L'Aquila, comitati contro Bertolaso: «Non ti vergogni?»

Il candidato: «Roma terremotata, ho il cv». Le associazioni insorgono.

22 Febbraio 2016

(© Ansa)

Nuova bufera su Guido Bertolaso.
«Non me ne vogliano i cittadini dell'Aquila», ha detto il candidato di centrodestra per il Campidoglio a Repubblica Tv, «ma Roma è una città terremotata, bombardata in cui si vive con difficoltà. Chi la ricostituisce? C'è chi fa polemica e chi si è gettato a lavorare. Io ci ho messo la faccia e ho un curriculum, gli altri?».
LA RISPOSTA DEGLI AQUILANI. Sul curriculum dell'ex numero uno della Protezione civile, qualcosa hanno però avuto da ridire i comitati e le associazioni della città che hanno scritto una lettera aperta per mettere in guardia i romani.
«Vorremo cercare di raccontarvi brevemente tutti i danni, le speculazioni e le ingiustizie che ha causato Guido Bertolaso sul nostro territorio: L’Aquila».
A partire dalle «menzogne».
Il 30 marzo 2009, una settimana prima del sisma che alle 3 e 32 del 6 aprile 2009 causò 309 vittime, 1.600 feriti e 80 mila sfollati, Bertolaso organizzò la commissione Grandi Rischi.
«'Un’operazione mediatica', come la definisce lui stesso nelle intercettazioni, con lo scopo di “tranquillizzare la popolazione”», ricordano i comitati aquilani.
IL PROCESSO PER OMICIDIO COLPOSO. «Per effetto di questa “operazione” molte persone sono rimaste serene nelle proprie case la notte del terremoto. Bertolaso è attualmente sotto processo con l’accusa di omicidio colposo plurimo, mentre il suo vice Bernardo De Bernardinis è già stato condannato in via definitiva», continua il j'accuse. «Dopo il terremoto, le menzogne hanno continuato a essere protagoniste: dalla grottesca idea del G8 – che ha avuto il solo merito di blindare la città e far costruire due inutili strade – alla favola “dalle tende alle case”».
Bertolaso, secondo le accuse, da commissario per l'emergenza nominato dal governo Berlusconi, utilizzò «i suoi poteri per ostacolare in tutti i modi la partecipazione e l’autorganizzazione della popolazione, vietando assemblee e volantinaggi nelle tendopoli, trasferendo metà della popolazione in altre città e in altre regioni, e reprimendo ogni tipo di protesta, grazie alla complicità del prefetto e vice commissario Franco Gabrielli», suo successore alla guida del dipartimento e ora prefetto di Roma. 
CENSURA E MILITARIZZAZIONE. «Era vietato discutere del futuro della propria città o paese e fin dalle prime ore dopo il terremoto il territorio è stato completamente militarizzato», scrivono nero su bianco. «Si arrivò anche al paradossale sequestro delle carriole utilizzate per le proteste».
Bertolaso, secondo i comitati, ha poi «contribuito alla devastazione del territorio aquilano, occupando circa 460 ettari fuori città (più dell’estensione del centro storico) e favorendo, grazie alla deroga sugli appalti dovuta all’emergenza, le imprese che hanno costruito tali alloggi a un costo intorno ai 3 mila euro a metro quadro».
Uso di materiale scadente, difettosoo non collaudato, «dal costo gonfiato», per cui «Mauro Dolce, in qualità di responsabile del procedimento di realizzazione del Progetto Case è stato condannato». 
La lettera, che poi è un appello ai romani, si conclude con uina domanda: «Bertolaso, non ti vergogni nemmeno un po'?».

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