Francesca Guinand

MUM AT WORK

La storia è anche donna, facciamola conoscere

È nascosta e quasi inedita. Raccontarla può essere la nostra vera arma di riscatto.

di

|

05 Marzo 2016

Nilde Iotti.

Nilde Iotti.

Da giovane adolescente ribelle non ho mai capito il senso della Festa della donna. E nessuno me l’ha mai raccontato.
L’8 marzo mi è sempre sembrato un giorno concesso, una festa per emarginate della società. E lì ho iniziato a vivere quel bipolarismo che pagano tutte le donne italiane e che, in un’intervista di qualche tempo fa, mi ha spiegato bene Olga Ricci, pseudonimo di una giornalista 30enne che ha subito molestie sul posto di lavoro e che ha avuto il coraggio di raccontarlo.
Il punto è questo: noi 30-40enni siamo quella prima generazione che è cresciuta con l’ipocrisia del “puoi fare tutto quello che vuoi” davanti e “ti devi fare in quattro per dimostrare che puoi davvero farlo” dietro.
IL TETTO DI CRISTALLO ESISTE. Insomma, il fatto che noi valiamo non è assodato, ce lo dobbiamo sudare. Giusto. Ma non tanto quanto i nostri colleghi-competitor uomini. «Noi dobbiamo fare il doppio», mi hanno detto tante mamme-impreditrici, tante professioniste, tante amiche in questi anni.
Smettiamola di pensare che non valiamo e apriamo gli occhi: esiste davvero il “tetto di cristallo”, esistono davvero tante difficoltà in più per le donne - per non dire per le mamme - che vogliono farcela. Non è una scusa, ma una presa di coscienza. Che deve darci quella marcia in più. Perché lavorare vuol dire tanto, ma riuscire a fare quello che vuoi, vuol dire di più.
Ecco, io dopo tanti anni, ho capito che ce la posso fare. E non nel mio piccolo. Ma nel mio grande. E non perché sono un genio, ma perché mi piace il mio lavoro, mi impegno e do il massimo. Ed ecco che la Festa della donna e quel rametto di mimosa hanno, all’improvviso, un senso.
A me non è stato raccontato niente, non ho avuto modelli femminili che mi ispirassero, che mi spronassero. A scuola, a 15-16 anni, sui libri trovavo solo la versione degli uomini. Ma ce ne è anche una delle donne. Non è una “storia in rosa”, ma in rosso, in nero, in giallo, in blu.
IMPARIAMO ANCHE LA STORIA SCRITTA DALLE DONNE. È una storia nascosta e quasi inedita. Un percorso raccontato nella mostra Donne e Lavoro. Un’identità difficile organizzata dal Museo Cervi di Gattanico (Reggio Emilia) da sabato 5 marzo fino al 1 maggio. Del resto questo 2016 è un anno di ricorrenze per noi italiane. L'8 marzo sarà la Giornata Internazionale della Donna, nel 70° Anniversario della Repubblica, della nascita dell’Assemblea Costituente e dell’affermazione del diritto di voto alle donne italiane nel Centenario della Prima Guerra Mondiale. Insomma, quest’anno anche le più ritrose - forse anche le 15enni, se informate - avranno voglia e motivo di festeggiare.  
La mostra ripercorre le difficoltà di fine  Ottocento di intraprendere lavori maschili e gli ostacoli come salari più bassi, status inferiore, minore qualificazione professionale e minore istruzione rispetto agli uomini; passando per il ribaltamento della situazione vissuto durante e dopo la Prima Guerra mondiale, momento in cui le donne hanno dovuto farsi carico sia di bambini e anziani che di uomini colpiti dalla battaglia, fino ai lavori comunemente esercitati dal sesso “forte”.
TANTE CONQUISTE E QUALCHE PASSO FALSO. Queste conquiste furono completamente cancellate dal periodo fascista «che vedeva la donna come fattrice, madre e casalinga». Come la Sophia Loren di Una giornata particolare, per capirci. Poi vennero le associazioni, le riviste. E una Seconda guerra, durante e dopo la quale le donne della Resistenza hanno posto le basi per le conquiste e i cambiamenti futuri. Poi sono arrivati i ruggenti Anni 80, «un momento di involuzione e individualismo», dove sono stati fatti tanti passi indietro.
Al Museo Cervi vediamo come gli ambiti lavorativi femminili sono cambiati.
Da mestieri tradizionali (le mezzadre, le braccianti, le risaiole, le lavandaie, le domestiche, le lavoranti a domicilio, le lavoratrici dell’ago, le operaie) ai lavori di cura (le balie, le levatrici, le infermiere, le crocerossine), alle lavoratrici dello Stato (le tabacchine, le impiegate, le maestre).
Ma come facevano le contadine o le operai di fine Ottocento a “conciliare”? «Sulle spalle delle donne da sempre hanno pesato le faccende domestiche, la cura dei figli, degli anziani, il lavoro nei campi. Mettere insieme casa e lavoro fuori è un nodo ancora oggi non sciolto», racconta a Lettera43.it Paola Varesi dell’Istituto Cervi. «Di giorno nei campi, la sera a rassettare la cucina o ad eseguire lavori di filatura o di confezionamento degli abiti per la famiglia» così si concialiava. Con la fatica e col sudore. Con famiglie allargate e con responsabilità condivise. Si viveva tutti insieme e le generazioni si aiutavano.
Chissà che, scoprendo il passato, la nostra storia, non ci verrà in mente la soluzione per andare avanti. Guardando a esempi come Mirca, nome di battaglia di Paola Polizzi o come Nilde Iotti. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Rouen, Augé: «Vi spiego la trappola simbolica dell'Isis»

Primo attacco a una chiesa. Dopo Charlie, Parigi e Nizza è una svolta simbolica. Augé: «I terroristi non riconoscono l'Europa laica, così ci fanno tornare indietro».

Mediaset, ora Berlusconi teme la scalata di Bolloré

Rottura tra il Biscione e Vivendi. Il Cavaliere sospetta una manovra dei francesi. Che sfrutterebbero la debolezza del titolo. Fermandosi prima della soglia Opa.

Napoli, il 'traditore' Higuain e quel coro ormai da ripudiare

Il Pipita va alla Juve. Napoli cancella il ritornello trash da stadio. Che il bomber cantava sotto la curva. Tornerà Ohi vita ohi vita mia? Storia di una disillusione.

Rouen, moschea salafita accanto alla chiesa

Il terrorista che ha sgozzato padre Hamel si sarebbe radicalizzato in rue Guynemer. La stessa via della parrocchia presa d'assalto. Le prime indagini a Saint-Etienne-du-Rouvray dopo la strage al Bataclan.

prev
next