Libia, NY Times: «Obama apre nuovo fronte contro l'Isis»

Un editoriale del quotidiano americano denuncia: «Escalation decisa senza passare dal Congresso». Allo studio raid aerei e incursioni delle forze speciali.

26 Gennaio 2016

Il presidente americano Barack Obama.

Il presidente americano Barack Obama.

L'amministrazione Obama intende aprire in Libia il terzo fronte della guerra all'Isis, insieme a Regno Unito, Francia e Italia.
A scriverlo è il New York Times in un editoriale pubblicato martedì 26 gennaio, in cui spiega che il Pentagono ha già intensificato la raccolta di informazioni d'intelligence che serviranno ad avviare, nelle prossime settimane, «una campagna militare che dovrebbe comprendere bombardamenti aerei e raid delle forze speciali americane».
TIMES PREOCCUPATO DA UNA GUERRA REGIONALE.  Il quotidiano americano denuncia così l'avvio di una «significativa escalation» militare senza passare per un dibattito al Congresso. E mette in evidenza quelli che definisce i rischi di una nuova campagna in Libia. L'intervento non può non destare preoccupazione, scrive il quotidiano, visto che «rappresenterebbe un'importante progressione di una guerra che potrebbe facilmente allargarsi ad altri Paesi della regione».
IL PIANO: RAID PER ISOLARE L'ISIS IN LIBIA. Il New York Times spiega quindi come lo scopo primario della campagna sia quello di creare con i raid aerei una barriera tra i combattenti dell'Isis in Libia e i simpatizzanti ovunque in Nord Africa e nell'Africa subsahariana. I vertici militari Usa, tuttavia, starebbero ancora valutando se questo obbiettivo sia raggiungibile: «Anche se il Pentagono e i suoi alleati riusciranno a bombardare con successo, non c'è certezza sulla presenza di una forza di terra affidabile, in grado di controllare le zone liberate», scrive il Times. E ci sono buone ragioni di credere «che i raid aerei creeranno alla fine la tentazione di dispiegare truppe di terra per raccogliere dati di intelligence e fornire supporto tecnico alle forze ribelli, come avviene in Iraq e Siria».
IL RUOLO ITALIANO. Per quanto riguarda il ruolo che l'Italia si appresta a giocare, fonti di Palazzo Chigi hanno confermato le anticipazioni di Lettera43.it. Ogni azione militare è comunque subordinata ad una richiesta esplicita d'intervento da parte del governo libico.
La squadra presentata dal premier Fayez al Sarraj, però, lunedì 25 gennaio non ha ottenuto la fiducia dal parlamento di Tobruk. Il premier designato ha adesso una settimana di tempo per fare un secondo tentativo.
SCONTRO TRA LE ANIME LIBICHE PER IL CONTROLLO DELL'ESERCITO. Lo scontro, tra Tripoli e Tobruk, non si concentra tanto sui profili dei ministri, quanto su chi avrà il controllo dell'esercito. La Camera dei rappresentati di Tobruk ha infatti 'congelato' la decisione sull'articolo 8 dell'accordo politico raggiunto in Marocco a dicembre 2015, quello che attribuisce al Consiglio di presidenza guidato da Sarraj le funzioni di Comandante supremo dell'esercito libico. Al momento, al comando delle forze armate, c'è il generale Khalifa Haftar è finora Comandante generale. La sospensione è stata approvata da 97 voti su 104, segno che la stragrande maggioranza del parlamento è in sostanza con Haftar, o comunque ritiene che un accomodamento con l'ingombrate generale sia inevitabile nonostante la fazione filoislamica al potere a Tripoli lo consideri un criminale di guerra.
INTANTO L'ISIS SI RAFFORZA. Intanto l'Isis in Libia continua a rafforzarsi, tanto da attrarre anche i combattenti qaedisti. Lo scopo sarebbe quello di spartirsi il territorio in vista di un attacco a Tripoli, che peraltro è in stato di mobilitazione generale. Con i suoi 3.500 uomini, lo Stato islamico ha già sotto controllo il porto di Sirte, che i miliziani sono pronti a difendere dagli attacchi, e ha attaccato i pozzi di petrolio di Ras Lanuf e al Sidra. Il prossimo obiettivo sono i giacimenti di Sabratha, nei pressi di Tripoli, sede del grande impianto di Mellitah cogestito dall’Eni.

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