Libia, i jihadisti alla conquista di Tripoli

Origini e ascesa degli islamisti corteggiati dall'Is.

di

|

26 Agosto 2014

Le milizie islamiste festeggiano la presa dell'aeroporto di Tripoli.

(© Getty Images) Le milizie islamiste festeggiano la presa dell'aeroporto di Tripoli.

Dopo l'emirato di Derna e di Bengasi, ecco arrivare quello di Tripoli.
Da oltre un anno l'imbarbarimento della situazione in Libia viene descritto inseguendo le cronache di fatti sempre più allarmanti.
Le foto degli avvenimenti in tempo reale sono ormai una rarità, come le testimonianze sul posto, da quando le ambasciate straniere hanno iniziato a ritirare il personale diplomatico, invitando i connazionali al rimpatrio.
Con le tragedie a metà strada con Lampedusa e gli impianti petroliferi dell'Eni, la Libia è vicina all'Italia molto più della Siria e dell'Iraq.
JIHADISTI A TRIPOLI. Ma persino Baghdad e Damasco sono diventate (di poco) più accessibili di Bengasi e Tripoli, dove, tra il 23 e il 24 agosto, la corazzata nutrita e bene armata di islamisti che controlla Misurata e i porti della Cirenaica ha preso anche l'aeroporto internazionale e i palazzi di potere della capitale.
L'annuncio degli ex ribelli è stato diffuso dal network saudita al Arabiya: una notizia, di conseguenza, da prendere con le molle, ma che, dai drammatici sviluppi, appare veritiera.
E siccome la scena è stata già vista, da fuori il precipitare degli eventi sembra avere un copione prestabilito: presto il parlamento (Congresso nazionale), riportato nella capitale dopo l'Aventino di Tobruk, potrebbe cadere in mano agli affiliati libici jihadisti dell'Is dell'Iraq e del Levante.
L'ALTERNATIVA DEL RAÍS. Alle legislative di giugno ha vinto la Coalizione dei liberali (50 seggi contro i 30 degli islamisti). Ma le milizie fondamentaliste che, con assalti e attentati, controllavano il Congresso, reclamano pieno diritto di comando. La guerra scavalca ormai la volontà popolare.
Tant'è che, in Libia, l'unica alternativa al Califfato islamico è l'endorsement di laici e liberali al vecchio amico-nemico di Muammar Gheddafi, Khalifa Hifter, il generale che per difendere lo scalo di Tripoli bombarda i jihadisti con pezzi dell'aviazione regolare, affluiti nelle sue milizie. Un raìs in salsa egiziana contro lo spettro del Califfato.

Dalla repressione di Gheddafi alla rinascita

Muammar Gheddafi, morto il 20 ototbre 2011.

Muammar Gheddafi, morto il 20 ototbre 2011.

Ma allora che ruolo ha, in Libia, l'Arabia Saudita, accusata di sfornare jihadisti (salafiti e qaedisti) e del colpo di Stato militare del Cairo? Può stare contemporaneamente con gli islamisti e, contemporaneamente e i loro nemici? O è piuttosto il Qatar l'artefice del nascente Califfato di Tripoli?
La storia dell'estremismo islamico sunnita, represso duramente nei 40 anni di dittatura di Gheddafi, è un percorso fluido e tortuoso, che, da decenni, intreccia il mosaico di alleanze e rivalità interne al mutare delle organizzazioni nei vicini Paesi arabi.
NEL 1995 LA FONDAZIONE DEL LIFG. Come per al Qaeda e varie sigle di estremisti iracheni, le origini dei mujaheddin libici risalgono ai campi di addestramento degli Anni 70 in Afghanistan, finanziati dagli Usa e dai petrodollari sauditi in funzione anti-sovietica.
Il Gruppo di combattenti islamici per la Libia (Lifg) - riemerso per la guerra del 2011 e confluito poi nel cartello delle Forze di protezione per la Libia degli islamisti e dei federalisti - fu fondato nel 1995 da reduci delle battaglie di Kabul, con lo scopo di creare un emirato islamico.
Veterani qaedisti come Abu Laith al Libi e Abu Yahya al Libi, uccisi in strike mirati di droni Usa, erano sospettati di essere terroristi di punta del Lifg, che ufficialmente ha sempre rifiutato l'etichetta di affiliato alla rete del terrore di Osama bin Laden.
LA RIABILITAZIONE DEI COMBATTENTI ISLAMICI. Tre anni fa fu proprio il leader dell'organizzazione dichiarata terroristica dall'Onu Abdelhakim Belhadj (vittima di extraordinary rendition) a guidare l'offensiva su Tripoli che, nell'immediato dopoguerra, gli avrebbe fruttato il titolo di comandante militare della capitale.
Il Lifg ascese nel Consiglio nazionale di transizione (Cnt) e, nell'ottica di pacificazione nazionale, venne legalizzato come forza politica di radicali islamici, nonostante un suo esponente di punta, il capo delle milizie armate Abd al Muhsin al Libi, sia tuttora considerato dagli Usa un qaedista.

