L'economista Dosi: «L'Italia può farcela se sta con Tsipras»

Atene non pagherà mai l'enorme debito. Ma il nostro Paese non avrebbe perdite. Il prof Dosi: «I tedeschi sono stupidi e fanatici». Stathakis: «Casse vuote? Falso».

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07 Febbraio 2015

Salviamo la Grecia, salviamo l'Europa.
Oltre 300 economisti e studiosi tra le due sponde dell'Atlantico hanno sottoscritto un appello ai governi Ue per evitare il default di Atene e la lenta agonia dell'intero Vecchio continente.
La lettera è stata pubblicata il 6 febbraio dal giornale di inchiesta francese Mediapart e dice che l'esecutivo ellenico «ha ragione a esigere un annullamento del debito» perché è «insostenibile e non sarà mai rimborsato qualsiasi cosa succeda».
Di conseguenza, non c'è in realtà alcuna perdita per gli Stati europei e per i loro contribuenti.
«SPIEGATE LA REALTÀ AI CITTADINI». «Chiediamo ai creditori di cogliere quest'occasione e di esporre chiaramente e onestamente questi fatti alle popolazioni», scrivono professori statunitensi e tedeschi, danesi e francesi, spagnoli e svizzeri.
«Una politica di minacce, di ultimatum, di ostinazione e di ricatti significherebbe agli occhi di tutti il fallimento morale politico ed economico del progetto europeo».
Tra i firmatari figura anche il direttore dell'istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, Giovanni Dosi, già vice presidente della società degli economisti italiani e condirettore della task force sulla politica industriale della Columbia university dove ha collaborato a lungo con Joseph Stiglitz.
«L'ITALIA VINCE SE VINCE TSIPRAS». A Lettera43.it il professore di Economia politica e commendatore al merito della Repubblica spiega la sua scelta: «Finalmente c'è un Paese nell'Unione che dice che il Re è nudo, che le politiche di austerità sono fallite e che la Grecia non riuscirà mai a ripagare questo debito».
Il problema secondo l'economista non sono i mercati, è la politica. E una cosa per lui è chiara: «L'Italia vince se vince Tsipras».

 

  • Giovanni Dosi.

 

DOMANDA. Perché l'Italia dovrebbe difendere la posizione della Grecia?
RISPOSTA. Perché non siamo in una situazione molto differente, anche se ovviamente siamo solvibili. L'Italia deve puntare su Tsipras e Varoufakis, per se stessa e per l'Europa.
D. Secondo i calcoli di Bloomberg l'Italia è esposta per 40 miliardi, ogni cittadino italiano perderebbe 623 euro.
R. I 600 euro sono assolutamente una sciocchezza. Il nostro contributo al prestito è virtuale. Se i greci non ripagano il prestito, noi scriveremo sul bilancio della Banca d'Italia una perdita. E punto a capo. C'è questa idea che i Paesi siano come una drogheria che se fa un debito deve pagarlo e se non lo paga deve pignorare la motocicletta. L'idea che ci sia un isomorfismo tra Stati e attori di mercato non è reale.
D. Ma Standard & Poor's ha già tagliato il rating ellenico: non c'è un problema di credibilità sul mercato?
R. Il mercato non è unico, è fatto di tanti agenti economici che cercano di guadagnare in base alle loro aspettative su quello che la politica farà. E poi la Grecia attualmente ha un avanzo primario. Se non dovesse pagare gli interessi sul debito, non ha nemmeno bisogno di rivolgersi al mercato.
D. Però le banche elleniche rischierebbero la fuga di capitali e il crollo in Borsa...
R. Se la Bce autorizza la banca centrale greca a stampare euro, come può fare, la cosa non è drammatica per la Grecia. Anzi.
D. La Bce non sembra accondiscendente.
R. Draghi ha fatto quella mossa perché era obbligato da precedenti trattati a farla. Però l'ha fatto secondo me soprattutto per fare la voce grossa e dire ai tedeschi: «Vedi che stiamo facendo qualcosa».
D. E se il board della Bce non l'autorizza?
R. Se non l'autorizza allora diventa inevitabile la loro nazionalizzazione.
D. E cosa succederebbe?
R. Alla fine degli Anni 90 un governo svedese di centrodestra ha nazionalizzato le banche dopo una crisi immobiliare. E non se ne è quasi accorto nessuno. I contribuenti non hanno pagato nessun costo. Naturalmente c'è un costo per gli azionisti e i proprietari perchè si ritroverebbero con una bad bank. Il governo nazionalizzerebbe i depositi e lascerebbe il cerino in mano ai banchieri. La cosa devo dire non mi provoca commozione.
D. Quindi in sostanza la Bce c'entra poco, la partita è tutta nelle mani dei Paesi Ue?
R. Esatto. Il rischio grosso è se si costringe a ripagare le tranche del debito da qui a luglio. Allora si andrebbe verso il default.
D. Quali sono le alternative valide per lei?
R. 
Ci sono varie opzioni: una è la ristrutturazione, cioè una moratoria del debito e un allungamento degli interessi, l'altra è trasformare il debito attuale in perpetuo: un'idea eccellente. Entrambi sarebbero un buon accordo per tutta Europa.
DSignifica che non rimborsano il prestito, ma pagano gli interessi: con questa opzione l'Italia ci guadagnerebbe più di oggi?
R. L'Italia ci guadagna o ci perde se l'Europa fa politiche espansive o no. L'Italia ci guadagna se potesse anche lei trasformare il suo debito in debito perpetuo con interessi legati alla crescita. E anche la Spagna, il Portogallo e la Francia.
D. Il governo Renzi sembra tiepido però.
R. 
È troppo supino alla Germania e alla Commissione europea.
D. Voi dite che bisogna rispettare il voto della Grecia, ma non bisogna rispettare anche il voto tedesco, olandese o finlandese?
R. Guardi, il punto è che la struttura dell'Europa è profondamente non funzionale, l'unica possibilità di sopravvivenza di un'economia comune è avere un bilancio comune, un governo che spende che tassa. Si parla sempre di Fiscal Compact ed è una citazione del Fiscal Compact degli Stati Uniti di inizio 800.
D. Quindi?
R. La prima parte prevedeva regole ferree per il bilancio, ma ce n'era una seconda di cui non si parla mai che diceva che il governo centrale si prendeva carico dei debiti dei diversi Stati.
D. Difficile proporlo ora.
R. 
Naturalmente questo sarebbe l'ideale, certo farebbe sobbalzare sulla sedia la Merkel, ma allora ci sarebbero trasferimenti dalle regioni più ricche a quelle più povere, come avviene in Italia tra Nord e Sud.
D. Nel Sud Italia la politica degli aiuti non ha portato sviluppo, rimane il problema delle riforme.
R. Che bisogna fare le riforme non è in discussione, il problema è di quali riforme parliamo. Se vogliamo licenziare, tagliare il salario agli operai e rendere il mercato del lavoro flessibile perché così l'economia riparte, quella è un'emerita stronzata. Se le riforme vuol dire rendere l'amministrazione pubblica efficiente, combattere l'evasione fiscale, allora sì.
D. Non pensa che firmare un patto sulla lotta all'evasione e la corruzione non dà sicurezza sui risultati?
R. 
O mandiamo i poliziotti tedeschi a fare l'accertamento fiscale, ma non solo in Grecia, anche in Italia, o è necessario un ceto politico serio.
D. E la classe dirigente greca è una delle più corrotte d'Europa.
R.
Infatti con Tsipras la classe dirigente è cambiata. Almeno speriamo. Sembra che Tsipras le voglia far pagare davvero le tasse, non per fare un favore ai tedeschi, ma perché è una cosa giusta e progressiva da fare per i greci.
D. Cosa rischia la Germania?
R. 
Rischia di far esplodere tutto il sistema euro e se esplode anche la Germania starà male con un super marco rivalutatissimo.
DPerché allora continuano su questa linea?
R. 
Me lo sono chiesto tante volte. Un po' pesano gli interessi dell'establishement bancario, ma io credo che ci sia una componente di ottusa stupidità e di fanatismo. Non si dimentichi che i tedeschi lo hanno già fatto a se stessi di infliggersi una cura da cavallo, talmente forte che ha portato al potere Hitler.
D. Non sono gli unici però a insistere per il rigore. 
R. Certo. Questo fanatismo è seguito anche da economisti italiani. E il paradosso è che si sono spostati molto più a destra dei loro colleghi americani con cui hanno studiato. Negli Stati Uniti hanno capito che l'austerity è un fallimento.

