Lainati: «Io, da 33 anni con Berlusconi, scaricato così...»

Licenziato da Forza Italia con una lettera di Confalonieri: «Ero in dissenso su ddl Boschi e unioni civili».

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04 Febbraio 2016

Giorgio Lainati.

(© Imagoeconomica) Giorgio Lainati.

«Ho lavorato 33 anni per Silvio Berlusconi: 11 come giornalista a Mediaset, 22 all’ufficio stampa del partito e poi da deputato in parlamento. Ho sempre difeso gli interessi dell’azienda e creduto fin dalla prima ora al suo progetto politico. E adesso mi hanno scaricato così».
Parla, anzi si sfoga con Lettera.43.it Giorgio Lainati, deputato azzurro, vice presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, ma soprattutto primo capo ufficio stampa di Forza Italia, ora dato dai rumor di Transatlantico in avvicinamento a Denis Verdini. 
LETTERA DI CONFALONIERI. «Sono stato prima licenziato assieme a tutti gli altri dipendenti del partito, poi Fedele Confalonieri mi ha inviato una lettera nella quale con motivazioni surreali mi spiegava che non potevo più in alcun modo rientrare in azienda».
Lainati è uno che con Berlusconi è cresciuto professionalmente («Iniziai a Canale 5 negli Anni 80 quando si faceva televisione con il sistema della cassetta registrata») e politicamente.
ANEDDOTI DATATI 1994. Tra i tanti aneddoti della sua storia “azzurra” con il Cav, Giorgio ricorda ancora quando incautamente nel 1994 disse a Berlusconi, assediato dalla folla ad Assago, che anche un giornalista argentino chiedeva un’intervista.
Racconta: «Resomi conto che non era il momento mi aspettavo che Berlusconi si irritasse e invece con affetto mi disse ''va bene, ma adesso fammi salutare il mio popolo in Italia''».

In dissenso col gruppo di Forza Italia su ddl Boschi e unioni civili

Renato Brunetta nell'Aula della Camera.

(© Imagoeconomica) Renato Brunetta nell'Aula della Camera.

Lainati, distintosi sempre nel mondo del giornalismo politico che fa capo a Montecitorio per essere più che un portavoce un portasilenzi, e apprezzato anche tra i colleghi deputati per il garbo e il rispetto per tutte le opinioni politiche, rompe gli indugi, pur restando sempre un vero soldato di Silvio.
In Aula già lo ha fatto una volta, astenendosi sul disegno di legge Boschi per la riforma costituzionale, in dissenso con la decisione di Fi di votare contro.
Ora si prepara anche a votare a favore delle Unioni civili.
«PERCHÉ AL FAMILY DAY?». Non ha capito la scelta del capogruppo azzurro Renato Brunetta di partecipare a Roma sabato 27 gennaio al Family day: «Che ci faceva proprio un laico e un socialista come lui?», si chiede Lainati.
Che ora confida a Lettera43.it: «Deciderò tra una settimana o un paio se restare o andare altrove».
Il deputato-giornalista, fedelissimo di Sivio certamente ma anche apprezzato per il suo impegno legislativo a difesa dei giornalisti di qualsiasi testata coinvolti nelle crisi dell’editoria, preannuncia il suo addio con modalità del tutto diverse da quelle del suo amico Paolo Bonaiuti.
BONAIUTI VIA SENZA FIATARE. L’ex potente portavoce di Silvio, traslocato nel Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, se ne andò senza proferir verbo, dalla sera alla mattina.
Secondo una leggenda la goccia che fece traboccare il vaso furono i contrasti con il cosiddetto ''cerchio magico'' di Berlusconi, che gli avrebbe fatto trovare una mattina gli scatoloni nel cortile di Palazzo Grazioli con le sue cose.

Corteggiato prima da Fitto e poi da Verdini

Raffaele Fitto e Denis Verdini.

Raffaele Fitto e Denis Verdini.

Lainati, invece, decide di attaccare e denunciare in pieno Transatlantico la sua delusione.
Sottolinea con sarcasmo: «E pensare che il geometra Adriano Galliani mi disse ''per lei dottor Lainati le porte dell'azienda saranno sempre aperte''».
Dopo 22 anni di parlamento e con Forza Italia messa male nei sondaggi, è tra quelli che rischiano seriamente di restar fuori.
Ha 57 anni «e a 59 o anche prima io farò l’esodato».
Con Berlusconi ha parlato per l’ultima volta a ottobre 2015.
«NON POSSO TORNARE». Rassicurazioni, poi la lettera di Confalonieri che l’ha lasciato basito: «Mi è stato detto che non posso tornare in azienda perché poi il sindacato potrebbe protestare. Questo a uno come me, uno dei giornalisti pionieri di Mediaset. Ma andiamo...».
UNA FIRMA DI PARLAMENTO IN. Lainati era una delle firme di punta di Parlamento in, la prima e molto seguita tribuna politica di Canale 5.
Corteggiatissimo prima dai Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto e ora da Ala (Alleanza liberal-popolare per le Autonomie) di Denis Verdini, il vice presidente della Commissione di Vigilanza Rai però nutre anche seri dubbi politici: «Non credo a un centrodestra a esclusiva trazione leghista. Berlusconi non può rischiare così di oscurare i  suoi meriti storici: quello innanzitutto di aver dato voce al popolo moderato e liberale».  

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