Dal Consiglio di transizione alla nuova jihad con l'Is: la deriva islamista

Combattenti del califfato islamico.

(© Getty Images) Combattenti del califfato islamico.

Nell'escalation libica del 2014 tra islamisti e cosiddetti laici, l'alleanza delle Forze di protezione si è smembrata in fazioni rivali.
Ma la maggioranza dei suoi gruppi (finanziati dal governo prima di venire bollati come «terroristi») sarebbe comunque passata tra le file dei combattenti di Misurata e dei radicali islamici dell'Est del Paese che, conquistata la Cirenaica, hanno puntato su Tripoli.
Parte dell'ex cartello paramilitare è infatti nel Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi. Mentre, a Ovest, l'ultimo degli al Libi (alias Ibrahim Ali Abu Bakr) dal 2013 si è ritagliato un fortino nell'ex base di Camp 27, a 27 chilometri da Tripoli, guidando l'attacco di un gruppo di salafiti che per molti è già un covo di al Qaeda.
IL SUPPORTO DELLE BRIGATE DI MISURATA. Da mesi, frange degli islamisti del Lifg sono impegnate anche nella battaglia per il controllo dell'aeroporto internazionale di Tripoli, al fianco delle brigate di Misurata. È in questo humus storico che va letta la straordinaria espansione, dalla caduta di Gheddafi, dei “nuovi” jihadisti di Ansar al Sharia.
Fondata durante la guerra del 2011, l'organizzazione salafita che, nel luglio scorso, ha proclamato «l'emirato islamico di Bengasi», capitanando l'offensiva contro Haftar, richiama migliaia di giovani combattenti.
I nuovi mujaheddin arrivano anche dai Paesi limitrofi del Nord Africa, in un corridoio che, dalla Libia, attraversa l'Egitto, fino alla Siria e all'Iraq. Per l'ex miliziano del Lifg Noman Benotman, dietro alla targa di Ansar al Sharia e al suo leader Sheikh Muhammad al Zahawi si nasconderebbe - né più né meno che come per l'Is - una «coalizione armorfa di gruppi islamisti e salafiti».
LA MANO TESA DELLO STATO ISLAMICO. Vecchi e aspiranti qaedisti confluiscono, insomma, nell'ultima internazionale del terrore, della quale anche i finanziatori sembrano aver perso il controllo.
Sull'attacco islamista che, l'11 settembre 2012, uccise nel Consolato di Bengasi l'allora ambasciatore americano Christopher Stevens non si è mai fatta piena luce. Ma gli emirati di Libia sono tutt'altro che periferici. Da decenni, la Cirenaica è un cuore pulsante del terrorismo islamico.
L'Is, sulle orme di al Qaeda, corteggia Ansar al Sharia, in vista di un'alleanza: secondo un'indagine del Terrorism Research and Analysis Consortium (Trac), i jihadisti di Iraq e Siria hanno già inviato loro combattenti di origini libiche, di rinforzo, in difesa dell'emirato di Bengasi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 26/ago/2014 | 09 :17

Intanto dobbiamo mandare sentitissimi ringraziamenti alla Francia e al geniale Sarkozy (quello che stando ai giornali francesi ha fatto uccidere Gheddafi per cancellare il prestito per la campagna elettorale, e poi dicono shoah!). Poi con o senza ONU, con l'Egitto e la Turchia dobbiamo mandare un corpo di spedizione peacekeeping. E' una necessità per noi e per tutto il mediterraneo.

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Rouen, Augé: «Vi spiego la trappola …

Primo attacco a una chiesa. Dopo Charlie, Parigi e Nizza è una svolta simbolica. Augé: «I terroristi non riconoscono l'Europa laica, così ci fanno tornare indietro».

Rai, perché i maxi stipendi non sono l'unico problema

Paghe d'oro? Odiose. Ma Viale Mazzini ha anche altri sprechi. Come i 14 canali. Contro i 6 della Bbc. O la lottizzazione. Il prof Doglio: «Mammut senza identità».

prev
next