DOPO IL VOTO

Conti, la sfida di Washington

La prima prova di Obama è risollevare l'economia. Ma il presidente è atteso anche da altri temi
caldi, come disoccupazione e immigrazione. Ma Fitch e Moody's 'minacciano' il downgrade Usa.

07 Novembre 2012

Barack Obama ha ottenuto la sua seconda possibilità. Con il successo elettorale del 6 novembre contro il repubblicano Mitt Romney, il democratico può proseguire quanto iniziato nel 2008.
E le sfide che lo attendono dopo aver pronunciato il discorso della vittoria, non sono poche. E non sono facili.
CONGRESSO SPACCATO A METÀ. Anche perché, Obama si ritrova un Congresso spaccato: il Senato è dei democratici, mentre la Camera è restata ai repubblicani. E questo potrebbe complicare il processo di rinnovamento da lui voluto: i rappresentanti del Grand old party possono, infatti, bloccare molte proposte del presidente, come già accaduto in passato, per esempio, con la riforma dell'immigrazione e la lotta alle emissioni.

Fiscal cliff, immigrazione e lavoro

Sul fronte interno Obama deve affrontare il 'fiscal cliff' che vale 600 miliardi di dollari. Il taglio degli sgravi fiscali e l'aumento delle tasse che scatta automaticamente il 1 gennaio 2013 senza un accordo bipartisan; un termine che potrebbe far naufragare i suoi sforzi per risollevare l'economia e il debito, arrivato a 16.235 miliardi di dollari.
Ma un altro nodo da sciogliere, poi, è quello del lavoro: Obama è il primo presidente Usa rieletto con un tasso di disoccupazione che si aggira intorno all'8%.
IL PROBLEMA DELLA DISOCCUPAZIONE. In quattro anni il democratico non è riuscito a risolvere il problema. E anche se a pochi giorni dalle elezioni è riuscito a creare 171 mila posti di lavoro a fronte dei 125 mila previsti, la scommessa resta aperta.
La priorità, infatti è quella di mantenere l'occupazione su buoni livelli ed essere in grado di crearne di nuova. Cosa non semplice in un quadro economico globale che fatica a riprendere ritmo. Non a caso Alan Krueger, presidente del Council of eonomic advisers della Casa Bianca ha detto: «Sul fronte lavoro resta ancora molto lavoro da fare», ammettendo però che gli ultimi dati erano «un'ulteriore prova del fatto che l'economia continua a guarire dalle ferite inflitte dalla peggiore crisi dai tempi della Grande depressione».
LA RIFORMA DELL'IMMIGRAZIONE. Altro tema caldo è quello dell'immigrazione. Argomento già affrontato da Obama durante il suo primo mandato, ma bloccato dalle resistenze del Gop. Il Partito democratico fa riferimento alla 'Dream act', che consente ai bambini di genitori immigrati senza documenti regolari di acquisire uno status legale se vanno al college o entrano nell'esercito. E vuole stoppare la legge anti-clandestini dell'Arizona, bloccata in parte dalla Corte suprema, che permette di controllare un passante solo sulla base del suo viso o del suo accento straniero.

Via dall'Afghanistan e uso dei droni in Pakistan

Resta la politica estera. Nel 2008 Obama ha imposto il ritiro delle truppe Usa dall'Afghanistan dopo la guerra iniziata dal suo predecessore Bush. Se avesse vinto Romney, il democratico non avrebbe visto realizzarsi il suo piano che si conclude nel 2014, dopo il ritiro già effettuato dall'Iraq. Obama può quindi attendere la realizzazione del suo progetto, ma è probabile che in Medio Oriente debbano rimanere più soldati del previsto.
In Pakistan il presidente intende proseguire l'uso massiccio dei droni, anche se questa decisione è probabile che non aiuti il rapporto tra i due Paesi. Tuttavia la posizione premia Obama nella relazione con l'India, in eterna tensione con il vicino Pakistan.
IN IRAN IPOTESI DELL'INTERVENTO. In Medio Oriente c'è anche il nodo Iran. Il democratico finora ha scelto la via del dialogo, anche se poi ha ceduto agli attacchi indiretti utilizzando il virus informatico Stuxnet.
Nei prossimi quattro anni, però, non è escluso che possa appoggiare un intervento armato. In questo modo potrebbe riconquistare la fiducia di Israele, considerato da Obama un alleato fedele, anche se il presidente Usa non ha sempre sostenuto le tesi del primo ministro Benjamin Netanyahu.
RAPPORTI TESI CON LA CINA. Per quanto riguarda la delicata questione siriana, Obama non intende imporre la no fly zone e neppure l'intervento armato nel territorio. Ora è chiamato a sostenere la sua posizione, anche se gli sviluppi della guerra a Damasco rendono difficile il ruolo del democratico.
Occhi puntati anche sulla Cina, che l'8 novembre è destinata a svoltare con il nuovo Politburo. Per Obama, Pechino è stato considerato un avversario, soprattutto sui temi economici e sui diritti umani.
APPOGGIO ALL'EUROPA. Sulla crisi dell'Ue, Obama è intervenuto più volte in prima persona e ha sostenuto le posizioni del premier Mario Monti e del presidente francese François Hollande che si sono opposti all'intransigenza della cancelliera tedesca Angela Merkel. E su questa linea proseguirà anche nel secondo mandato alla Casa Bianca.

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