e le conoscenze x i vs interessi, e lei che usa la sua conoscenza per gli interessi della Politica sì con la P maiuscola !!!!

Canoi 01/mag/2013 | 14:02

Ora basta.
Finché uno è uomo pubblico va bene ma se ritorna privato va lasciato in pace. Se no confermiamo che Maramaldo è nato e vissuto da noi. E non solo, anche l'asino che scalcia il leone morente è aforisma derivato da diffusa pratica tipicamente italiana. L'onore delle armi all'avversario perdente non è pratica di popolo fellone.

giacomofiaschi 30/apr/2013 | 12:12

Una storia come tante, Una vecchia storia.
E così anche Bocchino è sistemato. Non c'è tragedia, in Italia, che non finisca in farsa. Forse è questa una delle ragioni per cui non prendiamo e non prenderemo mai niente sul serio. E ci meravigliamo che all'estero non ci considerano un paese affidabile. Speghetti e mandolino, ecco cosa siamo, altro che eredi del Rinascimento...

Per scrivere un commento è necessario registrarsi ed accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

L’informazione dalla tua città
Invia