Twitter: @GioFaggionato

© RIPRODUZIONE RISERVATA

new zealand 09/feb/2015 | 16 :49

la Grecia è come una piccola Argentina
ci sono stati del mondo in cui i governi spendono senza fine (soprattutto per se stessi), e ogni 10-15 anni falliscono con tutte le conseguenze del caso per la gente comune.L'Argentina è il caso più famoso: li nessuno spera nel buon governo o nella fine della corruzione. A Grecia e Italia questo modello attira molto. In centro-europa invece si cerca il contenimento delle spese puntando su una gestione più occulata della finanza pubblica, che limiti sprechi e corruzione (presenti comunque ovunque). L'ultima volta che la Germania è fallita, al potere è andato Hitler: i cittadini tedeschi non sopportano certi scherzi e a noi conviene tenerlo ben presente. Quanto alle abitudini dei greci in materia di malgoverno, non ne farei un vanto

bracciodiferro 09/feb/2015 | 14 :34

analisi corretta sotto tutti i punti di vista.
condivido appieno l'articolo!!! ma purtroppo i politici italiani ciechi ognoranti e supini ai tedeschi, pensano solo ai lro emolumnenti esorbiatnti. tirare a cmapare fino al 2018 per loro vuol dire incassare soldi e successivamente i vitalizi appunto a vita!!! chi è passato nelle fila del pd(scelta civica) o i traditori ex mov5s, lo hanno fatto solo ed esclusivamente per allungare la legislatura e garantirsi soldi e privilegi. Ma ammesso che sia giusto proseguire la legislatura, non certo con questa politica cieca e al soldo di mafgia, evasione fiscale e speculazione finanziaria. per cui forza Tsipras, ma soprattutto forza onestà e politica lungimirante. Krugman, tra i più esperti economisti a livello mondiale(e non è che io li ami molto gli economisti) è da tempo che dà consigli per giuste politiche e riforme per lo sviluppo. Il Renzi di turno,(finto rottamatore)non fa altro che proseguire sulla stessa strada dove gli altri hanno fallito. Prodi, Berlusconi, Letta, Monti ecc. ecc.ho la nausea!!!

Canoi 07/feb/2015 | 10 :34

Tsipras mette sul tavolo una questione vera, che riguarda anche l'Italia e molti altri (USA!): il debito pubblico non si riuscirà mai a pagare! Chiede delle soluzioni, delle proposte di azione politica praticali. La risposta delle tifoserie, come questa di Dosi, sono per l'appunto da tifosi.

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